Quando i Nirvana suonarono al Bloom di Mezzago: ‘Erano persone alla mano, non se la tiravano’

Nel novembre 1989 Kurt Cobain e soci debuttarono dal vivo in Italia presso lo storico locale brianzolo, dove si esibirono nuovamente nel 1991. Ecco i rider relativi ai due live e i racconti di chi ha portato il trio di Seattle nel nostro Paese.
Quando i Nirvana suonarono al Bloom di Mezzago: ‘Erano persone alla mano, non se la tiravano’

Nel novembre del 1989, pochi mesi dopo aver dato alle stampe il loro album d’esordio, “Bleach”, uscito nel giugno dello stesso anno per la Sub Pop Records, i Nirvana portarono per la prima volta la loro musica in Italia. Il palco sul quale, la sera del 26 novembre 1989, Kurt Cobain, Krist Novoselic e Chad Channing (il predecessore di Dave Grohl) misero a segno il loro debutto dal vivo nel nostro Paese era quello del Bloom di Mezzago. Lo stesso locale, situato a quasi 40 km a Nord da Milano, due anni più tardi, il 17 novembre 1991, ospitò nuovamente un concerto del trio di Seattle - questa volta con Grohl alla batteria - in occasione del tour a supporto di “Nevermind”, il disco che consegnò il gruppo alla storia.

“Il tour del 1989 è stato denso di emozioni. Quello del 1991, chiaramente, era legato al disco meraviglioso ‘Nevermind’: un successo, i Nirvana erano diventati improvvisamente famosi, tutti volevano vedere il concerto”, ha raccontato a Rockol Daniela Giombini, presidente e amministratore della Subway Production di Roma, oltre che tour manager in Italia di Cobain e soci nel 1989 e nel 1991.

Dopo aver dato il via al loro primo tour europeo nell’ottobre del 1989, esibendosi insieme ai concittadini Tad in Gran Bretagna, Olanda, Germania, Ungheria e Svizzera, i Nirvana fecero tappa in Italia per due date. A seguito del loro primo live italiano in programma presso lo storico locale brianzolo - che, fondato nel 1987, nei suoi 33 anni di storia (ripercorsi attraverso quasi 400 immagini d'archivio e testi contenuti nel libro “The Bloom Files”, in uscita il prossimo 22 novembre) ha ospitato i concerti di, tra gli altri, Soundgarden, Green Day, Queens of the Stone Age e Afterhours - Kurt Cobain e compagni andarono in scena al Piper Club di Roma il 27 novembre 1989.

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“In quanto booking agent, io e il mio socio Antonello Florio - come Subway Production - facevamo riferimento a un’agenzia olandese da cui compravamo la maggior parte dei gruppi, la Paperclip. Loro ci avevano proposto i Nirvana già diversi mesi prima delle due prime date italiane”, ha narrato Daniela, spiegando come sono stati organizzati i primi due concerti in Italia dei Nirvana nel 1989. Ha aggiunto: “All’epoca io personalmente non conoscevo i Nirvana. Allora chiamai Filippo Scotti, uno dei soci fondatori del Bloom di Mezzago, e gli chiesi se avesse mai sentito i Nirvana. Lui mi disse di sì e - siccome non era ancora uscito ‘Bleach’ - mi consigliò di comprare un 45 giri. Mi sono fidata e ho fatto l’offerta - ma proprio una sciocchezza. È stato un grande affare perché i Nirvana li ho pagati quasi niente”. Ha detto poi: “Durante il primo tour non è che c’era tutta questa gente a vederli, sia a Mezzago che a Roma. Forse al Piper Club il pubblico era poco più numeroso che al Bloom”.

Il locale sito nel piccolo paese brianzolo, infatti, non contava della presenza di molte persone la sera del 26 novembre 1989. Massimo Pirotta, uno dei soci fondatori del locale di Mezzago e tra gli organizzatori dei concerti del gruppo di Kurt Cobain al Bloom, ha raccontato a sua volta: “La prima volta che i Nirvana sono venuti al Bloom, nel 1989, erano con i Tad e non c’erano state molte persone”. Ha poi specificato: “Adesso non ricordo bene, ci saranno state massimo 150-200 persone. Poi nel 1991 è cambiato tutto”.

Ecco una breve registrazione video, con la scaletta, del live al Bloom di Mezzago del 26 novembre 1989.

Il primo passaggio dei Nirvana al Bloom - durante il quale Kurt Cobain, oltre che con la sua band, si esibì anche insieme ai Tad, sostituendo il frontman Tad Doyle che si era sentito poco bene (qua una registrazione audio) - non è di certo l’epifania tricolore più celebre presso fan e appassionati, a differenza del concerto della formazione di Seattle al Piper Club di Roma. 

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Il primo live nella Capitale di Cobain e soci, infatti, è rimasto nella memoria di molti perché - come ha ricordato Daniela Giombini - “a un certo punto, durante il concerto, cominciarono a rompere le chitarre sul palco e, inoltre, ricordo che Kurt Cobain si voleva attaccare alla palla da discoteca appesa sul soffitto del locale”. Ha poi narrato: “Alla fine del concerto, dopo che Kurt aveva rotto anche il microfono, arrivò Edwin Heath - il tour manager olandese - incazzatissimo e dopo aver litigato con Kurt, tipo la mamma che sgrida il bambino, mandò lui e Novoselic a letto senza mangiare”.

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Con l’arrivo sui mercati di “Nevermind”, il secondo album in studio dei Nirvana uscito il 24 settembre 1991 e anticipato dal singolo "Smells Like Teen Spirit”, la band di Kurt Cobain fiutava appena il successo che da lì in poco tempo l’avrebbe travolta (basti pensare che nel gennaio del 1992 il successore di “Bleach” raggiunse la prima posizione, scalzano “Dangerous” di Michael Jackson, della classifica degli album più venduti negli Stati Uniti stilata da Billboard).

Dopo alcune date in Europa nell’estate del 1991, i Nirvana portarono nuovamente la loro musica nel Vecchio Continente nel novembre dello stesso anno. La tournée a supporto di “Nevermind” fece tappa in Italia per quattro date: dopo essersi esibiti a Muggia (Trieste), Cobain e compagni tornarono a suonare sul palco del Bloom di Mezzago, prima di andare in scena al Teatro Castello di Roma e al Kryptonight di Baricella (Bologna).

Come nelle altre date italiane del 1991, oltre al trio di Seattle sul palco della venue brianzola suonarono anche gli Urge Overkill. A differenza del primo, il secondo concerto al Bloom non andò in scena davanti a un pubblico ristretto. La sera del 17 novembre del 1991 la sala concerti dello spazio multifunzionale di Mezzago - dove si svolgevano e si svolgeranno ancora, quando la pandemia da Coronavirus lo permetterà, concerti, incontri, eventi di cinema e altro - raggiunse la sua capienza massima di 500 persone (“Vuole dire essere schiacciati come sardine”, ha sottolineato Massimo Pirotta) mentre altre 2000, alcune accorse già nel pomeriggio, affollavano il parcheggio del locale cercando di entrare. 

“Al Bloom durante il concerto del ’91 avevamo tutti paura. C’era talmente tanta gente che cercava di entrare nel locale che era un incubo”, ha detto Daniela Giombini. Massimo Pirotta ha narrato: “Nel 1991 le persone da fuori premevano per entrare. Nulla di violento, ma eravamo tutti mobilitati perché era una situazione insolita”. 

Il secondo passaggio in Italia dei Nirvana non era passato inosservato. Tuttavia, nonostante le prime avvisaglie di successo, si decise che doveva essere nuovamente il Bloom a ospitare una delle date del tour di “Nevermind”. Ricordando i cambi di management, il fatto che la band di Seattle nel 1991 era già con il manager dei Sonic Youth John Silva - conosciuto l’anno precedente - e che l’agenzia di riferimento per le tournée europee non era più la Paperclip bensì una inglese, Daniela Giombini ha spiegato come la Subway Production riuscì a confermare il concerto di Cobain e compagni al locale di Mezzago anche in occasione della tournée a supporto del loro secondo disco: “Ci fu una bella diatriba fra noi booking agent e un’altra agenzia italiana che, tutte le volte che noi facevamo un’offerta, rilanciava. Alla fine abbiamo pagato il gruppo tantissimo”. Ha aggiunto: “Dal momento che per noi il primo concerto dei Nirvana fu organizzato dal Bloom, io e il mio socio Antonello Florio volevamo che il locale di Mezzago riorganizzasse il live dei Nirvana. Noi facevamo così, per noi l’amicizia veniva prima dei soldi”. Ha poi raccontato: “Anche i Nirvana erano contenti di suonare nuovamente al Bloom, perché hanno rivisto la stessa gente. Loro erano persone alla mano, non se la tiravano”.

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Il catering per il tour europeo a supporto di “Nevermind”, il cui documento di riferimento è riportato più avanti - mentre qui sopra è disponibile il rider relativo ai live del 1991 e qui, invece, la sceda tecnica - , “fu organizzato dal manageriato inglese, neanche da John Silva perché non avevano esigenze”, ha narrato Daniela.

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Oltre a esibirsi davanti a una platea ben più numerosa del loro primo passaggio in Italia, nel 1991 Kurt Cobain e Krist Novoselic suonarono nel nostro Paese con Dave Grohl alla batteria - entrato in formazione nel 1990, dopo la sua esperienza con gli Screams. Tracciando delle differenze tra i live italiani del 1989 e quelli del 1991, Daniela Giombini ha detto: “La prima volta che ho visto i Nirvana sul palco ho pensato che non sapessero suonare, però erano già dei bravi compositori”. Ha continuato: “La seconda volta, con l’esperienza degli anni precedenti, erano diventati bravi. Erano molto professionali, oltre a scrivere le canzoni, erano un buon gruppo”. A proposito dell’ingresso in formazione di Grohl, ha narrato: “Dave Grohl era una forza della natura. Oltre a essere una persona molto solare, ravvivava il gruppo quando stavamo sul coach bus ed era anche bravo come musicista, suonava tutto già all’epoca”. Ha aggiunto, condividendo alcune impressioni sui componenti dei Nirvana e alcuni aneddoti: “Era carino anche il batterista precedente Chad Channing, però con Dave Grohl la band ci aveva guadagnato perché teneva proprio in allegria tutto il gruppo. Novoselic era una persona po’ chiusa, tanto che nel secondo tour si era portato la moglie dall’America. Kurt Cobain era un amore, gentilissimo ma timido”. Oltre a ricordare che Dave Grohl durante la tournée del 1991 era solito fare un sacco di scherzi, coinvolgendo tutte le persone in giro con loro, compreso il tour manager scozzese Alex MacLeod, Daniela ha narrato: “Dopo il concerto romano del ’91 dovevamo partire per la data di Bologna. Imboccata l’A1, all’altezza di Orvieto, trovammo l’autostrada bloccata, c’era un ingorgo. Nei giorni precedenti io avevo comprato all’Autogrill una pistola giocattolo per mia nipote, e ne comprarono una anche Kurt Cobain e una Dave Grohl. Mi ricordo che Grohl scese dal bus in autostrada insieme a me e ad Alex MacLeod: incominciammo a spararci correndo fra le macchine, prima di essere raggiunti anche da Kurt Cobain. L’unico a non partecipare fu Novoselic”.

Più sotto è riportato un altro dei documenti riemersi recentemente in vista della pubblicazione del libro “The Bloom Files” - sulla scia del volume “Sviluppi incontrollati”, a cura di Massimo Pirotta e Aldo Castelli, con la prefazione di Manuel Agnelli. Come si legge nello stage plot di seguito, all’epoca Kurt Cobain si faceva ancora chiamare Kurdt. “A me arrivava sempre la lista dei passaporti, con le date e tutto quanto, di modo che io li registravo facilmente negli alberghi”, ha ricordato Daniela Giombini. “Si chiamava proprio Kurdt e anche gli altri lo chiamavano così”.

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Nel novembre del 1991 in tour con i Nirvana - che sarebbe poi tornati nuovamente in Italia tre anni più tardi per presentare dal vivo il loro terzo e ultimo album in studio, In Utero” del 1993 - non c’era Courtney Love che, conosciuta da Kurt Cobain qualche mese prima, era impegnata in una serie di date con le Hole. “Kurt era molto innamorato”, ha raccontato Daniela. Ha poi ricordato: “Quando eravamo a Roma, Kurt ha passato tutto la notte in albergo al telefono con Courtney Love. Il giorno dopo Kurt venne da me e mi chiese se potevo parlare con il proprietario dell’albergo perché doveva pagare una cosa come centodieci mila lire di telefono”.

Ecco la registrazione audio, con la scaletta, del concerto dei Nirvana al Bloom di Mezzago, andato in scena il 17 novembre 1991.

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