Caravan, mezzo secolo di suoni grigi e rosa

"In the land of grey and pink" compie cinquant'anni. Ne scrive per Rockol Lelio Camilleri
Caravan, mezzo secolo di suoni grigi e rosa

“Standing in a golf course dressed in PVC” (Nel mezzo di un campo da golf vestito in PVC). 

Un immaginario fan che avesse acquistato "In the land of grey and pink" nel giorno della sua uscita, 8 aprile 1971, ascoltando il primo brano sarebbe stato colpito, dopo un breve incipit al trombone, da questo verso surreale. L’inizio di un viaggio musicale che lo avrebbe portato dentro la musica del disco più importante dei Caravan.  Se fosse stato un acquirente occasionale, però, la prima domanda sarebbe stata: da dove provengono i Caravan?


I Caravan sono, insieme ai Soft Machine, uno dei maggiori gruppi della  cosiddetta scena o scuola di Canterbury; si potrebbe azzardare che sia l’unico vero gruppo canterburiano, dato che i Soft Machine si sono formati a Londra. In ogni caso, questi due gruppi condividono la loro origine dal gruppo dei Wilde Flowers, tipica band giovanile di quegli anni, che a un certo punto si scinde e genera le due formazioni. Come ha detto molto bene Robert Wyatt, “E’ stata come una scissione dell’ameba. Alcuni diventarono i Soft Machine e i rimanenti l’altro gruppo!” - cioè i Caravan. I Wilde Flower, oltre ad eseguire pezzi loro, hanno un vasto repertorio, dai Beatles al soul, che in qualche modo influenzerà i due gruppi. Pye (Julian) Hastings (chitarra e voce), Richard Coughlan (batteria) e i due cugini Dave (tastiere) e Richard Sinclair (basso e voce) diventano la formazione base dei Caravan per i primi tre album, con l’aggiunta preziosa e indispensabile del “quinto membro”, Jimmy Hastings, fratello di Pye, al flauto e ai sassofoni. 


Prima di "In the land of grey and pink", i Caravan hanno all’attivo due album che, seppur in modo ancora non definito, delineano la fisionomia musicale del gruppo, basata su una “carovana di idee musicali”. Uno stile che impiega sia il formato della canzone classica sia la suite articolata, bilancia composizione e improvvisazione, miscela influenze diverse, dal rock al jazz, dal folk al pop, tutto in una cornice tipicamente inglese. Si può dire che i Caravan non siano un gruppo metropolitano, ma una band le cui radici sono profondamente ancorate nella provincia inglese. 


Infatti, sebbene l’organo, con il timbro leggermente distorto, sia un elemento caratterizzante del sound dei Caravan nei primi tre album, a questo si aggiungono le voci di Pye Hastings e Richard Sinclair, con il loro accento tipicamente inglese  e un  timbro e un registro differenti fra loro: calda e corposa quella di Sinclair, più “di testa” e sottile quella di Hastings,
Il secondo album, "If I could do it all over again, I'd do it all over you" (1970), rappresenta un notevole passo avanti rispetto all'album di esordio, "Caravan", (1968), che comunque conteneva brani di sicuro interesse, ma  con uno stile ancora acerbo e discontinuo. "In the land of grey and pink" sancisce il pieno sviluppo delle idee musicali del gruppo e il loro consolidamento.

Come mi ha riferito Hastings, una volta composti e registrati dei brani i Caravan passavano direttamente, e - cosa importante - individualmente, alla creazione di nuovi brani. Brani che ciascun componente sottoponeva al gruppo per idee e arrangiamenti, che venivano accettati purché non stravolgessero la natura del pezzo, con la regola che l’autore avesse l’ultima parola per la sua forma definitiva. Questo succede anche per "In the land of grey and pink", album che risente della buona atmosfera all’interno del gruppo anche se, come giustamente sottolinea Hastings, “far parte di un gruppo non è necessariamente tutto divertimento come potrebbe sembrare, ma qualcosa che  riguarda molto  il compromesso”. 


Il titolo dell’album fa riferimento ai tramonti di fine estate osservati dalla collina del villaggio di Graveny, dove i Caravan erano accampati durante il periodo che porterà alla realizzazione del primo album. In un’intervista dell’epoca Hastings afferma: “La melodia resta al centro delle nostre preoccupazioni, al contrario dei Soft Machine che hanno più o meno lasciato perdere questo  aspetto”; una considerazione che ci fa capire come l’elemento melodico è centrale in questo disco, sebbene ci sia un ampio spazio per quello puramente strumentale. Quest’ultimo, però, riguarda ugualmente la melodia, perché molti assoli di Dave Sinclair si presentano più come complesse variazioni della melodia o del riff iniziale piuttosto che virtuosismi tastieristici.


Il terzo disco dei Caravan presenta anche una novità; l’album viene prodotto da David Hitchcock, un produttore che li affiancherà fino all’album "Blind dog at St, Dunstans" (1976). Secondo Hastings la scelta di Hitchcock è una mossa importante per la realizzazione di un album in cui anche la veste produttiva sia di alto livello. Queste sono le sue parole: “David Hitchcock è stato assolutamente superbo nella produzione di questo album. David ne è venuto a capo con grande abilità e pazienza, facendo sì che la band si esibisse al meglio, creando così un ricordo duraturo di quello che i Caravan stavano cercando di ottenere".

L’album originale contiene cinque brani, di cui il quinto, come si può vedere dalla durata riportata nella tracklist in coda, copre tutta la seconda facciata, nel formato vinile.La divisione nel vinile rappresenta bene quella  delle forme che i Caravan prediligono. La facciata A è composta principalmente da brani con la forma di canzone, estesa con interventi strumentali, la seconda è formata da una lunga suite in cui si snodano segmenti strumentali e vocali. Il primo, secondo e quarto pezzo vengono scritti da Richard Sinclair, il terzo da Hastings, mentre la lunga suite è frutto della creatività di Dave Sinclair. Sebbene nel disco i brani siano attribuiti a tutti i membri del gruppo, di fatto i veri autori sono loro. 


L’organico strumentale dei Caravan viene ampliato dalla ormai consolidata presenza di Jimmy Hastings (flauto e sax), di John Beecham per il trombone di "Golf Girl", oltre che del tecnico David Grinsted per alcuni suoni come quelli delle wind chimes e di un colpo di cannone.
La produzione del disco si divide fra gli studi della Decca, dove vengono registrate la versione dell’album di "Nine Feet Underground" e alcune versioni di altri brani, ad esempio "Golf Girl" con un testo differente, e gli Air Studios, dove vengono realizzate le versioni definitive degli altri pezzi.

Le varie sessioni e il missaggio si svolgono in un arco temporale che va da settembre 1970 a gennaio 1971. .

"Golf Girl" è una canzone che evidenzia molto bene dal punto di vista musicale lo spirito ironico e inglese del brano. L’incipit del trombone mette in risalto l’aspetto ironico, mentre il ritmo sincopato, la voce di Richard Sinclair e la storia che parla di tè, un campo da golf e una pioggia di palline rappresentano il lato inglese della situazione. La protagonista del brano, Pat,  diventerà poi la prima moglie di Richard Sinclair!

"Winter Wine" è sicuramente uno dei brani più belli dei Caravan, un pezzo che miscela la ballata e la canzone estesa, con l’inclusione di parti strumentali interessanti e originali.

La struttura del lungo solo di organo di Dave Sinclair ne è un esempio: le tre parti in cui si divide funzionano, rispettivamente, come introduzione, vero e proprio solo, ripresa e variazione della melodia principale. Il testo si basa su un sogno in cui si fondono scenari antichi e situazioni amorose. Richard Sinclair intona le melodie delle strofe e del ritornello in modo perfetto, con sfumature vocali che le fanno risaltare ancora di più. La struttura del brano è molto articolata, e basata su vari colori sonori: la chitarra acustica dell’inizio, la sonorità complessiva della band, il solo di organo già citato. .

"Love to Love You (And Tonight the Pigs Will Fly)" è invece un brano molto semplice rispetto agli altri, un pezzo che sfrutta i cliché musicali che venivano spesso richiesti ai Caravan e da loro rifiutati. Una semplice canzone basata su strofa e ritornello, a cui, però, i Caravan danno un colore vocale e strumentale tipico del sound di questo album, conferendole una fisionomia che non la rende affatto banale. Fra l’altro, la struttura lineare di questo brano prefigura lo stile più semplice che i Caravan adotteranno soprattutto in "Better by far" (1977) e "The Album" (1981).

La facciata A si chiude con il brano che dà il titolo all’album, "In the Land of Grey and Pink": una ballata/canzone dal ritmo sincopato, con un testo surreale (boy scout che smettono di pensare, entrano nella case, e l’avvertenza di non lasciare il babbo sotto la pioggia!) e alcune acrobazie, vocali di Richard Sinclair e strumentali del cugino tastierista. 

La facciata B, come si è detto, è composta dal lungo brano di Dave Sinclair, "Nine Feet Underground", composto da 8 parti, o movimenti, concatenati uno con l’altro.

 Il titolo non si riferisce, come qualcuno ha pensato, alla profondità di una sepoltura, ma al luogo dove all’epoca viveva il tastierista, separato dal resto della band. Sinclair stesso dice: “Ero orripilato nel pensare che qualcuno avesse potuto immaginare un riferimento alla sepoltura! Di fatto, all’epoca avevo affittato una stanza nella casa del sassofonista Tony Coe, a Canterbury. Era situata nel sottosuolo e ci si poteva accedere mediante una piccola scala posta a fianco. Un giorno ho calcolato che ci si trovava tecnicamente a nove piedi sotto il livello del suolo, e dato che avevo composto tutta questa musica lì, con il mio pianoforte, ho intitolato il brano in questo modo”.


La lunga suite ha una forma simmetrica. Due lunghi brani strumentali con assoli all’inizio e alla fine, e due segmenti cantati che, rispettivamente, li seguono e precedono.

I restanti quattro brani, che occupano la parte centrale, alternano un contenuto musicale statico a uno più ritmato e articolato. I due segmenti cantati, il primo con un ritmo rock e l’altro con una costruzione melodica più accentuata, sono cantati, rispettivamente, da Hastings e Richard Sinclair: il differente timbro delle loro voci ben si adatta allo spirito di questi due movimenti. Nel primo CD dei tre che compongono la 40th Anniversary Edition, si trova  una versione di questo brano con un mix diverso, curato da Steve Wilson. In questa versione, nell’ultimo movimento di "Nine Feet Underground", dei due assoli di organo dell’originale il primo viene sostituito da uno di chitarra. Benché Pye Hastings dica di non essersi mai trovato a suo agio negli assolo, trovo che invece questo sia molto ben eseguito e dia maggiore varietà all’ultimo segmento di questa lunga suite. Ma, come mi ha ribadito Hastings stesso, la scelta della versione che poi è stata impressa nel disco originale è frutto delle decisioni dell’autore del brano, Dave Sinclair.

Il riferimento a questa versione ci riporta all’immaginario fan dei Caravan, acquirente del disco nel giorno della sua uscita. Infatti, il nostro fan avrebbe avuto la sfortuna di non poter ascoltare non tanto alcune take diverse dei brani dell’album, ma due pezzi che vedono la luce solo in due versioni su CD negli anni 2000, una delle quali è proprio quella del quarantesimo anniversario.

Il primo brano è una perla assoluta, che non avrebbe affatto sfigurato nel confronto con i pezzi che compongono l’album: il suo titolo è "Frozen Rose", anche se in precedenza viene indicato come "I Don’t Know Its Name, Alias the Word". Anche in questo caso la forma è quella della canzone estesa, con una melodia dai profili articolati, resa ancora più dolce dalla voce di Richard Sinclair, autore del brano, e due assolo, rispettivamente di Dave Sinclair e Jimmy Hastings, questa volta al sassofono. Alla mia domanda se questo pezzo fosse stato escluso per una sorta di bilanciamento musicale dell’album, Richard Sinclair mi ha risposto “per bilanciare i nostri ego” mettendo così in risalto la necessità di un equilibrio fra  le forti personalità dei tre principali autori dei brani. Hastings ricorda che erano state stilate varie possibile liste di brani da includere nell’album, fino ad arrivare a quella definitiva, con i brani nell’ordine in cui sono presenti nell’album originale. 
L’altro pezzo, anch’esso inedito, è di Dave Sinclair: "It Doesn’t Take a Lot". E' una canzone/ballata, in versione demo, dal ritmo di bossa nova, che fa ricordare i brani dei primi album. Successivamente questo brano verrà sviluppato e diventerà una delle tracce del suo album solista di Sinclair "Moon over man", con il titolo "Moving On" (un album che sebbene sia stato registrato negli anni 1976 e 1977, vedrà la luce solo nel 1993).
La possibilità di ascoltare questi due brani è importante perché  mette in evidenza il forte legame fra l’album precedente e "In the land of gey and pink", sia per le sonorità sia per la struttura dei pezzi. I due brani descrivono bene l’evoluzione fra il secondo e il terzo album.


Non tutti sono d’accordo nel definire questo album il picco creativo dei Caravan. Il critico musicale francese Americ Leroy, nel suo bel libro "L’Ècole de Canterbury" afferma che la perfezione di questo album fa perdere ai Caravan una certa umanità. Non sono d’accordo con questa sua asserzione, anzi è proprio in questo album che i Caravan combinano lo spirito creativo iniziale con una più solida capacità e una maggiore competenza musicale. Anche se, come ha detto bene Hastings, “nessuno di noi avrebbe immaginato che questo album vendesse ancora cinquant’anni dopo e si trovasse in molte liste come uno dei migliori dischi di progressive rock”.


Il raggiungimento delle vette creative spesso comporta qualche turbolenza. Infatti, dopo questo album Dave Sinclair lascia i Caravan per una breve esperienza con i Matching Mole e, successivamente, la ricerca di una carriera come solista. A questa uscita, dopo il quarto album, seguirà quella del cugino Richard. L’immaginario acquirente di "In the land of grey and pink" dovrà aspettare undici anni prima di rivedere riunito il quartetto originario nel disco "Back to Front" (1982); un album che, pur rimanendo di buona qualità, si situa in un contesto sociale e musicale molto diverso, espresso nello spirito e nel contenuto dei brani. 


Il titolo del disco è realmente appropriato, non solamente per il riferimento ai tramonti di Graveny, ma per definire la musica dei Caravan. I colori grigio e rosa, tenui e opposti, sono una metafora idonea perché rappresentano bene i colori sonori mai aggressivi della loro musica, il perfetto bilanciamento fra parti vocali e strumentali, l’equilibrio fra la forma canzone e strutture più complesse. Come numerose band britanniche i Caravan sono stati amati molto più all’estero, soprattutto in Francia, Olanda e Italia, che in patria. Per una band dai marcati tratti inglesi, suona quasi come una beffa. 
Le tinte sonore pastello dei Caravan, comunque, non sono scolorite affatto dopo cinquant’anni: anzi sono vive e risplendono, dimostrando come l’ottima musica di un passato così prossimo sia  attuale nel presente e lo sarà ugualmente nel futuro. 

Ringrazio calorosamente Pye Hastings per aver gentilmente risposto, in modo approfondito, a una serie di domande sulla nascita del disco. Un ringraziamento  a Richard Sinclair per un’interessante  conversazione avvenuta l'anno scorso.

Lelio Camilleri

Tracklist:

"Golf girl" 5.05
"Winter wine" 7.46
"Love to love you (And tonight the pigs will fly)" 3.06
"In the land of grey and pink" 4.51
"Nine feet underground" 22.43

Lelio Camilleri è l'autore di "La musica in grigio e rosa. La produzione discografica dei Caravan 1968-1982", che Rockol ha recensito qui.

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