Fiorella Mannoia: "Una casa discografica mi ha restituito il contratto"

Poi arrivò il riscatto a Sanremo. Da allora, tra alti e bassi, come è normale che sia, la cantautrice non si è mai fermata. La videointervista.
Fiorella Mannoia: "Una casa discografica mi ha restituito il contratto"

"Momenti no ce ne sono stati tanti. Una casa discografica mi ha restituito il contratto, cacciandomi, all'inizio degli Anni '80. Non fu bello, certo, ma non mi sono abbattuta. Ho continuato ad andare avanti: momenti del genere possono rafforzarti e se molli significa che non ci credi. Invece quando hai una passione e senti, dentro di te, di avere una possibilità, devi insistere": a raccontarlo è Fiorella Mannoia. Tra il nuovo album "Padroni di niente", arrivato nei negozi lo scorso venerdì, e la vigilia del quarantennale di "Caffè nero bollente", la canzone che nell''81 dal palco dell'Ariston lanciò l'allora 29enne interprete romana, la voce di "Quello che le donne non dicono" si racconta in una videointervista a Rockol e parla delle difficoltà che certo non sono mancate nella sua lunga carriera, cominciata nel '68 con la partecipazione al Festival di Castrocaro che le valse un contratto con la Carisch, prima del passaggio - due anni più tardi - alla It, l'etichetta romana (nata da una costola della RCA) considerata la "casa" degli esponenti della scuola capitolina, da Antonello Venditti e Francesco De Gregori a Rino Gaetano. Il successo, dopo una serie di dischi che non fecero centro nelle classifiche di vendita, sarebbe arrivato proprio nell''81 - in seguito a un ennesimo cambio di etichetta - con "Caffè nero bollente".

Da allora, tra alti e bassi, come è normale che sia, Fiorella Mannoia non si è mai fermata. Dall''83 ad oggi ha pubblicato diciotto album in studio, interpretato successi come "Quello che le donne non dicono", "Le notti di maggio", "Oh che sarà", "Il cielo d'Irlanda", "Ascolta l'infinito", fino alle più recenti "Combattente" e "Che sia benedetta", interpretato testi scritti da cantautori del calibro di Pierangelo Bertoli, Enrico Ruggeri, Ivano Fossati, Francesco De Gregori e Vasco Rossi (la sua versione di "Sally" è più nota dell'originale, uscita tre anni prima). Oggi non manca di affidarsi alle penne di colleghi più giovani, come Achille Lauro (con lui ha inciso un duetto sulle note di "C'est la vie") e Ultimo, autore del singolo "Chissà da dove arriva una canzone", che ha anticipato l'uscita di "Padroni di niente": "Ci siamo incontrati ad una cena, chiacchierando del più e del meno è venuta fuori questa canzone. Gliel'ho chiesta e lui non ha esitato a dirmi di sì - racconta della collaborazione - è un ragazzo curioso e sensibile, due qualità fondamentali per chi scrive canzoni".

Nei suoi dischi di oggi si trovano spesso autrici donne, come Amara (sua quella "Che sia benedetta" che sfiorò la vittoria al Festival di Sanremo nel 2017, dietro la scimmia di Gabbani) o Federica Abbate: "La musica è stata per anni appannaggio maschile e dovremmo tornare molto indietro nel tempo per capire perché nei decenni ci sono state così poche musiciste e autrici. Ai miei tempi una ragazza non andava in giro per cantine con il suo gruppo, spostandosi di città in città con un furgone: alle ragazze non era permesso. Studiavano violino, piuttosto. Oggi le cose fortunatamente sono cambiate".

Dall'archivio di Rockol - racconta "Personale": la videointervista
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