David Bowie: la storia di "After all"

All'approssimarsi del cinquantesimo anniversario della pubblicazione dell'album "The man who sold the world" ne raccontiamo in questi giorni la storia di tutte le canzoni.
David Bowie: la storia di "After all"

Questo valzer lento e inquietante è uno dei cardini dell’album, come testimonia anche il fatto che il suo refrain campeggiava vistosamente nell’interno di copertina della prima versione (quella americana) dell’album. “Oh, by Jingo”, espressione popolare per non invocare il nome Jesus invano un po’ come da noi “Cribbio”, aveva storicamente una connotazione inquietante nella cultura britannica. Il suo utilizzo enfatico in una canzonetta guerrafondaia di fine Ottocento, cara agli imperialisti inglesi, aveva originato una precisa corrente di politica internazionale, muscolare e smaniosa: il jingoismo. Così queste parole, cantate con lo stesso piglio infantile e un po’ folle già udito in "All The Madmen" (e che si udrà successivamente in "The Bewlay Brothers") enfatizzano l’atmosfera tetra nella quale Bowie ambienta una sorta di requiem per una generazione che non sembra aver trovato in Pace, Amore e Musica la risposta che credeva. Restano “bambini giusto un po’ più alti” e “solamente un po’ più vecchi”.


L’arrangiamento per “piccola banda” (con il basso di Tony Visconti particolarmente sinistro, per non parlare del redivivo stilofono di "Space Oddity") e la costruzione del testo per immagini riportano a qualche anno prima, ai bozzetti con cui nel primo album David ritraeva disincantato i suoi coetanei. Ma qualcosa è cambiato, e non è solo nella melodia più sinistra, non lontanissima da quella di Jacques Brel che trasporrà in "My Death", in quel curioso clima di festa funebre: il verso
“Vivi fino alla tua rinascita e fai ciò che desideri” sembra costituire un ponte tra il buddhismo dei diciannove anni di Bowie e il satanismo di Aleister Crowley. E la sentenza “L’uomo è un ostacolo, patetico come un clown” è uno dei segnali che tra il flower power e Nietzsche ormai Bowie pende decisamente verso quest’ultimo. 
Quindi? Figli dei fiori? Figli di Dio? Nella seconda strofa, il cantante scuote la testa: “Non siamo figli di nessuno, per niente... Dopo tutto”.


La sensazione che lui possa e voglia fare da punto di riferimento per quei ragazzi sembra aleggiare nell’aria, però nell’ultima strofa ammette di non essere ancora pronto: “Ho approfittato del vostro tempo, scusatemi se vi ho chiamati... Dimenticate tutto quello che ho detto e non serbatemi rancore”. Potrebbe essere la sintesi di tutto l’album: Bowie vuole avvisare dei cambiamenti in corso prima ancora che siano pienamente compiuti. Ci sta girando attorno, e nel frattempo solleva un polverone girando vestito da donna ma suonando, nella maggior parte dell’album, come i gruppi più heavy di quel periodo.

(Paolo Madeddu)

 

Il testo completo di questa scheda è pubblicato nel libro "David Bowie" di Paolo Madeddu, edito da Giunti, per gentile concessione dell'autore e dell'editore. Il libro racconta tutte le canzoni pubblicate da David Bowie nella prima parte della sua carriera, dal 1964 al 1976: tutti i brani contenuti negli album, i singoli con i relativi lati B e gli inediti apparsi sui live e, in due apposite appendici, gli abbozzi di canzone, i provini, gli inediti pubblicati ufficialmente dopo la scomparsa dell'artista.


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Dall'archivio di Rockol - La storia di "The rise and fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars" di David Bowie
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