Andrea Nardinocchi racconta dov'era finito e come ne è uscito fuori

Il cantautore bolognese torna con un nuovo album, a distanza di cinque anni dal precedente: "Era pronto da due anni, ma dopo le delusioni avevo deciso di abbandonare il mondo della musica". L'intervista.

Andrea Nardinocchi racconta dov'era finito e come ne è uscito fuori

Questa è la storia di un disco rimasto chiuso in un cassetto per due lunghissimi anni. E di un artista che dopo alcune delusioni aveva pure pensato di mollare tutto e ritirarsi dal mondo della musica, ma che alla fine è tornato sui suoi passi. La carriera di Andrea Nardinocchi, a pensarci bene, è stata sempre in salita. Da quando ha iniziato a muovere i suoi primi passi nel mondo della musica - era il 2012, l'anno di "Un posto per me", il singolo con il quale da sconosciuto catturò l'attenzione del pubblico e degli addetti ai lavori - il cantautore bolognese ha faticato non poco a ritagliarsi uno spazio tutto suo nel panorama musicale italiano. Tanti i tentativi: una partecipazione tra i "giovani" al Festival di Sanremo nel 2013 (con "Storia impossibile", ma venne eliminato al primo turno), due album per major. Pochi i risultati. E così dopo la rottura con la multinazionale, a partire dal 2016 Nardinocchi si rinchiuse in un lungo silenzio, dal quale rimerse solamente due anni dopo. Sembrava fosse arrivato il momento giusto per il suo ritorno, invece - nonostante i vari singoli pubblicati in questi mesi - per il nuovo album si è dovuto aspettare altri due anni. "La stessa emozione" esce finalmente oggi per luovo su distribuzione Artist First, frutto di una gestazione lunga e travagliata che il 34enne cantautore ci racconta in questa intervista.

Perché hai aspettato così tanto prima di pubblicarlo?
"Il disco era pronto da due anni. Avevo anche anticipato il mio ritorno con dei post sui social. Poi però sono successe alcune cose che mi hanno costretto a stare fermo".

A cosa ti riferisci?
"Non mi va di parlarne nel dettaglio. Mettiamola così: nella vita puoi farti tutti i piani che vuoi, ma succederà sempre qualcosa che te li farà saltare tutti. Allora ti devi adeguare alla situazione e provare comunque ad andare avanti. Io avevo deciso di non farlo, di non andare avanti".

Avevi pensato di abbandonare il mondo della musica?
"Avrei continuato comunque a scrivere, perché è una cosa che mi fa stare bene. Però sì, avrei mollato".

E cos'è che ti ha fatto cambiare idea?
"I miei attuali collaboratori. Ho capito che qualcuno era disposto ad essere mio complice, a spalleggiarmi. Così mi sono deciso a riprendere in mano la situazione".

Ad un certo punto, dopo la rottura con la major, avevi deciso anche di lanciare un'etichetta tutta tua.
"Lo avevo pensato, sì, ma poi ho capito che mi sarei fatto carico di un peso troppo grande. Fare tutto da solo sarebbe stato troppo complicato".

A livello psicologico non dev'essere stata una passeggiata.
"Ho attraversato molti momenti di crisi. Mi sono sentito depresso, anche se la depressione non mi è stata diagnosticata clinicamente. Mi faceva stare male qualsiasi cosa che fosse musica. È stato triste quando mi sono reso conto che la mia più grande passione era diventata quasi uno spauracchio. Anche ascoltare semplicemente della musica in radio mi faceva soffrire".

Come ne sei uscito?
"Disegnando, una cosa che non facevo da quando ero molto piccolo. Mi sono completamente immerso in questa attività, che mi ha aiutato a tirare fuori delle cose che altrimenti non sarei riuscito ad esorcizzare".

E la musica?
"I pezzi del disco erano già tutti pronti. Li avevo scritti prima, tra il 2016 e il 2017. Ho continuato comunque a scrivere. Ho quasi due dischi nel cassetto".

In queste canzoni ti ci ritrovi, nonostante siano passati due anni?
"Sì, altrimenti l'album non l'avrei pubblicato. Se le ho lasciate al loro posto, significa che mi richiamano dei ricordi importanti".

Parli anche di esperienze dolorose, come la partecipazione a Sanremo (in "Sanremo amore scusa"). Scriverne deve essere stato catartico, ma riascoltarle non ti fa stare male?
"No, sono esperienze che ho archiviato. Anche se i mostri restano comunque, silenziosi ma pronti a uscire da un momento all'altro".

Quali sono questi mostri?
"L'esporsi in generale, ad esempio".

In "Droga" parli di cocaina e anfetamina.
"Tutto vero. La cocaina la provai una volta a Capodanno, con un gruppo di amici. Fu la prima e l'ultima volta, ho capito che non faceva per me. L'episodio dell'anfetamina risale a una serata a Bologna, prima che iniziassi a fare musica. Ricordo che io e i miei amici eravamo in casa, buttati sul divano davanti alla tv. Quella sera c'era 'La storia infinita'. Ad un certo punto cominciai a stare male, perché facevo fatica a concentrarmi sulle cose. Allora decidemmo di uscire, ci infilammo in una specie di pseudo-rave. Suonavano musica techno. Poi passammo tutta la notte a girare per Bologna. Non fu molto divertente, se devo essere sincero (ride)".

Il disco è tutto prodotto dai Mamakass. Ti sei limitato solo a scrivere e a cantare?
"Sì, stavolta, rispetto a quanto fatto per 'Il momento perfetto' e 'Supereroe', ho deciso di prendere parte al processo di produzione solo in veste discorsiva, spiegando ai Mamakass come mi immaginavo i brani e lasciandogli carta bianca".

Aspettative?
"Nessuna. Non è arroganza: semplicemente, non vivo più la musica in quella maniera. Io faccio le mie cose e le faccio uscire. Poi se piacciono bene, altrimenti pazienza. È per questo che non abbiamo pensato neppure a una particolare strategia promozionale. I singoli sono stati scelti sul momento, seguendo l'istinto".

Non suoni dal vivo da anni. Avevi in programma dei live, prima dell'emergenza sanitaria?
"No. Ma vorrei tornare a farne. Anche questa è una novità, perché per molto tempo lo avevo escluso. Non so se succederà per questo disco o per il prossimo, se ora o se quando avrò cinquant'anni. Prima o poi lo farò sicuramente, ma senza ansia e senza programmazione. Sto navigando a vista".

di Mattia Marzi

Dall'archivio di Rockol - "Sanremo amore scusa" (#NoFilter)
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