Il lato più nascosto dei Boomdabash

Abbiamo chiesto alla band salentina di raccontarci i suoi brani meno famosi: “No, non siamo solo tormentoni. Il vero coprifuoco era negli anni novanta: non c’era il Covid, c’era la mafia”.
Il lato più nascosto dei Boomdabash

Quando si pensa ai Boomdabash l’equazione con la parola “tormentoni” sembra scontata. "Per un milione" (quattro volte disco di platino), "Non ti dico no" con Loredana Bertè (quattro volte disco di platino), "Mambo salentino" (tre volte disco di platino), “Karaoke” con Alessandra Amoroso (tre volte disco di platino) sono alcuni esempi. Ma i Boomdabash sono anche altro. “Boomdabash - Don't Worry (Best Of 2005-2020)”, progetto in uscita venerdì 11 dicembre, raccoglie questi brani e tanti altri, fotografando i quindici anni della band salentina.

“Questo best of è un regalo per i nostri fan. L’idea era quella di realizzare un progetto con cui, chi ci conosce, potesse ripercorrere step by step la nostra strada – racconta Biggie Bash - abbiamo scelto i brani più amati dai fan, quelli che ci hanno sempre chiesto di suonare a tutti i concerti e che raccontano questi quindici anni. Ci piaceva anche l’idea di creare una scaletta utile a ripercorrere il viaggio anche per chi ha iniziato a seguirci dopo l’exploit degli ultimi anni. .È un prodotto per tutti condito con tre inediti a cui teniamo molto. Il risultato è una fotografia di quello che siamo”.

Il brano autobiografico

Il best of contiene tre inediti: “Don’t worry”, “Marco e Sara” e “Nun tenimme paura” con il feat di Franco Ricciardi. Non trascurabili “Danger” e “She’s mine”, fra i primissimi della loro carriera. Proprio il pezzo con il cantautore napoletano mostra la band da un’altra angolazione. “È un brano particolarmente autobiografico, forse quello che di più sa raccontare da dove veniamo, ha un bel arrangiamento e siamo tutti grandi fan di Franco Ricciardi – continua Biggie Bash - non ne parliamo spesso perché non ci piace mitizzare certe storie, non ne facciamo bandiera. Molti artisti invece lo fanno Rivendicano la provenienza dalla strada per costruire un personaggio e spesso quello che raccontano non sembra neppure vero.

Io sono nato in una famiglia davvero modesta e, come me, altri ragazzi del gruppo. Veniamo da realtà in cui prendere una brutta strada è paradossalmente molto più semplice che imboccarne una positiva. Per noi la musica è stata una via d’uscita, ci ha allontanato da mondi brutti e pericolosi. Abbiamo insistito quando i soldi non c’erano, non abbiamo mollato, inseguendo un sogno. Le nostre canzoni di solito non parlano di questa riscossa, questo brano è un’eccezione perché volevamo trasmettere un messaggio di positività”.

Il coprifuoco e la mafia

Quali sono le strade negative che avrebbero potuto intraprendere? “Siamo cresciuti nella patria della Sacra Corona Unita. Abbiamo conosciuto il vero coprifuoco negli anni '90 qui nel brindisino. Non c'era il Covid, all'epoca: c'era la mafia – dice Biggie Bash - dovevi stare in casa dalle 21 di sera fino all'alba. Se uscivi, lo facevi a tuo rischio e pericolo. Potevi finire in agguati e in situazioni spiacevoli. E se provavi ad essere un ragazzo diverso dagli altri, non andava bene. Una notte ci rubarono tutti gli strumenti che avevamo, dalle casse ai microfoni. Lo fecero per sfregio, perché eravamo dei giovani che attraverso la musica stavano provando a cercare un'alternativa. Non ci siamo lasciati intimorire. Siamo dei sopravvissuti".

Survivor

“Survivor” è un brano del 2015, tratto da “Radio Revolution”, ed è un pezzo, lontano dai riflettori dei tormentoni, a cui il gruppo è molto legato.

“Sono di parte, ma per me è un pezzo bellissimo, anche dal punto di vista tecnico e per gli arrangiamenti. Il significato è molto legato a quello di “Nun tenimme paura” – sottolinea Biggie Bash - parla di come molte persone che abbiamo incontrato siano state scettiche, ci abbiano dato poca fiducia, provando a scalfire il nostro sogno. Ci sentiamo dei sopravvissuti alle critiche e agli insulti. Ci ripetevano: “non arriverete da nessuna parte”. Nella canzone rispondiamo: “Oggi so che i sogni contano realmente. So che sopravviverò anche se in tasca non ho. Sopravviverò alle cattiverie della gente”. È un brano sul nostro orgoglio”. .E poi c’è “The Blind Man Story”, un pezzo firmato con Sergio Sylvestre. “Parla delle persone non vedenti. Noi spesso ci lamentiamo di quanto la nostra vita sia difficile davanti a piccoli imprevisti, ma non ci rendiamo conto che siamo dei fortunati. Abbiamo mai pensato al valore e all’importanza della vista? – conclude - ci sono persone con disabilità che si vedono che sanno fare più cose e amano maggiormente la propria esistenza rispetto a chi non ha alcuna disabilità. È una canzone che ricorda il saper godere delle proprie fortune, anche di quelle che sembrano scontate, ma che sono fondamentali”.

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