David Bowie: la storia di "Saviour machine"

All'approssimarsi del cinquantesimo anniversario della pubblicazione dell'album "The man who sold the world" ne raccontiamo in questi giorni la storia di tutte le canzoni.
David Bowie: la storia di "Saviour machine"

“L’altro giorno qualcuno mi ha ricordato una canzone che avevo chiamato 'Saviour Machine', che raccontava di un computer che si occupava di tutti i problemi del mondo. Questa macchina aveva fatto un lavoro talmente buono che, per inventarsi qualcosa da fare, era stata costretta a far andar male le cose di nuovo”. Questa intervista a "Time Out" risale al 1998, anno in cui venne varato bowienet, progetto multimediale molto ambizioso per le ancora limitate possibilità di Internet all’epoca. Forse anche per questo il suo titolare finì gradualmente per disinteressarsene, malgrado le voci su offerte astronomiche ricevute da parte dei giganti della comunicazione nella prima fase del Web.
Sono passati oltre vent’anni da quell’intervista e più o meno cinquanta dall’incisione di questo brano. Pur trovandoci in piena accelerazione tecnologica, che risulterà risibile a chi dovesse leggere queste righe nel 2040, è difficile non rimanere colpiti da certe sfumature di preveggenza.


Come appassionato di fantascienza Bowie aveva un debole per le parabole sull’intelligenza artificiale: nel supercomputer che nella canzone viene chiamato “La Preghiera” ci sono un po’ dell’HAL 9000 di Kubrick ma anche molto della megamacchina protagonista del fulminante racconto "La risposta" di Fredric Brown.
Per quanto il testo di "Saviour Machine" fosse stato scritto più o meno nelle stesse condizioni frettolose che avevano portato alle considerazioni sul Vietnam di "Running Gun Blues", è evidente che nei futuri distopici Bowie si trovava molto più a suo agio: infatti ne aveva infilato uno anche nell’album di debutto, "We Are Hungry Men". Il testo è più a fuoco della musica, malgrado una certa audacia ritmica quasi da band progressive: è interessante che il volume si alzi a pezzo già iniziato, a suggerire l’ingresso in un mondo futuro che è già lanciato senza che l’umanità ne abbia colto con precisione l’inizio. In compenso, rispetto a "Running Gun Blues" che lo precede nell’album, qui il Moog di Mace con il suo immaginario sonoro futurista si intona perfettamente allo spirito della composizione.

(Paolo Madeddu)

 

Il testo completo di questa scheda è pubblicato nel libro "David Bowie" di Paolo Madeddu, edito da Giunti, per gentile concessione dell'autore e dell'editore. Il libro racconta tutte le canzoni pubblicate da David Bowie nella prima parte della sua carriera, dal 1964 al 1976: tutti i brani contenuti negli album, i singoli con i relativi lati B e gli inediti apparsi sui live e, in due apposite appendici, gli abbozzi di canzone, i provini, gli inediti pubblicati ufficialmente dopo la scomparsa dell'artista.

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Dall'archivio di Rockol - La storia di "The rise and fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars" di David Bowie
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