Lemmy Kilmister, Noel Gallagher, Jello Biafra e gli altri lavoratori precari della musica diventati rock star

Hanno mosso i primi passi come roadie, e non l'hanno mai dimenticato: è stato questo il segreto della loro fortuna
Lemmy Kilmister, Noel Gallagher, Jello Biafra e gli altri lavoratori precari della musica diventati rock star

Il buonsenso imprenditoriale tradizionale vuole che anche al più grande capitano d'azienda che voglia assolvere con efficacia al proprio compito non debba sfuggire nemmeno un particolare del prodotto che immetterà sul mercato: per esempio, a Giovannino Agnelli e Lapo Elkann, due discendenti di una delle più potenti dinastie industriali italiane di sempre, prima di sedere dietro le scrivanie da dirigenti fu chiesto di passare in incognito un periodo di apprendistato sotto falso nome come addetti alle linee di produzione in due dei tanti stabilimenti del gruppo. Il secondo si immedesimò così bene nella parte che - durante il suo periodo di "prova" presso l'impianto della Piaggio di Pontedera - addirittura prese parte a uno sciopero, ma questa è un'altra storia.

La grandezza, nel mondo del rock, è certamente data dal talento e dall'ispirazione, ma anche dalla consapevolezza di ciò che si sta facendo: al di là della bravura nello scrivere canzoni e della personalità mostrata sotto i riflettori, davanti a un microfono, conoscere i processi che stanno dietro a un grande show è indispensabile per assicurarsi una lunga e solida carriera. Ne sono testimonianza i tanti artisti di alto profilo che hanno messo piede la prima volta su un palco non da protagonisti di un'esibizione, ma come tecnici e addetti all'allestimento dello show. Lavoratori precari dello spettacolo, come li hanno identificati le istituzioni nella tremenda crisi seguita alla pandemia da Covid-19, o più semplicemente roadie, come sono noti nell'ambiete.

Lo scomparso frontman dei Motorhead Lemmy Kilmister, prima di entrare negli Hawkwind e di fondare la band che l'avrebbe consegnato alla storia, lavorò per tre mesi come roadie di Jimi Hendrix: successe nella seconda metà degli anni Sessanta, quando il cantante e bassista era temporaneamente ospitato - a Londra - da Neville Chester, collaboratore della leggenda di Seattle che a sua volta divideva l'appartamento con Noel Redding, che di lì a poco sarebbe diventato il bassista dei Jimi Hendrix Experience. "Ho lavorato per lui due volte a notte per circa tre mesi", ricordò Lemmy nel 2010, a margine di un'apparizione dal SXSW: "Vederlo esibirsi era qualcosa di magico, capace di congelare lo spazio-tempo".

Sempre per restare in Gran Bretagna, è noto ai fan l'ingresso nel mondo dello spettacolo dalla porta di servizio di Noel Gallagher, una delle figure più importanti del brit rock a partire dagli anni Novanta: prima di unirsi alla band del fratello Liam (per diventarne il principale compositore) e diventare un deus ex machina del rock inglese, la futura voce di "Don't Look Back in Anger", nel 1988, cercò di proporsi come cantante agli Inspiral Carpets dopo l'abbandono della formazione da parte di Steve Holt. La band rigettò la candidatura ma assunse comunque Noel come roadie. Che, anche nella veste di tecnico, seppe assolutamente farsi valere: "Il suo senso degli affari, la sua etica del lavoro, il suo atteggiamento e il suo senso dell'umorismo sono identici ai nostri, fino al midollo", ebbe a dire il frontman che gli soffiò il posto, Tom Hingley.

Nel 1977 quello che di lì a un anno sarebbe diventato il leader dei Dead Kennedys, Jello Biafra, prestò servizio in qualità di roadie per la punk band dei Ravers, nel natio stato del Colorado: dopo qualche mese di collaborazione il gruppo - che più tardi si sarebbe ribattezzato Nails - si sarebbe trasferito a New York per cercare di sfondare nella fiorente scena locale. Biafra non li seguò e prese da direzione opposta, spontandosi a San Francisco, dove avrebbe incontrato il chitarrista East Bay Ray. E il resto, come si dice, sarebbe stato storia.

Negli anni Ottanta il futuro bassista dei Nirvana non armeggiava con accordatori, effetti e amplificatori, ma ricopriva un ruolo fondamentale nella routine di quello che sarebbe diventata la band preferita del suo futuro cantante, Kurt Cobain: Krist Novoselic fu infatti l'autista di fiducia dei Melvins in occasione delle prime tournée della band di Buzz Osborne. Sempre in tema di bassisti, Frank Bello iniziò la propria carriera negli Anthrax come tecnico delle chitarre, per poi diventare operativo come musicista solo dopo il licenziamento di Dan Lilker da parte dell'allora frontman Neil Turbin. La band di "Spreading the Disease" divenne quasi un affare di famiglia, essendo il batterista Charlie Benante suo zio.

Anche il tormentato Richey Edwards, paroliere e volto dei Manic Street Preacher scomparso letteralmente nel nulla nel 1995 e mai ritrovato, prestò servizio presso la band di James Dean Bradfield prima come rodie che come elemento effettivo del gruppo, così come il chitarrista degli A Perfect Circle Billy Howerdel debuttò nell'industria del live come tecnico per - tra gli altri - Nine Inch Nails, Smashing Pumpkins e i Tool dello stesso Maynard James Keenan. Senza dimenticare Perry Bamonte, che nei Cure entrò - nel '93, in sostituzione di Porl Thompson, e fino al 2005 - solo dopo essersi occupato delle sei corde di Robert Smith e compagni, e Gene Hoglan, la "drum machine umana" già dietro i tamburi per - tra gli altri - Dark Angel, Death, Strapping Young Lad, Devin Townsend, Fear Factory, Dethklok e Testament, che a inizio carriera seguì in tour gli Slayer in qualità di tecnico delle luci.

Henry Rollins, figura di spicco del punk hardcore a stelle e strisce, fu il roadie dei Teen Idles, pionieri del movimento straight edge che si sarebbero evoluti di lì a qualche anno nei leggendari Minor Threat. Tra gli esponenti della prima scena hardcore americana Rollins sarebbe diventato la fidura più in vista presso il pubblico mainstream, affiancando alla sua carriera musicale - prima nei Black Flag, poi come leader della Rollins Band - quella di attore in grandi produzioni hollywoodiane, scrittore e personaggio televisivo e radiofonico, ma l'artista di Washington DC non si sarebbe dimenticato mai del suo primo impiego, inserendo in quello che è uno dei suoi libri più famosi - "Black Coffee Blues" del 1992 - uno dei ritratti più belli ed efficaci di quei "lavoratori precari dello spettacolo" che rendono possibile lo svolgimento dei concerti. Rivolgendosi ai colleghi musicisti, Rollins scrisse:

"Ascolta lo stage manager quando sei sul palco e fai quello che ti dice. Nessuno ha tempo per i comportamenti da rock star. A nessuno dei tecnici nel backstage interessa se sei David Bowie oppure il lattaio. Se farai il coglione, non li impressionerai con il tuo comportamento infantile, che potrebbe aver a che fare con il tuo status incerto. Loro erano lì ore prima che tu ti sistemassi sul palco, e resteranno lì ore dopo che te ne sarai andato. A loro dovrebbe essere data la tua paga, e a te la loro"

Dall'archivio di Rockol - Il nuovo album, il cosmic pop e la morte del rock: l'intervista, pt 1
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