Sting sogna le tartarughe blu e lascia i Police

Quando il musicista inglese intraprese la carriera solista nel giugno 1985.
Sting sogna le tartarughe blu e lascia i Police

Il 4 marzo 1984 al Royal Melbourne Showgrounds di Melbourne, in Australia, si chiude il 'Synchronicity Tour' dei Police. Di fatto si chiude qui - oltre al lungo tour a supporto del loro quinto album "Synchronicity" pubblicato l'anno precedente - anche la storia della band inglese formata da Sting, Stewart Copeland e Andy Summers. Non venne emesso alcun comunicato ufficiale per sancire la fine del gruppo che a quel tempo era in cima alle classifiche di vendita in ogni parte del mondo. Accadde solo che il terzetto decise di prendersi del tempo per seguire, ognuno per il suo, dei progetti personali. Qualche tensione tra loro, inutile negarlo, esisteva, ma i tre avevano anche parlato di lavorare a un sesto album. Album che però non venne mai fatto.

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Il leader della band Sting – che oggi compie 69 anni – concretizzò il suo impegno pubblicando, nel giugno 1985, il primo album solista intitolato "The Dream of the Blue Turtles". Un disco che aveva grande discontinuità sonora con il reggae'n'roll e il rock per il quale erano conosciuti i Police. L'esordio solista di Sting aveva più di una influenza legata al jazz. La band che il musicista britannico assemblò per il disco era composta da Branford Marsalis al sax, Omar Hakim alla batteria, Darryl Jones (futuro bassista dei Rolling Stones al posto di Bill Wyman nel 1992) al basso, Kenny Kirkland alle tastiere, oltre alle coriste Janice Pendarvis e Dollette McDonald.

Così Sting racconta, in una intervista rilasciata a uDiscoverMusic la scorsa estate, come nacque la band che lo accompagnò in sala di incisione. Questo il ricordo del musicista inglese: "Incontrai Branford Marsalis e iniziammo a parlare di musica. Gli dissi che volevo formare una band. Senza specificare quale tipo di band. Ma ovviamente, le persone che lui conosceva provenivano dal mondo jazz. Arrivavano da Weather Report, Miles Davis… Branford aveva suonato con [Art] Blakey e la prima persona che mi segnalò fu Kenny Kirkland, che era uno straordinario pianista." Quello fu il primo passo. Continua Sting: "Non appena si è seduto e ha iniziato a suonare fu nella band. Questo fu più o meno il caso di tutti quelli che portava Branford. Ovviamente musicisti di altissimo livello, ma facevano anche parte di una generazione cresciuta con la musica pop e rock."

Quandò uscì "The Dream of the Blue Turtles" molti lo bollarono come un disco jazz, ma non era proprio così. E Sting tenne a precisarlo: "Questi musicisti sapevano da dove venivo e che l'idea non era quella di fare un disco jazz. Forse abbiamo fatto un disco con un sentimento jazz, la musica venne pianificata e poi l'abbiamo suonata. Tutti dissero, 'Oh, stai registrando un disco jazz'. Ma non era così." Le registrazioni iniziarono nel mese di marzo del 1985, ai Blue Wave Studios a Barbados. Il titolo del disco venne ispirato da un sogno che Sting fece la prima notte sull'isola. Dell'aria che si respirava in sala di incisione dice: "L'atmosfera era ovviamente molto buona. Ho lavorato sempre in quel modo. La musica è una cosa felice e questo gruppo di musicisti erano tutti felici di essere lì a lavorare con me, a lavorare su questo materiale, quindi fu una bella esperienza."

Il primo singolo estratto dell'album, "If You Love Somebody Set Them Free", si fece largo nelle classifiche di vendita. Sting disse che la canzone era l'antidoto a "Every Breath You Take" dei Police. Dove questa invita a lasciare libero il proprio amore, quella invece spinge a non perdersi neppure un respiro dell'amata. "Non credo che l'idea di amare qualcuno e renderlo libero sia particolarmente originale. (...) Non sono sicuro di essere abbastanza coraggioso da crederci davvero, amare qualcuno e lasciarlo libero. Ma cantare in un certo senso aiuta, se ripeti qualcosa abbastanza a lungo..."

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Altra canzone che ebbe un buon successo inclusa in "The Dream of the Blue Turtles" fu "Russians", il brano riprende un tema del compositore russo Sergej Prokofiev, infatti è firmato Prokofiev-Sting. A proposito della composizione del musicista russo rivela: "È stato uno dei miei brani preferiti per molti anni. È il tema dell'amore del tenente Kije, che è una suite che Prokofiev ha scritto, credo, negli anni '20 o '30."

In Italia "Russians" raggiunse il secondo posto in classifica anche grazie al passaggio dell'ex frontman dei Police al festival di Sanremo 1986. Così Sting spiega la canzone: "Sono cresciuto all'ombra della Guerra Fredda negli anni '50 e '60 con la minaccia della guerra nucleare che pendeva su di noi. Quindi, ovviamente, per quelli della mia generazione, era un pericolo molto presente nella mente. E anche l'idea che Reagan (il presidente degli Stati Uniti all'epoca dell'uscita del disco, ndr) abbia dipinto i russi come l'impero del male e che non fossero del tutto umani. Penso che questo, alla base, fosse il sottotesto. Quindi, volevo andare al fondo della questione. Siamo tutti esseri umani a dispetto dell'ideologia o della bandiera che sventola in un dato momento. Abbiamo tutti le medesime paure, le stesse ansie e le stesse speranze per il mondo."

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"We Work The Black Seam" è invece ispirata ai luoghi natii dell'artista oggi 69enne: "Vengo dal nord-est dell'Inghilterra, le miniere di carbone erano molto vicine a dove vivevo. Nella mia città [Wallsend, nel Northumberland] c'erano due lavori. Avevi la miniera di carbone da un lato e il cantiere navale dall'altro, quindi sentivo una certa affinità per i problemi della classe operaia e per quello che era successo all'industria negli anni della Thatcher (primo ministro inglese negli anni Ottanta, ndr)."

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Dopo "If You Love Somebody Set Them Free", quale secondo singolo fu pubblicato "Fortress Around Your Heart". Di questa canzone ebbe modo di parlare in un'intervista inclusa nel Cd Rom dell'album dal vivo pubblicato da Sting nel 2001, "All This Time" (leggi qui la nostra recensione). "Fu scritta in studio nell'85, alle Barbados. Stavo suonando degli accordi sulla chitarra, degli accordi strani. Suonavano un po' medievali e così ho iniziato a pensare a tutta una serie di assedi medievali, alle mura dei castelli, eserciti che dormivano sotto bandiere stracciate e ho pensato che fosse una bella metafora dell'amore andato male. Eserciti in lotta tra loro, relazioni che sono crollate e andate di male in peggio, e quello che è iniziato come amore finisce in guerra."

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Alla pubblicazione del disco fece seguito un lungo tour mondiale, oltre cento live, che venne immortalato nel documentario 'Bring On The Night'. Ripensando a quel tour che prese il via 35 anni fa, Sting ricorda: “Si divertivano tutti a suonare. Quella era una band fantastica. Se avete visto quella band, lasciava le persone a bocca aperta. Il primo concerto che abbiamo fatto è stato a Parigi. Abbiamo affittato un teatro chiamato Mogador per una settimana e abbiamo suonato il nuovo materiale per un'intera settimana. È stata la settimana in cui è nato uno dei miei figli, Jake, quindi ne ho un grande ricordo. Sono andato direttamente dal palco all'ospedale per due sere di seguito. Ma sì, ci siamo proprio divertiti. È stato bello. Abbiamo perso Kenny Kirkland alcuni anni fa (il pianista è morto a causa di una insufficienza cardiaca nel 1998, all'età di 43 anni, ndr). Ma io e Branford siamo ancora amici e abbiamo tutti tanti bei ricordi di quei tempi".

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