Francesco Guccini, la storia di "Talkin' Milano" e "Statale 17"

Usciva 54 anni fa "Folk Beat N.1", l'album di debutto del cantautore: lo ripercorriamo canzone per canzone
Francesco Guccini, la storia di "Talkin' Milano" e "Statale 17"

"Talkin' Milano". L’omaggio-furto a Bob Dylan qui si fa grottesco. Il riferimento è all’originale "Talkin’ New York" (1962), l’autobiografica avventura di un ragazzino del Minnesota scaraventato nel vortice della Grande Mela. Guccini scimmiotta lo stesso blues parlato spostandolo nella tentacolare Milano, in duetto con Alan Cooper, "un ragazzo americano che studiava
medicina a Bologna e che" ricorda Francesco, "aveva un bellissimo cane Lassie nano".

I due fingono di improvvisare e di divertirsi molto nel raccontare la loro spedizione. Poi tocca all’amico mescolare inglese e italiano (“Tardi la notte dormendo ho sognato che Bob Dylan ero diventato”) mentre nell’ultima strofa è Francesco a improvvisarsi yankee. Un vero capitombolo per un autore dallo humour e dal gusto travolgenti. Per la cronaca, Odoardo Dodo Veroli, produttore di questo primo album, è il trait d’union fra Guccini e i Nomadi. Fanno cinque minuti e mezzo di imbarazzo,
mai più replicati, nemmeno in osteria durante le sbornie più robuste.


"Statale 17". Se la Highway 51, nel brano composto dal pianista di colore Curtis Jones e ripreso nell’album d’esordio da Dylan, “scorre dal Wisconsin fino alla terra di nessuno”, e la successiva Highway 61 è il luogo dove Dio chiede ad Abramo di sacrificare il figlio, la Statale 17 di Guccini collega più modestamente la Puglia all’Abruzzo e diventa teatro di un piccolo dramma estivo. Un altro blues, un’altra riduzione all’italiana con la consapevolezza che "gli americani ci fregano con la loro lingua" (e spesso non solo con quella). Armonica, chitarre e una bella voce convinta per un blues stavolta riuscito e divertente con risvolti thriller.

È l’epoca degli spostamenti in massa in autostop, ma anche delle attese sfibranti con i pollici vanamente sfoderati in attesa di qualche buon diavolo che si fermi. La strada diventa un incubo incandescente, fino alla resa senza condizioni.

Condivisa da una generazione di autostoppisti romantici, ripresa nel 1979 per "Album Concerto" e nel 2012 al Mulino di Pàvana in una pausa della registrazione di "L'ultima Thule", con Juan Carlos "Flaco" Biondini che blueseggia di chitarra e Guccini che intona con trasporto il testo, salvo dimenticarsi qualche strofa, ma sono anche passati quarantacinque anni e l’autostop è stato cancellato dal pianeta.

Federico Pistone

Questo testo è tratto da "TuttoGuccini" di Federico Pistone, pubblicato da Arcana, per gentile concessione dell'autore e dell'editore. (C) 2020 Lit edizioni s.a.s. 

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