Prince e “Sign o' the times”: la storia di un capolavoro (e l'ascolto in anteprima della ristampa)

Tutti i dettagli del box da 8 CD che celebra il periodo più prolifico e amato dell'artista di Minneapolis.
Prince e “Sign o' the times”: la storia di un capolavoro (e l'ascolto in anteprima della ristampa)

Se chiedete a qualsiasi fan o semplice appassionato di Prince quale sia il periodo migliore della sua carriera, molto probabilmente il 90 per cento vi risponderà che è quello della seconda metà degli anni '80, mentre i più esperti puntualizzeranno “dal 1986 al 1988”, ovvero il triennio relativo alla creazione e al tour di “Sign '☮' the times”. Periodo estremamente prolifico e di qualità strepitosa. Questo fa capire il perché questo box super deluxe di “Sign '☮' the times”. di 8 cd +1 dvd (o 13 lp + dvd) sia così atteso dai princiani di ferro. E non solo per il doppio disco del 1987 rimasterizzato da Bernie Grundman con il contributo dell'ingegnere del suono Susan George, e neanche per la classica raccolta dei migliori dischi mix dei singoli (già editi) o per l'intero concerto del “Sign '☮' the times” tour e neppure per il booklet di 120 pagine o il dvd del concerto di capodanno a Paisley Park (che già tutto questo è una meraviglia), ma soprattutto per le 45 canzoni originali  inedite prelevate dalla Vault (cassaforte) di Paisley Park e, se contiamo le versioni (molto) alternative di pezzi già conosciuti, gli inediti salgono a 63. Il tutto, ripetiamolo, nel momento in cui Prince Rogers Nelson era posseduto dal Genio e dal fuoco sacro del talento creativo senza freni, specialmente in tema di scrittura (ma anche di voce) e con la capacità di passare da un genere all'altro sempre rischiando ma mantenendo la barra della qualità sempre molto alta. 
Ma andiamo per gradi.

Sign "☮" the Times 
Iniziamo quindi dal doppio “Sign '☮' the times”.rimasterizzato con grande perizia e che fa risaltare ancora di più il suo fascino, il mistero e la multiforme intensità delle 16 canzoni, una più bella dell'altra. E' il primo disco senza i Revolution, fedeli compagni degli ultimi quattro fortunati lavori, in cui tutta l'irrequietezza artistica di Prince raggiunge il culmine, a partire dalla caotica copertina, in un caleidoscopio di suoni dove la barriera tra generi non solo viene ancora una volta abbattuta, ma raggiunge una nuova dimensione evolutiva. In particolare la rimasterizzazione fa risaltare quei brani cosiddetti minori (ma che minori non lo sono affatto), come ad esempio “It”,  che mette insieme una drum machine martellante, le armonizzazioni sghembe e una chitarra nervosissima, oppure “If I was your girlfriend” cantata dal suo alter ego Camille e che contiene testi come "Se io fossi la tua ragazza, ti ricorderesti di dirmi tutte le cose che hai dimenticato di dirmi quando io ero il tuo uomo?" che nemmeno in questi tempi di gender fluid mai nessuno è stato capace di scrivere o la slow jam finale “Adore” dove Prince gareggia alla pari con maestri come Marvin Gaye e Al Green. Tra i mix già editi vale la pena citare la versione MoQuake di “Housequake” che sembra data in mano ai Madhouse (side project jazz-funk-fusion di Prince con due album all'attivo), i due remix di “Hot Thing” e l'extended version della b-side “Shockadelica” con il beat ossessivo che venne poi ripreso in “Bob George” nel travagliato “Black Album”.  

I due dischi live
Anche il live  è una perla che non risente affatto del 33 anni trascorsi, anzi, in tempi in cui l'r&b e in generale la musica urban, evoluzione del soul, del funk e dell'r&b, è diventata una sorta di nuovo pop, ascoltare ora la ricchezza, la freschezza e la qualità di quei suoni e di quelle composizioni fa pensare a musica che viene dal futuro. Chi ha partecipato a uno dei quattro sold out del Palatrussardi nel giugno del 1987 vi dirà (lo dico anch'io) che è stato il concerto della vita. Un paio di momenti su tutti di questo live in Utrecht del 20 giugno 1987: la versione dilatata di “Forever in My Life” (piuttosto differente da quella in studio contenuta in “Sign '☮' the times”.) e i tanti interventi jazzy tra un pezzo e l'altro che rimandano alle orchestrazioni di Count Basie o Lionel Hampton e alle composizioni di Duke Ellington, sue fissazioni del momento che ricorrono anche in molti altri pezzi inediti. 

Gli inediti
Con 45 canzoni inedite estratte dalla cassaforte di Prince, la maggior parte delle quali incise nella sessioni di “Sign '☮' the times”., non è facile trovare il punto da dove iniziare. 
Proviamo innanzitutto a sfatare quel luogo comune che porta molti a dire che “se non sono stati pubblicati un motivo ci sarà” facendo intuire che non fossero all'altezza. Ecco, sappiate che in questi tre dischi non c'è nemmeno un pezzo che può essere catalogato come “scarto”, considerata l'alta qualità media delle canzoni. La verità è che in quel periodo di vitale e ininterrotta produttività, Prince aveva messo in cantiere interi progetti, come i musical “Dream Factor” e “The Dawn” o quello sotto lo pseudomino gender free di Camille (tra cui qui “Cosmic Day” “Rebirth Of The Flesh”). Quindi una volta che questi progetti furono abortiti, principalmente per mancanza di budget, allora Prince, testardo e intransigente com'era, non ne volle sapere più niente e nessuna idea melodica fu poi ripresa e “riciclata” per altre canzoni (unica eccezione qui “The ball” che ha melodia e ritmica che poi furono riprese per “I know” che apre il disco “Lovesexy”). 
Si sa poco o niente della storia che, ad esempio, sta dietro a “Dream Factor”, tuttavia la trama sonora è abbastanza chiara: una via di mezzo tra Broadway e Minneapolis (“All my dreams”, “It Ain’t Over ‘Til The Fat Lady Sings” “And that says what?”) dove si sente molto l'influenza jazz che poi riversò completamente nel progetto Madhouse. I brani che dovevano essere contenuti in “The Dawn” (“The Cocoa Boys , “When The Dawn Of The Morning Comes”, “Crucial”) sono invece molto eclettici, ma di altissima qualità. 
Di fatto dopo il tour di Parade, terminato nel settembre 1986, ci fu lo scioglimento dei Revolution e con loro anche quello piuttosto contrastato di Prince con Wendy Melvoin e Lisa Coleman (poi da sole come duo Wendy & Lisa), tuttavia in molti inediti qui le due musiciste sono ben presenti: ci sono ad esempio due bellissimi brani strumentali - “Visions” e “Colors” - suonati esclusivamente e rispettivamente dalla tastierista e dalla chitarrista, anche se attribuiti a Prince. 
Un altro episodio molto interessante sempre con i Revolution è una sorta di live in studio di “Power fantastic” (b-side già edita) una sorta di jam ballad liquida e psichedelica dove si può sentire Prince impartire ai musicisti delle istruzioni, anche un po' zen, sul mood che il brano avrebbe dovuto avere. Ci sono una serie di canzoni che non avrebbero affatto stonato all'interno del disco del 1987 (la ballad “A place in heaven” e “Big Tall Wall” tra India e un pezzo della Stax Records) in differenti versioni, alcune cantate anche da Lisa, tra cui anche un divertissment con il cantato registrato al contrario (“Nevaeh Ni Ecalp A”).

Versioni alternative delle canzoni di “Sign..”
E' un capitolo a parte e di grande interesse.  Nonostante la sua bulimia compositiva ed esecutiva, qui si evince anche una maturità espressiva e di arrangiamento. Solitamente infatti in queste versioni deluxe di grandi dischi del passato, le versione alternative o demo sono sempre molto scarne o con un arrangiamento minimale e poi vengono successivamente arricchite per le versione finale.  Qui invece succede il contrario: le versioni alternative hanno arrangiamenti molto più ricchi e complessi, e che poi subiscono un processo di scarnificazione e sottrazione per le versioni ufficiali. Così la bellissima “The ballad of Dorothy Parker” qui ha un arrangiamento di fiati che la fa sempre più sembrare un pezzo sghembo degli Steely Dan (mia medaglia di platino dell'intero lavoro), “Strange Relationship” ha un'atmosfera più indianeggiante e flamboyant, mentre la versione di “Forever in my life” sembra uscita da Laurel Canyon. 

Le chicche
Mi sono tenuto per ultimo le chicche contenute in questo “box delle meraviglie” a partire dalla fantomatica “Emotional Pump”, la canzone che Prince offrì al suo mito Joni Mitchell, ma che lei declinò (col senno di poi possiamo dire che con un po' di coraggio da parte di Joni sarebbe stato un pezzone),  oppure quelle scritte per Bonnie Raitt (l'ottima “I need a man” e “Promise to be true”). C'è poi la jam funk rock “Can I Play With U?” con Miles Davis alla tromba con sordina (sì, proprio lui) e un'altra jam lunghissima e folle “Soul Psychodelicide” - che inizia con Prince che grida “I scream” ma che può essere anche “Ice Cream” - con George Clinton e anche Kim Basinger ai cori. Tra i remix inediti c'è poi anche quello, che chiude il sesto cd, di Shep Pettibone, il remixer che ha segnato il suono degli anni 80 e che trasforma “Strange Relationship” in una sorta “I want your sex” di George Michael. 
Tra gli inediti si trova anche l'unico pezzo reggae (a memoria) di Prince “There’s Something I Like About Being Your Fool”, tutto molto classico in levare, ma con un paio di zampate armoniche tipiche del Nostro. 

Conclusione
Questo box De Luxe di “Sign '☮' the times” non tradisce le aspettative, nemmeno quelle del fan più intransigenti (e i fan di Prince, come tutti i fan, generalmente lo sono). La qualità della registrazione, la scelta dei brani, la confezione comprensiva di un ricchissimo booklet con le testimonianze tra gli altri di Lenny Kravitz, Susan Rogers, Dave Chappelle con foto inedite e testi scritti a mano di Prince, sono tutti caratterizzati da una gran cura e dedizione. Quindi siamo davvero piacevolmente sorpresi di come la Prince Estate stia trattando tutto questo materiale, e come lo stia facendo uscire con puntualità e qualità. 
Tra tutti i lavori postumi e le versioni deluxe uscite (l'ultima straordinaria di “1999"), questa di “Sign '☮' the times”. è senza dubbio la più entusiasmante per tutte le ragione sopracitate.  E non abbiamo ancora visto il dvd che, oltre ad avere una scaletta diversa rispetto a quella canonica del tour, vede anche la partecipazione speciale di Miles Davis nell'esecuzione di “It's gonna be a beautiful night”.

(Michele Boroni)

Dall'archivio di Rockol - "Sign o' the times" di Prince: 5 curiosità sull'album e il tour
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