Guerra aperta al “Lodocentrismo”

Lo Stato Sociale è un collettivo più che una band. E la performance all’Ariston in cui Lodo Guenzi viene “svelato” all’ultimo ne è la dimostrazione.
Guerra aperta al “Lodocentrismo”
Credits: Jessica De Maio

Il 2018 è stato il Festival di Sanremo dello Stato Sociale, una consacrazione. “Una vita in vacanza” si classificò al secondo posto, rimanendo impressa nella mente di milioni di spettatori anche grazie alla mitica “vecchia che balla”. La band, nonostante esistesse già da quasi dieci anni e avesse collezionato innumerevoli tour con date sold out in spazi come il Paladozza di Bologna con 5mila persone, ruppe un muro, diventando un fenomeno nazionale mainstream.

Un’onda travolgente su cui poi si sono innescati altri meccanismi che hanno portato allo sdoganamento di un mondo, come dimostra poi la scelta della direzione artistica del Festival di invitare negli anni successivi band come gli Ex-Otago e i Pinguini Tattici Nucleari. .Un exploit che, però, come tutte le esplosioni, ha rischiato di fare deflagrare la band, generando il “Lodocentrismo”, ovvero i riflettori costanti e accesi sulla voce e primo volto del gruppo, Lodo Guenzi. Non è un caso che, lo stesso anno, l’artista sia poi diventato giudice di X Factor.


Chi conosce Lo Stato Sociale sa quanto quest’ultimo sia più un collettivo che una band: ha una precisa visione della musica e della vita che tende a rifiutare i personalismi, anteponendo il “noi” all’“io” . Non è una guerra ai meriti del singolo, ma una crepa in una visione totalizzante dell’“uomo-simbolo”, che non può e non deve rappresentare tutti gli altri componenti. Come disinnescare il “Lodocentrismo”? Tornando sul luogo del delitto per riscrivere la storia . Il tutto arrivandoci con un’operazione alla Kiss, cioè con la pubblicazione di un album a testa. “Dopo il 2018 c’è stato un inevitabile spostamento dell’attenzione su Lodo e in qualche maniera tutto il discorso che abbiamo portato avanti in quasi un decennio era un po’ andato disperdendosi – ha ricordato Alberto Guidetti a Rockol -
c’eravamo ritrovati con una sorta di “Lodocentrismo” che non rappresentava la band , perché non siamo un gruppo di persone singole, ma siamo una somma. Era sempre rimasta dentro di noi la volontà di raccontare chi siamo e le peculiarità che abbiamo, tant’è che prima di intraprendere il discorso dei cinque dischi avevamo pensato a un album con brani condivisi. Ci siamo accorti che aveva un senso provare ad allargare il modo di raccontare la band”.

Cinque dischi, uno per ogni singolo componente, che tracciano la strada verso il sesto: “Attentato alla Musica Italiana”, in uscita oggi in digitale e dal 12 marzo su supporto fisico. Proprio le canzoni contenute nelle recenti uscite, nei cinque ep, con l’aggiunta del pezzo sanremese “Combat Pop” compongono la tracklist, arricchita da tre colonne sonore (“Il paese dell’amore”, “Sentimento estero”, “La felicità non è una truffa”), dal brano scritto durante il periodo del lockdown (“Autocertificanzone”) e da una cover degli Skiantos (“Sono un ribelle mamma”). “È il nostro attacco kamikaze e privo di logica commerciale, un tentativo di sovraccaricare il mercato musicale per farlo esplodere e poter tornare a godere con le canzoni”, racconta la band.


Non è finita: gli intenti del gruppo si sono palesati anche sul palco dell’Ariston. Lodo è stato letteralmente tenuto nascosto dentro uno scatolone svelato all’ultimo durante la fase finale della performance. Che bollisse qualche cosa in pentola lo si era capito subito, quando Lo Stato Sociale decise di oscurare le prove, non permettendo ai giornalisti di vederle. Insomma, quello in scena ieri sera è stato un vero atto di guerra, un esorcismo del “Lodocentrismo”, un modo per ribadire la centralità della dimensione collettiva . Il risultato? In molti si sono concentrati di più sulla trovata, chiedendosi dove fosse Guenzi, che sulla canzone. C’è chi dice che la band si sia “auto-penalizzata” con questa messa in scena. Vedremo le classifiche finali, di cui allo Stato Sociale, tra l’altro, non frega niente. L’obiettivo, per loro, non è vincere Sanremo, ma crescere ancora una volta insieme, come somma di talenti.
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