Tricarico ha scritto una canzone con Pieraccioni per lo Zecchino d’Oro: “La verità oggi passa dai bambini”

Nei vent’anni di “Io sono Francesco”, il cantautore milanese, supportato dall’attore toscano, presenta “Mozart è stato gestito male”: “Ha un inizio trap”.
Tricarico ha scritto una canzone con Pieraccioni per lo Zecchino d’Oro: “La verità oggi passa dai bambini”

Pino Daniele, Lucio Dalla, Enrico Ruggeri, Edoardo Bennato, Bruno Lauzi, Frankie hi-nrg. Sono tanti gli artisti di spessore che hanno scritto brani poi presentati in gara allo Zecchino d’Oro, cantati da bambini (in fondo all’articolo trovate l’elenco di tutte le firme note che hanno scritto canzoni per la manifestazione canora). Per questa 63^ edizione, in programma a dicembre, fra gli autori dei pezzi c’è una di quelle coppie che non ti aspetti: Francesco Tricarico e Leonardo Pieraccioni. Un “cantautore sghembo”, come lo ha definito con stima e affetto Francesco De Gregori, e un attore comico, anche autore, tanto da scrivere le colonne sonore dei suoi spettacoli e dei suoi film. Ha anche pubblicato alcuni Lp. Il brano, scritto a quattro mani, si intitola “Mozart è stato gestito male”. E non è una coincidenza che la canzone sia legata da un sottile filo rosso a “Io sono Francesco”, il tormentone che nel 2000, vent’anni fa, rese famoso il cantautore milanese.

Tricarico, di che cosa parla “Mozart è stato gestito male”?
“Di un bambino che non viene ascoltato, circondato da adulti poco credibili ed egocentrici. Lui non ci sta, vuole dire la sua. È un modo semplice per parlare di un argomento più grande che ha a che fare con le opinioni e con la scienza. Siamo in un momento storico in cui non si comprende il confine fra regresso e progresso. L’innocenza e la semplicità dei bambini possono aiutarci a decifrare la realtà, da loro passa la verità”.

Come è nata la collaborazione con Leonardo Pieraccioni?
“Ci conosciamo da tanti anni. Ogni tanto gli faccio vedere i miei quadri. Ci teniamo in contatto. A febbraio ci siamo messi a scrivere una canzone insieme a distanza, quasi per gioco, ma non pensavamo di presentarla allo Zecchino d’Oro. Quell’idea è venuta dopo. Leonardo, quando si parla di musica, è nel suo. Ha scritto le canzoni per i suoi spettacoli teatrali e per i suoi film e ha un orecchio attento. Il brano ha un inizio trap”.

Trap?
“Sì. Nei vari arrangiamenti temo si sia un po’ perso, ma la radice è quella. La trap ha dei giochi di parole geniali. Giochi. I bambini oggi non cantano più come un tempo. Studiano, si perfezionano come gli adulti. Non ci sono più le mezze stagioni e si stanno anche perdendo le età della vita”.

Come è arrivata allo Zecchino d’Oro?
“È un’idea nata strada facendo. L’abbiamo presentata e siamo contenti che sia piaciuta. Pensavamo che solo un bambino potesse essere cedibile nel cantarla. Solo i bambini, forse, hanno il coraggio di poter urlare ‘il re è nudo’, gli adulti no”.  

Tanti grandi cantautori hanno scritto canzoni per bambini.
“Perché il messaggio è più a fuoco. “Ci vuole un fiore” è una splendida canzone su un testo di Gianni Rodari cantata dall'indimenticabile Sergio Endrigo. C’è una purezza speciale in canzoni come quella”.

Quando uscirà il suo nuovo album?
“È lì, in pausa. È un periodo di attesa. Tutto è messo in dubbio. Saliamo sul bus con la mascherina e ci interroghiamo sulla libertà e sulle scelte personali. Le mie canzonette con tutto questo non c’entrano o forse sì. Io sono istintivo, non aspetterei, farei uscire il disco, ma vince l’attesa”.

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Vent’anni di “Io sono Francesco”. C’è un filo rosso che collega quel brano a oggi?
“Sì, è lo sguardo diverso, è un punto di vista personale sulle cose della vita. De Gregori mi definì ‘un cantautore sghembo’. Nacque un'amicizia e una canzone,A Milano non c'è il mare”. Lo sguardo diverso, che si trova anche in “Mozart è stato gestito male”, è l’antitesi dell’andare dritti. Molto rap di oggi va dritto dopo essere stato storto. Anche il jazz ha avuto un percorso analogo: nacque come musica libera e oggigiorno spesso viene standardizzata. Non mi sono mai piaciute le cose dritte”.

(Claudio Cabona)

Firme note nella storia dello Zecchino d'Oro:

Pino Daniele – Tegolino (33° Zecchino d’Oro, 1990)

Enrico Ruggeri – La canzone dei colori (33° Zecchino d’Oro, 1990)

Lucio Dalla – Nonni Nonni (45° Zecchino d’Oro, 2002)

Biagio Antonacci – Il mio cuore è un gran pallone (48° Zecchino d’Oro, 2005)

Dody Battaglia – Il pianeta Grabov (47° Zecchino d’Oro, 2004), Il segreto del sorriso (50° Zecchino d’Oro, 2007), Un mondo di gelato (48° Zecchino d’Oro, 2005)

Roby Facchinetti - (Marcobaleno 45° Zecchino d’Oro, 2002)

Fabio Concato – L’ocona sgangherona (33° Zecchino d’Oro, 1990)

Bobby Solo – Bumba e la zumba (60° Zecchino d’Oro, 2017)

Lelio Luttazzi – La vera storia di Noè (59° Zecchino d’Oro, 2016)

Edoardo Bennato – Lo stelliere (45° Zecchino d’Oro, 2002)

Riccardo Fogli – Il mio grande papà (30° Zecchino d’Oro, 1987)

Amedeo Minghi – Il gatto mascherato (54° Zecchino d’Oro, 2011)

Renato Zero – Il nostro festival (47° Zecchino d’Oro, 2004)

Toto Cutugno – O mamà, papà (30° Zecchino d’Oro, 1987), Signor Metèo (41° Zecchino d’Oro, 1998)

Pupo – Canzone amica (30° Zecchino d’Oro, 1987)

Bruno Lauzi – (La buona volontà 20° Zecchino d’Oro, 1977), La gallina brasiliana (45° Zecchino d’Oro, 2002)

Silvia Mezzanotte – La danza di Roskinka (52° Zecchino d'Oro, 2009)

Lino Banfi – Bambinissimi papà (34° Zecchino d’Oro, 1991)

Frankie hi-nrg - Lo zombie vegetariano (58° Zecchino d’Oro, 2015), Gualtiero dei mestieri (60° Zecchino d’Oro, 2017)

 

 

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