“Famoso” di Sfera Ebbasta è un film già visto

Il documentario racconta la vita e la carriera del rapper seguendo un modello consolidato nelle pellicole musicali. Ma lascia fuori alcuni aspetti importanti.
“Famoso” di Sfera Ebbasta è un film già visto

“Prima di essere un personaggio sono una persona”. E ancora: “Più cresce la responsabilità, più i problemi diventano grandi, mondiali” oppure “più stai in alto, più fa male cadere”. E quindi viene subito da chiedersi, al di là delle frasi a effetto, chi c’è veramente sotto quegli occhiali giallo fluo? Che cosa scuote a livello umano ed emotivo il trap-king della musica italiana?

L’ego trip (non basta)

"Famoso”, è il racconto della carriera e della vita di Sfera Ebbasta. Sarà visibile su PrimeVideo dal 27 ottobre: Amazon, a differenza del documentario di Tiziano Ferro che esce la prossima settimana, è solo distributore (il film è prodotto dalla casa discografica del cantante, Universal con la Except, che ha curato le riprese di Modena Park). Un'operazione classica, quella di anticipare una tappa importante di un artista con un documentario che serva a ri-raccontarne la storia, mettendo alcuni paletti: i numeri che ha collezionato Sfera Ebbasta in Italia negli ultimi anni sono enormi, "Famoso" arriva dopo il successo di "Rockstar" e dopo la partecipazione (un po' meno fortunata) a X Factor. Putroppo il film riprende molti degli stereotipi del "rockumentary" e del racconto del rap e della trap: l'infanzia difficile, il ruolo della mamma, il successo visto ed esibito come rivalsa. Non è necessariamente un male, il racconto in musica della meta è un altro classico, non solo di questo genere musicale. Ma il film finisce per non approfondire. Le domande rimangono senza risposta: è come una porta con il lucchetto. Si vede il passaggio, si percepisce che c’è qualche cosa dietro, ma non si apre mai. Non si entra in profondità.

La mano di Pepsy Romanoff, storico regista di Vasco Rossi,  è ineccepibile ed esperta nel racconto visivo di Sfera. Ma le quasi due ore del film sono una sorta di tappeto rosso che conduce alla costruzione del nuovo album “Famoso”. E si finisce per trascurare altri aspetti. Non viene dedicato tempo  al come Sfera, durante la sua ascesa, abbia reagito emotivamente alla strage di Corinaldo, citata solo con un video dopo i titoli di coda in cui si mostra il trapper che ricorda le vittime durante il concerto di Assago. Non si vede una frenata, una riflessione più intima o un momento di titubanza se non, al massimo, nella costruzione di una canzone. “Quella di Corinaldo è una tragedia che ci ha segnato, che non dimentichiamo mai. Ci sono state anche delle sentenze. Mettere una dedica alla fine ci sembrava la maniera più artistica per ricordare”, dice Shablo, manager di Sfera.

Nel progetto manca il lato umano dell’artista, quello che era emerso dalla sua partecipazione a X Factor, di cui non si fa menzione. “Quella di Sfera è una storia significativa al di là della musica”, ribadisce Romanoff. Si è trovato spazio per raccontare l’avventura imprenditoriale che ha portato il trapper di Cinisello ad aprire un locale healthy con Andrea Petagna, ma non per il resto. I racconti degli inizi, il “passare dal nulla al tutto”, le frasi della madre e degli amici diventati poi parte integrante del suo staff, non restituiscono qualche cosa che già non si sapesse. È un copione già visto. La telecamera di Romanoff si muove in modo abile nel raccontare la strada che ha portato il ragazzo a collaborare con artisti del calibro di J Balvin, Steve Aoki, Diplo e altri, ma l’ego trip, che è sicuramente parte integrante del mondo rap, sembra reggersi solo su stereotipi. E poi non dimentichiamo che Sfera ha cinque anni di carriera alle spalle, non trenta. L’esaltazione, se portata all’estremo, può generare un cortocircuito.

La ragazzina con il flauto e la magia di Charlie Charles

I meriti non si nascondono: Sfera nel suo campo è un numero uno, è stato ed è un innovatore che, come spiega molto bene Marracash nel documentario, “è riuscito a dire delle cose con semplicità”. Una formula per nulla scontata, realizzata con un suo “personale stile”, come ribadisce la voce di “Rockstar”. Ha portato la melodia nel rap. “Può piacere o non piacere, ma è innegabile il peso che hanno e stanno avendo Charlie e Sfera. Una delle grandi novità è la voglia di andare oltre, di essere globali, mantenendo la lingua italiana”, sottolinea Shablo, manager del rapper. E ancora: “Nel 2015 mandai una mail a tutto lo staff Universal dove definivo Sfera la next big thing in Italia”, racconta Jacopo Pesce, direttore di Island Records.

Perché non mostrare i lati più nascosti e artistici di questa salita? C’è una scena che fa davvero centro: Sfera e il suo produttore Charlie Charles, al lavoro in un piccolo paese della Toscana, una sera sentono suonare per caso delle ragazzine, sono delle flautiste. Una di loro, nell’incredulità generale, viene assoldata per partecipare alle registrazioni del nuovo disco del rapper che, giocando con la piccola, prova anche a suonare goffamente lo strumento. È uno spaccato di vita vera, finalmente senza patina e riflettori addosso. La figura più interessante del docufilm è senz’altro quella di Charlie Charles: è mistico, soppesa le parole, si mostra un professionista capace di imporsi in momenti nevralgici e allo stesso tempo si rivela sempre pronto a collaborare con altri musicisti e colleghi. Un deus ex machina a tutti gli effetti, vero scultore del suono di Sfera, lontano da ogni forma di vanità.

Prossimi appuntamenti

Sono state annunciate due date live: il 13 e 14 settembre 2021 Sfera Ebbasta suonerà al Forum di Assago. Il rapper non dimentica Cinisello Balsamo. Dal 16 novembre sarà infatti disponibile Famoso – A visual story”, un’esposizione fotografica interamente dedicata al Museo di Fotografia Contemporanea (MUFOCO), partner di Triennale Milano che sarà aperta gratuitamente a tutto il pubblico. Il MUFOCO, apre così le porte alla Milano Music Week ospitando uno dei suoi cittadini più famosi a livello internazionale. Il prossimo 20 novembre uscirà il suo nuovo album "Famoso". 

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