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Steve Lukather (Toto): ‘La tecnica castra la creatività? Cazzate’

Il chitarrista stronca la retorica del musicista naif ma ispirato: ‘E’ solo una scusa inventata dai pigri per non mettersi a studiare’
Steve Lukather (Toto): ‘La tecnica castra la creatività? Cazzate’

Dal punk in poi, ciclicamente, la contrapposizione tra preparazione e ispirazione ha sempre tenuto banco presso il grande pubblico di appassionati, vedendo fronteggiarsi fondamentalmente due fazioni: quella di chi sostiene che non ci si possa esprimere, musicalmente parlando, a meno che non si possiedano gli strumenti tecnici per farlo, e quella di chi è convinto che sia più importante quello che si esprime di come lo si esprime.

Sull’annosa questione è tornato, nel corso di un’intervista alla testata specializzata Ultimate Guitar, Steve Lukather, chitarrista e a oggi ultimo rappresentante di quella che fu la gloriosa formazione originale dei Toto. Come potranno bene immaginare i fan dell’artista losangelino, l’opinione dello storico sodale dei fratelli Steve e Jeff Porcaro nella band di "Hold the Line" non è particolarmente conciliante nei confronti dei sostenitori della spontaneità a tutti i costi: “La più grande menzogna in circolazione è che sapere leggere la musica o avere nozioni di teoria musicale possano ‘portarti via l’anima’: sono tutte cazzate”, ha spiegato Lukather.

“Imparare la teoria, invece, ti aiuta a dialogare con gli altri musicisti, aprendo molte più possibilità nella tua testa, invece che lasciarti chiuso in una scatola”, ha proseguito l’artista: “Credo che studiare musica sia la cosa migliore che abbia mai fatto. Mi sono servite anche le lezioni di armonia e teoria musicale del liceo, piuttosto che le stronzate che mi insegnavano nei corsi normali: mi sono state molto utili”.

Perché, ha sostenuto Lukather, “la preparazione è potere”, e quelli che la rifiutano sono semplicemente persone “che non hanno voglia di fare i compiti a casa, persone solo interessate a imparare a suonare ‘Enter Sandman’ per saltare giù da una pila di Marshall farlocchi”. Fatte le dovute eccezioni - ad artisti come Eddie Van Halen e Jeff Beck, per esempio, sarebbe stato inutile impartire lezioni - Lukather ha ammesso di essersi confrontato in prima pensione con il rifiuto aprioristico della didattica musicale quando ha cercato di dare lezioni di chitarra a suo figlio.

“Non voleva prenderne”, ha raccontato l’artista: “Ma ha iniziato ad arrivare a livelli ai quali non mi sarei mai aspettato arrivasse, quindi mi sono fermato. Ho preferito fare diversamente. Gli dicevo: ‘Ok, vai avanti. Continua a fare quello che stai facendo. L’importante è che non diventi uno shredder, perché in giro ne abbiamo già troppi. Scrivi belle canzoni, impara a essere un grande chitarrista ritmico, suona con un approccio melodico e vedrai che il lavoro non ti mancherà mai. Per fortuna mi ha ascoltato, e infatti, adesso, suona per lavoro”.

Qual è, quindi, il punto per Lukather? “Dire che la teoria musicale porti via l’anima delle canzoni è solo il modo che i pigri utilizzano per dire non di volersi impegnare. E’ gente che vuole andare dal punto A al punto Z disinteressandosi di tutto il resto. E per tutto il resto intendo cose come suonare a tempo e imparare ad accordare il proprio strumento”.

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