David Bowie: la storia di "The width of a circle"

All'approssimarsi del cinquantesimo anniversario della pubblicazione dell'album "The man who sold the world" ne raccontiamo in questi giorni la storia di tutte le canzoni.
David Bowie: la storia di "The width of a circle"

La lunghezza di "The Width Of A Circle" subito all’inizio dell’album "The man who sold the world" ne sottolinea la natura di manifesto programmatico: è una specie di cerimonia sacrificale nel cui fuoco Bowie tenta di gettare molte cose, dall’hit "Space Oddity" alle sue sconfitte velleità di lasciare un segno negli anni ’60. E in quelle fiamme inizia a forgiare una band, quella di cui avrebbe
sempre voluto essere il leader.
Nella lunga gestazione del brano il titolo arrivò per primo ma per tutt’altro utilizzo: era già stato passato da Bowie al suo amico di sempre George Underwood come tema per l’illustrazione sul retro dell’album "Space oddity".


Il protagonista del testo è certamente Bowie, in piena selva oscura personale e artistica, a tu per tu con dubbi e tentazioni, demoni e rivelazioni, tra citazioni esplicite (il poeta libanese Kahlil Gibran) o suggerite, come la sessualità rituale del satanista Aleister Crowley, oppure "Così parlò Zarathustra" in più accezioni. 
Se le liriche vedono Bowie allo specchio, a tu per tu con un alter ego, la musica è un parto collettivo. Anzi, ancora più di lui a prendere il proscenio sono i suoi musicisti, ai quali manca ormai un solo tassello (Trevor Bolder al posto di Tony Visconti) per diventare Spiders From Mars. Già dopo due minuti la band parte al galoppo mentre lui si fa in disparte, cosa che avverrà anche fisicamente quando nei concerti Mick Ronson – da vero axeman alla Ritchie Blackmore – allungherà il suo assolo di chitarra fino a dieci minuti, col cantante dietro le quinte a rinfrescarsi e cambiare abito. 
Viceversa, la prima volta che "The Width Of A Circle" fu eseguita dal vivo alla BBC il 5 febbraio 1970 (nove mesi prima dell’uscita dell’album, il 4 novembre in anteprima negli States) la nota conclusiva risuonava dopo quattro minuti e quaranta secondi. 


La successiva registrazione finita su "The man who sold the world" dimostra che Bowie aveva preso confidenza con Mick Ronson, uno dei non pochi musicisti decisivi per la sua carriera, cambiando la struttura della canzone per dargli spazio. Nel racconto di Tony Visconti, si trattò di un
piccolo golpe suo e di Ronson, che decisero di aggiungere un’improvvisazione di stampo boogie emersa in una jam session, costringendo il cantante ad allungare il testo.
Così, se nella prima parte la preoccupazione principale del narratore è che “si era sparsa la voce che stavo invecchiando rapidamente” (in un’epoca in cui “anche Dio è un giovane uomo”), nella parte aggiunta successivamente viene messo in scena il patto diabolico e lussurioso che sblocca il cambiamento. Concetto che in Bowie è piuttosto (eufemismo) importante.


Parlando di mutamenti, "The Width Of A Circle" venne profondamente cambiata nel 1974, non appena Ronson e Bowie si separarono: la versione su "David Live", malgrado la presenza di un altro supereroe con chitarra come Earl Slick, fu accorciata e arrangiata in modo da mettere in evidenza anche tastiere e sax rispetto al primordiale impasto della versione originale, che può essere considerata il primo pezzo apertamente rock’n’roll di Bowie.

(Paolo Madeddu)

 

Il testo completo di questa scheda è pubblicato nel libro "David Bowie" di Paolo Madeddu, edito da Giunti, per gentile concessione dell'autore e dell'editore. Il libro racconta tutte le canzoni pubblicate da David Bowie nella prima parte della sua carriera, dal 1964 al 1976: tutti i brani contenuti negli album, i singoli con i relativi lati B e gli inediti apparsi sui live e, in due apposite appendici, gli abbozzi di canzone, i provini, gli inediti pubblicati ufficialmente dopo la scomparsa dell'artista.

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Dall'archivio di Rockol - La storia di "The rise and fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars" di David Bowie
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