Queen, "Innuendo": la storia dell'album (parte 1)

Trent'anni fa usciva "Innuendo", l'ultimo album pubblicato dai Queen con Freddie Mercury ancora vivente. Nei giorni scorsi lo abbiamo raccontato canzone per canzone, oggi parliamo dell'intero album.
Queen, "Innuendo": la storia dell'album (parte 1)

Brian, Roger e John sapevano che il tempo stava scivolando fra le mani del loro cantante come i granelli di sabbia in una clessidra. Lo capirono quando Mercury si dimostrò smanioso di tornare in studio per incidere qualcosa di nuovo. 
Quando nel marzo del 1989 i quattro si ritrovarono a Montreux, ai Mountain Studios di loro proprietà, per pianificare l’album successivo, non era passato neppure un mese dal termine delle registrazioni di "The Miracle", che sarebbe poi stato pubblicato il 22 maggio. 
La lavorazione di "Innuendo" fu piuttosto lunga.

I Queen impiegarono oltre un anno a completare l’album, giocando su due fronti: i Mountain Studios, dove cominciarono a produrre nuove canzoni, e i Metropolis Studios a Londra, dove rimasero per la maggior parte del 1990. Questo perché sia Brian sia Roger stavano lavorando su progetti paralleli, mentre John era diventato sempre più insofferente al mondo della musica e preferiva dedicare il proprio tempo alla famiglia: non è un caso che Deacon.
abbia contribuito relativamente poco alla composizione dei brani e che, per la prima volta da "A Night at the Opera", non abbia suonato la chitarra. Quanto a Freddie, inutile sottolinearlo, aveva già cominciato a fare i conti con la malattia e con le interminabili cure cui si sottoponeva.

In queste condizioni, la band si mise al lavoro sul nuovo disco. "Delilah", il brano di Freddie ispirato alla sua gatta preferita, fu presumibilmente il primo demo a essere preso in considerazione dalla band. Poi, malgrado il lavoro procedesse a singhiozzo (per dirne una: Brian e Roger ripartirono subito in giro per il mondo a promuovere "The Miracle"), la band – anzi il trio, visto che John preferiva rimanersene in famiglia – nel mese di novembre incominciò a produrre materiale.
Brian buttò nel mucchio le sue due composizioni "Headlong" e "I Can’t Live With You", mentre Roger portò "These Are The Days Of Our Lives" e "Ride The Wild Wind". Il contributo di Freddie, oltre che in "Delilah", consisteva in "I’m Going Slightly Mad", scritta durante una notte di bevute e divertimento con l’amico Peter Straker, mentre a "The Hitman", composta in origine da May, Mercury portò sostanziose modifiche inserendo un sontuoso riff heavy rock. In più Freddie propose alla band un demo delle sedute di "Barcelona" intitolato "Africa By Night" e scritto con la collaborazione di Mike Moran: la traccia sarebbe diventata "All God’s People".

A questo punto anche John si ricongiunse al gruppo: i Queen erano di nuovo in pista. Freddie e Brian composero fianco a fianco altre due tracce, "Don’t Try So Hard" e "Bijou" – e non è un caso che Mercury e May siano gli unici due membri della band presenti in tutte le canzoni dell’album –, mentre "Innuendo" era frutto di un lavoro di squadra. Poi nacque "The Show Must Go On", l’acme dell’intero album, il vero testamento spirituale della band e soprattutto di un cantante che stava per
andarsene, tanto che si è sempre pensato che l’autore di un brano così autobiografico fosse naturalmente Freddie.

Invece il grosso del lavoro l’ha fatto Brian, provando a vedere il mondo e il tempo che rimaneva attraverso gli occhi e il cuore dell’amico.

Con il senno di poi, appare evidente che l’album è avvolto da un velo di cupezza dovuto alle condizioni di salute del cantante, di cui solo la band era consapevole. È evidente che ogni canzone è stata direttamente o indirettamente influenzata dallo stato di salute di Mercury. E sarà ancora più evidente dopo la sua morte. Resta incredibile come, nelle sue condizioni, Freddie abbia potuto fornire prestazioni vocali così convincenti.  Ascoltando con attenzione, si avverte che la voce di Freddie era un po’ più flebile rispetto agli altri dischi. Eppure i picchi raggiunti sono altissimi. 


Il disco fu portato a termine nel novembre 1990, grazie anche ad alcune collaborazioni. Steve Howe, chitarrista degli Yes, fece un’ospitata di spessore in "Innuendo", mentre Mike Moran viene accreditato come coautore di "All God’s People", oltre che suonare piano e synth e intervenire nella programmazione. Il produttore David Richards viene anche accreditato al sintetizzatore e alla programmazione, così come alla programmazione viene inserito anche Brian Zellis, assistente di May.

Roberto De Ponti

Domani scriveremo ancora dell'album “Innuendo”.

I testi sono tratti dal libro di Roberto De Ponti “Queen – Opera omnia”, pubblicato da Giunti, per gentile concessione dell’autore e dell’editore; al libro rimandiamo per la versione integrale dei testi di presentazione delle canzoni di “Innuendo” e di tutti gli altri album dei Queen.


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