Colosseum: guida all'ascolto di "Valentyne suite"

I dischi "imperdibili" raccontati e spiegati da Enrico Merlin
Colosseum: guida all'ascolto di "Valentyne suite"

COLOSSEUM: VALENTYNE SUITE
Vertigo, novembre 1969

I Colosseum possono essere identificati come una delle possibili vie di incontro tra Jazz, Rock e sperimentazione, in alternativa ai molti gruppi americani dell’epoca. Il batterista Jon Hiseman e il sassofonista Dick Heckstall-Smith sono i perni attorno ai quali ruota la formazione. La loro musica è basata principalmente su vamp o su progressioni di accordi di impianto modale, ridotte all’osso; una certa rilevanza assume anche il lavoro di sovraincisione e postproduzione. In “The Kettle”, per esempio, Litherland sovraincide due assoli di chitarra in un dialogo virtuale, che conduce quasi alla dissoluzione della forma. In “Butty’s Blues”, ispirato alle sonorità di Gil Evans, risalta la tipica “pronuncia inglese” di Heckstall-Smith (a un certo punto con due strumenti contemporaneamente à la Roland Kirk), che lo rende immediatamente riconoscibile nel panorama dei sassofonisti dell’epoca.

“The Machine Demands a Sacrifice” gode ancora una volta delle liriche di Pete Brown, già collaboratore dei Cream. La parte più ambiziosa dell’album è costituita dalla suite che dà il titolo all’album dove, a fronte di una maggior quantità di scrittura rispetto agli altri brani, non mancano intensi episodi solistici di natura improvvisata. Il primo movimento alterna, in rapida successione, sezioni sulla scala frigia stilisticamente diverse tra loro, dal Flamenco al Jazz degli anni ’60, dal Surf all’informale, dal Latin al Rockabilly, tutto condito con abbondanti spezie Progressive. Il secondo movimento si apre con un tema corale, su cui si snoda un ruvido assolo di Heckstall-Smith, a tratti nuovamente con due sassofoni; la forma evolve quindi verso un finale ritmicamente molto articolato. Il terzo movimento conclude la suite in una forma monumentale, con tanto di fanfara, sovraincisione di due bassi, assoli di chitarra e batteria. "Valentyne Suite" fu il primo disco pubblicato dall’etichetta Vertigo.

Enrico Merlin

Questa scheda è tratta da "1000 dischi per un secolo. 1900-2000", di Enrico Merlin (Il Saggiatore), per gentile concessione dell'autore e dell'editore.

Enrico Merlin, musicista e musicologo, nella composizione e scrittura del volume ha cercato di tracciare la storia della musica occidentale registrata, attraverso la selezione di 1000 opere sonore che fossero innovative in almeno uno dei sei parametri di cui la musica è composta: melodia-armonia-ritmo-timbro-dinamica-espressività. Per ognuna di esse ha realizzato una sorta di guida all'ascolto in cui vengono raccontate le motivazioni per cui quel disco è di fatto una pietra miliare. Mancano diversi dischi famosi, mentre vi sono opere seminali, ma di nicchia, che malgrado uno scarso successo di pubblico hanno lasciato un segno profondo in altri artisti contemporanei o successivi. Le schede non sono quindi delle recensioni, quanto piuttosto dei suggerimenti d'ascolto, dei trampolini di lancio per andare alla scoperta di nuovi mondi sonori e, perché no, trovare qualche conferma.


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