X Factor, il "percorso" è sempre lo stesso

Il talent alla prima puntata in diretta: la "rivoluzione" annunciata non c'è stata: gli inediti ascoltati subito non fanno la differenza, i meccanismi sono sempre quelli che abbiamo già visto
X Factor, il "percorso" è sempre lo stesso
Credits: Bianca Burgo

"Rivoluzione", "musica al centro", "percorso" e "attitudine": il lessico dei talent, e di X Factor in particolare, è fatto di parole che vengono ripetute come un mantra, ma che sono spesso promesse non mantenute. Per la nuova edizione, in settimana si era parlato di "rivoluzione" del format. Invece l'unica vera novità alla prima puntata del "live" è che abbiamo sentito subito gli inediti - e già dalla prossima settimana si torna alle cover. Alla fine, il "percorso" di X Factor è sempre quello: nel programma non abbiamo visto quell'attitudine che i giudici invece dicono di voler vedere dai concorrenti.

Il format

Gli ingredienti classici: Cattelan, i giudici, le storie dei cantanti raccontate in maniera enfatica e le canzoni. Ma con qualche dosaggio diverso: quest'anno si punta molto sul racconto di riscatto e sulle periferie. Per il resto, avevamo lasciato Cattelan che duettava con Robbie Williams alla finale del 2019 e lo ritroviamo che introduce ballando come Michael Jackson: il senso della misura non fa parte del programma.
Lo studio è più piccolo, c'è pure un po' di pubblico. È messo a distanza, in una piccionaia sopra i giudici, ma si fa sentire: sono figuranti selezionati in base all'entusiasmo (testuali parole della produzione in conferenza stampa). Per fortuna ci sono una bella messa in scena e una buona regia (si veda alla voce "spettacolo", sotto). L'effetto complessivo non è molto diverso dal solito: una grande cura della confezione, ma più forma che sostanza.

I giudici

Li avevamo visti in puntate registrate, dove il montaggio fa miracoli, con una bella armonia. Li ritroviamo in diretta, un po' impacciati e iper entusiasti nei giudizi: soprattutto Emma ed Hell Raton, che presentano i concorrenti con discorsi troppo scritti e poco sentiti. Qualche accenno di lite, con Mika che fa il cattivo sorridente e Manuel che fa il puntiglioso. La chimica è ancora da trovare.

Gli inediti

Sono già disponibili in un "mixtape" (che in realtà è una semplice raccolta, ma chiamarla così fa più gggiovane). E come negli anni passati, l'ascolto senza la spettacolarizzazione della TV ne mostra la debolezza (ne parliamo più nel dettaglio qua). Sullo schermo funzionano ma solo  a sprazzi - "Attenti al loop" di N.A.I.P. è un tocco di follia che beneficia di una performance inconsueta ed efficace - ma è difficile immaginare un "percorso" dentro X Factor per un artista così particolare e di nicchia. Blind ("Cuore nero"), Vergo ("Bomba"), Santi ("Bonsai") portano copie acerbe di hit altrui. CmqMartina e MyDrama portano brani molto pop, lontani dall'elettronica di classe esibita da entrambe alle audizioni. I Little Pieces of Marmelade fanno più casino che musica. Casadilego ha una bella voce, e un pezzo di Mara Sattei, ma siamo lontani dalla performance con "A case of you". I migliori sono i Manitoba, con un discreto pezzo pop ("La domenica") e soprattutto i Melancholia: "Leon" è l'unica canzone che ascoltere fuori di qui, intepretata con passione dalla cantante, con una gran presenza scenica.

Lo spettacolo

Al netto della solita retorica e di tutto il linguaggio enfatico, la cosa migliore di questa prima puntata è la messa in scena delle canzoni. Addio alle mega scenografie di Tommassini e Simone Ferrari; arrivano Laccio e Shake (Modulo Project) e fanno un lavoro più essenziale e a fuoco. Le performance diventano così dei videoclip in diretta, spesso davvero spettacolari, con una bella regia stile Eurovision e Sanremo. In questo sì il racconto è coinvolgente, e ci fa quasi dimenticare quanto sono noiosi gli inediti...

Dall'archivio di Rockol - Mara Maionchi e Sfera Ebbasta raccontano X Factor 13
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