Andrea Bocelli e il COVID, Giorgia Meloni e "Imagine": giorni strani

La clamorosa stecca del tenore

Andrea Bocelli e il COVID, Giorgia Meloni e "Imagine": giorni strani

Viviamo strani giorni.
La scorsa settimana sono stato chiamato da un paio di testate - una radio e un giornale - che sollecitavano il mio parere su una dichiarazione di Giorgia Meloni a proposito di "Imagine" di John Lennon ("'Imagine può piacere o non piacere, anche se è una canzone bellissima. Se però mi si chiede cosa ne penso del testo, dico che non mi rappresenta"); una dichiarazione che nel giro di mezza giornata era diventata per ragioni misteriose (o almeno a me incomprensibili) la notizia del giorno, rilanciata da decine di siti internet.
Ho risposto, premettendo che l'argomento del parere di Giorgia Meloni su una canzone mi appassiona ben poco, che nel caso specifico pensavo che Giorgia Meloni avesse fatto una considerazione piuttosto condivisibile; deludendo, temo, chi si aspettava da me (in quanto studioso dei Beatles) una reazione del tipo "giù le mani da John Lennon"; e mi ha confortato, proprio ieri, scoprire che un "insospettabile" come Jacopo Fo ha appoggiato l'opinione della Meloni sul significato "pseudo-comunista" del testo.
Ieri se è verificato un caso analogo, benché speculare: un artista della musica ha partecipato a un incontro politico esternando sul tema del COVID.
Il parere di Bocelli sulla questione del virus mi potrebbe interessare se ci incontrassimo al bar, giusto per fare due chiacchiere, ma non vedo perché debba essere considerato più attendibile di quello, per dire, del mio parrucchiere (senza offesa né per Bocelli né per il mio parrucchiere).

La dichiarazione completa la potete trovare qua. Il fatto che nella cerchia delle conoscenze di Andrea Bocelli nessuno sia "finito in terapia intensiva" non mi pare una prova provata che l'epidemia sia stata meno grave o meno seria di come ci è stata raccontata; essendo io di Brescia, potrei affermare l'esatto contrario di quello che ha detto Bocelli - io ne conosco, di persone che in terapia intensiva ci sono finite, e purtroppo ne conoscevo anche alcune che ne sono uscite defunte, dalla terapia intensiva. Evidentemente Bocelli ha avuto più fortuna di me, forse anche perché vive in luoghi e situazioni, come dire, più elitarie e protette.
Quando Bocelli ha tenuto il suo concerto di Pasqua nel Duomo di Milano vuoto, presumibilmente anche lui pensava che l'epidemia fosse grave - cosa che io continuo a pensare, lui evidentemente no; non c'è da stupirsene, visto che anche eminenti virologi sulla questione hanno opinioni discordanti, se non del tutto opposte.
Ma rimane un punto, abbastanza nodale. Il mio parrucchiere non sarebbe mai stato invitato a esprimere il proprio parere a un convegno organizzato in Senato; Andrea Bocelli sì. Ovvio che Bocelli viene invitato perché è famoso e apprezzato, mentre il mio parrucchiere è apprezzato (dai suoi clienti) ma non è famoso. Tuttavia se il convegno fosse stato sull'opera lirica la presenza di Bocelli sarebbe stata coerente, mentre la sua presenza a un convegno sul virus mi pare sia solo funzionale ad attirare l'attenzione dei media.
E (secondo me) i media, accettando di rilanciare la notizia, vengono meno a una delle loro funzioni, che sarebbe, per come ho imparato io questo mestiere dal mio primo caporedattore, quella di selezionare oculatamente di cosa scrivere o parlare, anziché riprendere indiscriminatamente qualsiasi fatto riguardante un solito noto solo perché riguarda un solito noto. Purtroppo la lezione del mio caporedattore risale a metà degli anni Settanta, e i tempi sono cambiati.
Viviamo, appunto, strani giorni.

Franco Zanetti

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