L'attitudine riot di Francesca Michielin

L'intervista alla cantautrice, da stellina del pop a riot girl: "Ho una carriera decennale alle spalle, ho spaziato dal rock alla techno, composto colonne sonore, vinto premi. E faccio pure attivismo: se fossi un uomo, direste che sono sottovalutato?".
L'attitudine riot di Francesca Michielin
Credits: Roberto Graziano Moro

Arriva un momento, durante l'intervista, in cui il volto di Francesca Michielin di fronte alla webcam si fa contratto e contrariato. Succede quando gli chiedi: "Ma non ti senti un po' sottovalutata?". Il suo primo podcast, "Maschiacci", lanciato lo scorso 25 febbraio nel giorno del suo 26esimo compleanno, comincia con questa domanda: "Un uomo che scrive le sue canzoni è per tutti un cantautore. Mentre una donna che scrive le sue canzoni per tutti è solo una cantante: perché?". Appunto: perché? In sottofondo, a rimarcare l'irritazione della cantautrice veneta, ci sono le schitarrate di "Stato di natura", il pezzo crossover in stile Rage Against the Machine che ha inciso con i Maneskin: "Rivendichiamo per il corpo la libertà / ma critichiamo una ragazza che si veste come le va / c'insegnan che la donna è madre, una pin up che guida male / ma il navigatore ha quella voce là / dell'immagine servile con cui ci avete dipinte / con il fatto di sentirci obbligate se respinte / usate il nostro seno ovunque, una cosa normale / ma se allattiamo in pubblico 'non si fa, è immorale'". Il brano è il manifesto del suo ultimo album, "Feat", uscito l'anno scorso e tornato nei negozi il 5 marzo in concomitanza con la partecipazione della cantautrice al Festival di Sanremo 2021 in coppia con Fedez con "Chiamami per nome": dati per favoriti dai pronostici alla vigilia, alla fine si sono classificati secondi proprio dietro alla band romana. Oltre al duetto con il rapper, del repack fanno parte anche quelli con Vasco Brondi ("Cattive stelle"), Mecna ("Se fossi") e Colapesce ("Pole position"), che sono andati ad aggiungersi al lunghissimo elenco iniziale degli ospiti, da Max Gazzè a Fred De Palma, da Shiva ai Coma Cose, da Elisa a Giorgio Poi. "Le realtà musicali si stanno frizionando: io, per dire, non so più cosa sia l'indie oggi. Forse è proprio Giovanni Truppi, di cui porto la maglia", dice lei.

Intanto: com'è stato tornare in gara a Sanremo cinque anni dopo "Nessun grado di separazione"?
"Strano.

All'epoca avevo 20 anni, praticamente l'età che hanno i Maneskin oggi. Quello era un Sanremo diversissimo da questo: c'era un'altra concezione della musica".

Cioè?
"Quest'anno c'è stata un'apertura maggiore alla musica che gira fuori da Sanremo. Il cast rispecchiava di più il panorama discografico e la sua diversità. Mi ricordo che nel 2016 tutti mi dicevano: 'Il tuo è il pezzo più moderno'. E io pensavo: 'Ma è di una classicità disarmante...'. Non mi sembrava una canzone così d'avanguardia. La sfida che affrontai fu quella di presentarmi con un pezzo che mi rappresentasse e che al tempo stesso fosse sanremese, ma a modo mio. Arrivavo da un percorso di soli singoli, una cosa innovativa per l'epoca: dopo 'Magnifico' avevo pubblicato 'L'amore esiste', 'Battito di ciglia' e 'Lontano', canzoni abbastanza 'prog' per il pop dell'epoca. Pensai: 'Voglio riuscire a mantenere quel sound, ma con una scrittura più larga'".

Oggi faresti una scelta diversa?
"Difficile portare nel 2016 in gara a Sanremo un pezzo come 'Battito di ciglia'. Magari oggi ci proverei. Ma quelli erano altri tempi proprio per la musica".

Detto da te, tra gli under 30 in gara quest'anno, fa un certo effetto. Ma non trovi che anche il cast del 2016 fosse la fotografia di quella che era la musica italiana in quel momento? In gara tra i big c'erano il vincitore di "X Factor" Lorenzo Fragola, Clementino, Annalisa, Alessio Bernabei solista dopo i Dear Jack, che invece gareggiavano con un altro cantante, Giovanni Caccamo e Deborah Iurato, anche lei reduce da "Amici".
"Però 'Mainstream' di Calcutta era uscito già da qualche mese".


Che vuol dire? Calcutta non era ancora il fenomeno pop che sarebbe diventato nei mesi successivi.
"Voglio dire che se 'Mainstream' fosse uscito nel 2020, quest'anno Calcutta a Sanremo ci sarebbe stato, secondo me. In passato, forse, c'erano più paletti e preconcetti. Madame il suo disco d'esordio lo sta pubblicando ora, ad esempio. Amadeus ha fatto un lavoro prezioso di ascolto".

Secondo te lo stop forzato ha avuto un ruolo nella composizione di questo cast? Se i club fossero rimasti aperti, artisti come - tra gli altri - i Coma Cose, La Rappresentante di Lista o Colapesce e Dimartino, che hanno un'intensa attività live alle spalle, avrebbero comunque accettato di partecipare a Sanremo?

"È un ragionamento. Penso che avevamo tutti bisogno di musica, in generale. Tutti fanno musica e la vogliono far bene, farla conoscere al grande pubblico, a partire da chi, come La Rappresentante di Lista o Colapesce e Dimartino, aspettava da tempo la consacrazione. Ora mia nonna conosce anche loro, oltre a Orietta Berti ( ride )".

Ha fatto una certa impressione in tv vedere te incoraggiare Fedez: soprattutto la prima sera sul palco sembrava terrorizzato, lui che in passato si è esibito anche a San Siro. Possibile che Sanremo giochi scherzetti del genere?
"Viviamo in un paese in cui si confonde la spontaneità con la preparazione". 

Spiegati meglio.
"Se sei preparato, non sei spontaneo. C'è questa cosa un po' alla Boris, a cazzo di cane , anche nella vita vera. E invece non è così. Prima di arrivare sul palco bisogna prepararsi molto. Io e Federico abbiamo studiato il pezzo, siamo andati dallo stesso insegnante di canto, ci siamo supportati a vicenda. Il fatto è che quel palco ha un'energia pazzesca e ognuno trasmette la propria emotività in maniera diversa". 

Hai compiuto 26 anni pochi giorni prima di partire per Sanremo: hai capito cosa vuoi fare da grande? 
"Questo Festival è stato una sorta di 'la', un diapason, dopo un anno di inattività. È stato un modo per raccontare una crescita di palco, di contenuti, di testi. Quando inizi a fare questo lavoro a 16 anni, tutti pensano che sei una ragazzina per almeno altri cinque o sei anni. Invece è importante manifestare sempre il proprio racconto, l'evoluzione".

E la tua, di evoluzione, oggi in cosa consiste?
"La racconta il mio ultimo disco, 'Feat'. Contiene tutte le mie nature. Ho voluto sperimentare al massimo. Lo confermano anche i quattro pezzi inclusi nella nuova versione, 'Fuori dagli spazi', quelli con Fedez, Vasco Brondi, Mecna e Colapesce: sono evoluzioni di mie nature precedenti. Ho invitato i colleghi a dare una loro prospettiva, perché questo è un progetto di continuo confronto con l'altro. Poi ho scritto anche altre canzoni: le sto coltivando, ma in questa fase della mia carriera non mi sentivo ancora pronta per un disco tutto mio". 

Ora che succede?
"Adesso continuerò a fare quello che ho sempre fatto. Intanto suonare, perché la mia dimensione preferita è quella. E poi porterò avanti i miei progetti. Ho iniziato a scrivere anche per altri".

È una novità?
"In realtà iniziai scrivendo proprio per Fedez, nel 2012: 'Cigno nero' fu il mio primo pezzo. Alla fine la registrammo insieme, ma inizialmente avrebbe dovuto cantarlo solamente lui".

Quella fu peraltro la canzone che ti aiutò ad uscire dalla crisi post-"X Factor": "Distratto" fu un successo, ma il primo disco, "Riflessi di me", non brillò particolarmente nelle vendite. Di quel periodo cosa ricordi?
"Dissi tanti 'no'. E feci una scelta non scontata: tornai al liceo. Io sono sempre stata una con i piedi per terra: non avrei mai mollato la scuola per fare un salto nel vuoto. C'è da dire, poi, che l'album uscì nove mesi dopo 'X Factor', una scelta in controtendenza. E tra 'Cigno nero' e il disco successivo lavorai in teatro con Battiato e Alice a 'La ragazza con l'orecchino di perla'. Mica robetta".


Quando hai effettivamente iniziato a scrivere come autrice, invece?
"Da un paio d'anni. Ma non posso parlarne perché i progetti che dovevano uscire alla fine non sono ancora usciti, tra una cosa e l'altra. A me piace stare in studio e scrivere a prescindere da tutto".

Dopo un disco come "Feat" cosa bisogna aspettarsi?
"Non lo so nemmeno io. Lo dirà il tempo. In testa ho idee nitide. '2640' era un disco personale, intimo. Con 'Feat' ho inciso una sorta di divertissement. Dal pop al rock, passando per il jazz e l'elettronica: faccio qualsiasi cosa. Ogni disco è figlio del suo tempo".

Fai un video - quello di "Chiamami per nome" - in cui parli della crisi dello spettacolo e dei suoi lavoratori. Pubblichi un podcast, "Maschiacci", sul femminismo e lo fai intervistando ragazze che come te lottano contro gli stereotipi di genere. In una canzone, "Stato di natura", parli del machismo. Sei una cantautrice, ma il più delle volte vieni considerata una cantante. Non ti senti un po' sottovalutata?
"La giro al maschile, questa domanda: se io fossi un cantautore, un musicista, direste che nel mio percorso sono stata sottovalutata?".

Lo si può dire di tanti tuoi colleghi maschi.
"Se io in questo momento mi chiamassi Francesco Michielin, tutti direbbero che la mia è stata una carriera incredibile, finora".

Sicura?
"Sì. Perché arrivare a 26 anni con una carriera di dieci alle spalle, aver venduto un milione e mezzo di copie, aver fatto concerti sempre diversi, una volta classici, una volta pop, una volta techno, aver fatto quattro dischi tutti diversi tra loro, composto una colonna sonora jazz, aver collezionato non poche collaborazioni, aver avuto anche riconoscimenti internazionali, aver partecipato a due festival di Sanremo arrivando in entrambi i casi sul podio, facendo anche un po' l'attivista; ecco, secondo me tutto questo è una figata".

Lo è, infatti. La domanda, però, era un'altra.
"Secondo me le donne sono sottovalutate tantissimo, in questo paese. È una questione culturale. La mia è la generazione che si trova in mezzo e che lotta per cambiare le cose: è uno sporco lavoro, ma qualcuno lo deve pur fare".

E quindi la risposta alla domanda qual è?
"Penso di essere stata molto fortunata nel mio percorso, perché ho avuto un sacco di opportunità".
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!
Scheda artista Tour&Concerti
La fotografia dell'articolo è pubblicata non integralmente. Link all'immagine originale

© 2021 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.