Foo Fighters, ‘Medicine at midnight’ spiegato canzone per canzone

Abbiamo ascoltato in anteprima il nuovo disco di Dave Grohl e soci: ecco il racconto dei brani dell’album
Foo Fighters, ‘Medicine at midnight’ spiegato canzone per canzone

A distanza di quasi un anno da quando i Foo Fighters hanno finito di registrare il loro decimo album in studio, domani - 5 febbraio - vedrà finalmente la luce il nuovo disco di Dave Grohl e soci, “Medicine at midnight”.

Del successore di “Concrete and gold” (2017) si è iniziato a parlare nel settembre del 2019, quando la band del già batterista dei Nirvana, di scena al Rock in Rio in Brasile, ha raccontato alla folla di spettatori che la settimana successiva al festival sarebbe tornata in studio di registrazione per “iniziare a lavorare al nuovo disco”.

Proprio verso la fine di quell’anno Grohl e compagni si sono ritrovati in una vecchia casa affittata a Encino, California, per registrare il loro decimo album e pianificare un 2020 volto a celebrare i loro venticinque anni di attività. Nessuno dei componenti della band statunitense - formata da Dave Grohl, Taylor Hawkins, Nate Mendel, Chris Shiflett, Pat Smear e Rami Jaffee - però, poteva immaginare che di lì a poco una pandemia epidemiologica avrebbe mandato all'aria i piani del gruppo. “Medicine at midnight”, registrato in poche settimane e prodotto dagli stessi Foo Fighters insieme a Greg Kurstin (da tempo loro collaboratore), infatti, è nato con l’idea che il 2020 dovesse essere per la formazione americana un anno all’insegna dei festeggiamenti e di grandi concerti. Di conseguenza la band ha dato forma a un disco che racchiude il proprio intento di celebrare la sua storia e, allo stesso tempo, inaugurare un nuovo capitolo della sua carriera. In pratica i Foo Fighters hanno fatto quello che hanno dimostrato di fare con i loro precedenti lavori: spingersi oltre la propria zona di conforto con intelligenza e abilità.

In “Medicine at midnight” ci sono brani - come il primo singolo estratto dall'album, “Shame shame” - che portano delle novità all’interno della discografia di Grohl e compagni, i quali hanno costruito parte della loro decima fatica di studio su groove marcati e ritmi energici dal tocco funk, inseguendo sonorità e atmosfere fuori dai loro classici schemi. Nel disco, però, non mancano momenti rock più frenetici, canzoni dai suoni duri e ballate in pieno stile Foo Fighters. 
Ecco l'album spiegato, canzone per canzone.

“Making a fire”

Aprono il disco un’introduzione di batteria secca e un riff di chitarra.

Mentre arrivano dei “na na na” intonati da un coro di voci femminili (di cui fa parte anche la figlia 14enne di Grohl, Violet, già sul palco insieme ai Foo Fighters in più di un'occasione passata), il ritmo si alza. La voce di Dave Grohl entra poi limpida, ma a tratti graffiata, che si fa quasi sussurrata prima di riprendere forza per il ritornello e cantare: “But if this is the last time / Make up your mind / I’ve waited a lifetime to live / It’s time to ignite / I’m making a fire”. Il brano coinvolge per la sua positività pop rock e convince anche nel momento in cui, inaspettatamente, il coro canta a cappella sostenuto dai battimano in stile gospel.

“Shame shame”

L’euforia della prima traccia viene subito inghiottita dalla struttura ritmica e dalle atmosfere dolcemente malinconiche del brano successivo. La canzone, singolo apripista di “Medicine at midnight”, ha diviso i fan ancora prima dell’uscita del disco, tra chi ha accolto positivamente il nuovo sound dei Foo Fighters e chi invece, sperando in un ritorno della band caratterizzato da sonorità hard rock, l’ha bocciato. 
Costruito su un groove di batteria secco e su linee melodiche dal sapore funk, con quel “Shame, shame” ripetuto che si appiccica subito in testa, il pezzo riesce a essere uno dei momenti migliori del disco, anche senza un ritornello esplosivo. Il merito, oltre che del tocco di Mendel al basso e di Hawkins alla batteria, è della voce di Grohl, che riesce a dare profondità alle parole del testo e ad abbracciare l'ascoltatore anche senza caricarsi di una certa energia deflagrante.

“Cloudspotter”

Riff di chitarra, cowbell, batteria, il cantato soffuso di Grohl a cui fa eco una voce femminile: con questi elementi “Cloudspotter” si presenta da subito come uno dei brani più ballabili e dinamici del disco. Dietro a quelle atmosfere dance-rock, però, si nasconde un pezzo impregnato di pessimismo. Il testo tratta l’amore in modo non convenzionale (“Head ringing in the dead of night / Just a pair of lovesick parasites”), rendendo il brano un’anti-canzone d’amore. Nel ritornello il tono si alza e Grohl ringhia: “Swing, swing guillotine queen / Cut me back down to size / Bang, bang, bang, you know what I mean / Go and look good, go and look good, cloudspotter”).

“Waiting on a war”

La quarta traccia del disco si apre con la chitarra acustica e Dave Grohl che ripensa a quando era bambino, cresciuto nei sobborghi di Washington DC con la paura della guerra (“I've been waiting on a war since I was young / Since I was a little boy with a toy gun”).

L’incubo di un conflitto armato è tornato a tormentare il leader dei Foo Fighters pochi anni fa, quando nel 2019 sua figlia Harper di 11 anni gli chiese se gli Stati Uniti fossero sull'orlo di una guerra con la Corea del Nord. Proprio per la sua secondogenita Grohl ha scritto il brano che, iniziato come una ballata, nel minuto finale si apre e diventa un’esplosione di chitarre elettriche e colpi netti di batteria. La voce sostenuta del frontman, che si fa via via più ruvida: “Just waiting on a war for this and that / There’s got to be more to this than that / Because I need more / Yeah, I need more / Than just waiting on a war”.

“Medicine at midnight”

Con la title track, caratterizzata dall’uso del clowbell fin dall’intro, l’atmosfera cambia nuovamente e si torna a un sound rock ballabile simile a quello di “Cloudspotter”. Il brano si colora di sonorità ispirate agli anni Ottanta e il suono risulta elaborato ma allo stesso tempo delicato grazie alla giusta quantità di bassi e groove funk. A. questi elementi si aggrappa la voce di Grohl per cantare: “Medicine at midnight calling / But it ain't no cure / I may be sick, but you know I'm yours”.
Nel brano non manca la presenza della componente vocale femminile del disco, che a metà del pezzo si inserisce sotto l’assolo di chitarra creando un gioco di contrasti sonori, mentre sul finale fa eco al ritornello intonando “Rain on the dance floor, back against the ropes”.

“No son of mine”

In “No son of mine” Dave Grohl porta l’ascoltatore a scoprire le sue prime influenze musicali, le sonorità che l’hanno plasmato come batterista e gli artisti che ha fatto suoi idoli. Quei riff di chitarra aggressivi, la voce di Grohl che entra decisa (“No son of mine will ever do”), facendosi graffiata su alcune parti del testo (“The work of villains, the will of fools / If you believe it / It must be true”), e i colpi di batteria frenetici sul ritornello sono un esplicito riferimento a “Ace of spades” dei Motörhead. Il brano, infatti, come raccontato dal frontman dei Foo Fighters in una serie di interviste, è stato concepito come un omaggio al compianto Lemmy Kilmister, uno degli artisti che più ha influenzato Dave Grohl. 
La sesta traccia di “Medicine at midnight”, che vede la band schierarsi contro l’ipocrisia di certi leader (“No son of mine will ever be / Under the power vested in thee / March into slaughter down on his knees”), è uno dei brani più duri ed efficaci del disco, facile da immaginare eseguito live su un palco.

“Holding poison”

I Foo Fighters continuano a rimanere su suoni dinamici anche nella settima traccia di “Medicine at midnight”, che vede la band ripercorrere la sua storia per costruire un brano che più di altri definisce il sound attuale di Grohl e soci. Il gruppo sembra rifarsi a suoi vecchi pezzi come “Learn to fly” (dall’album “There is nothing left to lose” del 1999) per presentare un ritornello capace di fare presa sul pubblico e, contemporaneamente, a canzoni come “Dear Rosemary" (da “Wasting light” del 2011) per definire, invece, l’umore generale del pezzo. “Holding poison”, però, guarda anche al passato meno remoto dei Foo Fighters, con quei cori pinkfloydiani nella seconda parte della traccia, dopo l’assolo di chitarra elettrica, che ricordano quelli della title track di “Concrete and gold” del 2017. Il risultato è una canzone che racchiude in sé diversi ambienti sonori che la formazione capitanata da Dave Grohl ha esplorato negli anni, suonando però come una versione efficace e diversa di qualsiasi cosa ascoltata in precedenza.

“Chasing birds”

I toni si calmano con la penultima traccia di “Medicine at midnight”, una ballata dalla melodia semplice e con arrangiamenti ariosi che fanno da sottofondo a una serena riflessione personale, non banale o fuori luogo. Con lo spirito che richiama “Miracle” da “In your honor” (2005), pur trattando di temi differenti, “Chasing birds” vede il frontman dei Foo Fighters confidare: “Chasing birds / Say goodbye / I’m never coming back / Here comes another heart attack”. Prima di aggiungere: “The road to hell is paved with good intentions / Dark inventions of mine / The road to hell is paved with broken parts / Bleeding hearts like mine”.

“Love dies young”

La conclusione del disco è affidata a nuovi grandi riff di chitarra e a sonorità dall’entusiasmo pop rock contagioso. “Love dies young” è un brano pieno di vitalità, con un ritornello liricamente semplice (“Love dies young / Please don't take my breath / Don’t take my breath away”) ma che non ha nulla da invidiare a quelli di altri brani dei Foo Fighters. 
La band dimostra di essere in splendida forma anche sul finale di “Medicine at midnight”, un disco che dà il via alla grande festa di Dave Grohl e compagni che - quando sarà possibile - continuerà sui palchi.

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