Zucchero: "I social stanno a me come la cravatta al maiale"

Il report della conferenza stampa del cantautore emiliano che ha presentato la riedizione ampliata di "D.O.C."
Zucchero: "I social stanno a me come la cravatta al maiale"
Credits: Daniele Baracco

L'affollata conferenza stampa via Zoom in cui Zucchero ha presentato la riedizione ampliata di "D.O.C.", della quale abbiamo scritto anche qui, non ha smentito le caratteristiche di questa modalità di "ripiego" che in tempi di Covid sostituisce per quanto possibile i tradizionali incontri di persona: molta gente collegata, domande pre-prenotate e, di conseguenza, l'impossibilità di dare un senso narrativo al tutto. Delle risposte più interessanti vi proponiamo una selezione qui di seguito.

"Ringraziare questa pandemia sarebbe oltraggioso, ma mi ha permesso di sentirmi, pur da lontano, più spesso con gli amici che di solito sono molto impegnati, come me, in giro per il mondo - come Bono, Michael Stipe, Sting".



"Penso che la fortuna di aver avuto, come è successo a me, una carriera lunga sia quella di essere riuscito, credo, a invecchiare bene: i miei esempi in questo senso sono Johnny Cash, James Taylor, Tom Waits... io non cerco a tutti i costi di essere giovanile e radiofonicamente attuale, rimango fedele a me stesso pur senza stare fermo sulle posizioni già raggiunte ma rimettendomi in gioco ogni volta. "D.O.C." è un album del quale sono molto geloso, perché non è facile provare a innovarsi restando fedeli a se stessi. Non vedevo l'ora di portarlo dal vivo, ma non è stato finora possibile per le ragioni che tutti sappiamo".

"Non c'è da aspettarsi rivoluzioni dal rock, che al momento è molto annacquato. Qualcosa di nuovo è arrivato dal rap. Io mi auguro che il rock torni ad avere la funzione innovatrice che ha avuto in passato, ma non nutro grandi speranze".

"Lo streaming? Piuttosto che niente è meglio piuttosto, ma è tutta un'altra storia, rispetto ai concerti dal vivo, non c'è il ritorno di energia del pubblico, che mi rieccita a cantare una canzone anche se è la centesima volta che lo faccio".

"Vedo poco interesse verso la musica, come anche verso il cinema e il teatro, da parte del governo. Quando parlano di cultura parlano di mosaici a Pompei, che va benissimo, ma anche la nostra musica è cultura, magari più bassa, ma sempre cultura è. E io non ne sento mai parlare, dal governo, anche se di manifestazioni per sollecitarlo ce ne sono state. Noi artisti, come ha detto quello, facciamo divertire, è vero, ma facciamo anche un lavoro, non siamo solo divertimento. Ci vorrebbe più attenzione nei nostri confronti, e soprattutto vorrei che arrivassero dei soldi alla gente che lavora dietro le quinte, che rischia e si fa un mazzo così. E' gente che va sostenuta e aiutata economicamente. Alla mia crew ci penso io, anche perché è l'unico modo per essere sicuro che davvero arrivino dei soldi a loro. Ma chi ci governa dovrebbe fare di più".

"In quasi tutti i miei album c'è sempre una canzone o due che parla delle mie radici, anche sentimentali. La donna alla quale parlo in 'Succede' mi ha fatto arrabbiare: la rabbia passa ma le ferite si rimarginano lasciando cicatrici. E io ne parlo a modo mio, con il mio linguaggio molto terreno, nel quale i doppi sensi anche sessuali sono presenti. Magari non sono del tutto politically correct... Di attacchi ne ho ricevuti molti, ma conoscendomi so che sono capace di passare dalla ragione al torto in un secondo: quindi cerco di non reagire".

"Spotify e streaming: parli con uno che purtroppo non ne sa molto, e forse non se ne interessa nemmeno tanto, il che non sarà un buon investimento per il mio futuro. Lo streaming andrebbe cavalcato, e io non lo faccio, come non sono molto social - i social stanno a me come una cravatta al maiale. Parlavo giorni fa con il manager di Paul McCartney, che sostiene che lo streaming crescerà ancora e che sarà inarrestabile; io spero che la bolla scoppi e che si ricominci a fare dischi e canzoni come una volta".

"Una cover per me ha senso se non è la cover di una canzone molto popolare. Non canterò mai una cover di 'Imagine' di John Lennon. Il senso di fare una cover è scegliere un brano non conosciutissimo e farlo proprio trovando una formula che lo renda diverso dall'originale. Una canzone del passato mi fa godere se riesco a reinventarle e se riesco a farla conoscere a chi non la conosceva. 'With a little help from my friends' di Joe Cocker è l'esempio di come possa aver senso una cover. Di 'Wichita lineman" ho abbassato la tonalità, e l'ho cantata in lingua originale perché il testo italiano di Mogol - quello cantato dai Nomadi in 'L'auto corre lontano ma io corro da te' - non coglieva e non riusciva a trasmettere la poetica dell'originale".

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