Canzoni italiane dal 2000 al 2020: “Mmh ha ha ha” di Young Signorino

Raccontiamo venti canzoni italiane pubblicate nell’ultimo ventennio, attraverso le schede scritte da Vincenzo Rossini.

Canzoni italiane dal 2000 al 2020: “Mmh ha ha ha” di Young Signorino

“Mmh ha ha ha” di Young Signorino, 2018

Già le scorribande di Sfera Ebbasta e Dark Polo Gang erano sotto l’occhio vigile moralizzatore della media opinione pubblica, ma a far detonare definitivamente l’equazione “la trap è il male” in Italia è stato un altro personaggio, oscuro e singolare. Young Signorino (come YoungThug, ma con un bizzarro twist all’italiana, quasi fosse uno stilista) è appena diciannovenne quando il suo volto tatuato con la lingua penzoloni comincia a rimbalzare in ogni angolo della rete. Di lui si sa che si chiama Paolo Caputo, è di Cesena, ha già un figlio e sostiene di essere “il figlio di Satana”. Il brano incriminato si intitola “Mmh ha ha ha” (come “Mmm Mmm Mmm Mmm” dei Crash Test Dummies) ed è un beat di due minuti scarsi in cui Signorino bofonchia versi sconnessi con una voce da orco afasico, aliena e inclassificabile, su un beat spedito e minimalista che si risolve in un finale acquatico, vagamente aphextwiniano (si scoprirà arrivare dalla traccia “Bells” del misterioso producer olandese Sndwvs).

Il testo è qualcosa di più del nonsense rap: è lallazione, suono dell’interno corporeo non ammaestrato; è lo stato zero della comunicazione, e infatti comincia con il più lampante dei punti di partenza: “Alfa-alfa-alfabeto ah uh / ah uh ah uh ah / alfa-alfa-alfabeto rappapappapappapà”, e avanti così di “hi ha hi ha he hi”,“bu bu bu bu” e gli immancabili “skrrt” che rappresentano la tag della generazione trap, un marchio distintivo di un codice, un’onomatopea condivisa a livello globale per rappresentare il suono del pneumatico che sgomma. Gradualmente Signorino introduce una bozza molto fumosa di descrizione di una sequenza, che sembra una disidratazione totale di un tópos del territorialismo del rapper verso le donne,dal punto di vista del ‘diavolo tentatore’, nonché lascia intravedere un richiamo alla sua esperienza: “Ku ku ku ku ku ku hu / non mi piace questa tipa / nah nah nah nah nah nah nah / voglio la tipa del tipo / ku ku ku ku ku ku ku / sì, l’ho già lasciata incinta”.

Ovviamente quel che conta è la sensazione provocata, amplificata dalla brevità del brano e dalla sua fine improvvisa, senza una dinamica riconoscibile: un ‘che cosa cazzo ho visto’, un frammento di isteria allegrotta che non si sa come prendere. “Tutte le frasi come ‘fumo fumo fumo e rido’ è perché io ogni cosa che faccio oggi la prendo con una risata, non la prendo come una cosa seria” (intervista di M. Costioli). Tra il pedigree raccontato dalla stampa e l’assurdità della proposta musicale, c’era materia a sufficienza per attirare valanghe di insulti e offese personali, naturalmente in mezzo a un’impressionante quantità di signora-mia-dove-andremo-a-finire, “reportage” sul disagio giovanile e avvertenze più o meno assortite sulla trap come musica del Demonio, dei drogati, dei senza appello della vita. Solo che con Signorino succede qualcosa di strano: mentre attorno ai trapper più noti, inglobati gradualmente nel mainstream, c’è comunque chi cerca di sollevare una cortina difensiva, adottando le motivazioni in fondo da sempre usate contro i moralizzatori anti-rap (il linguaggio come iperbole ed esagerazione, il racconto del disagio come squarcio iperrealista), Signorino diventa invece un bersaglio “memetico” naturale, materia gommosa plasmabile all’infinito dalla post-ironia che mentre prova a fare ridere trasforma il suo gesto sarcastico in un’altra forma di violenza (ed è un’iperbole anche questa, o forse no). Sotto il video della traccia su YouTube c’è una sorta di gara, ancora attiva, al commento più feroce (pardon, dissacrante), nell’ordine di “L’ho fatta sentire al mio cane... mi ha abbandonato in autostrada” e così via. C’è poi chi resta folgorato dal dadaismo dell’operazione, anche se applicare filtri intellettualistici all’operazione è rischioso, perché Signorino sembra davvero estraneo a una ricerca della complessità da decifrare, che in realtà appartiene anche a molti fenomeni della trap. E poi c’è chi ne fa lo sfogatoio del proprio orrore: complici sparute ma disastrose apparizioni televisive e un primo abbozzo di performance live in cui sembra traballare, Signorino diventa un ricettacolo della più irosa e vorace condanna generale del popolo: drogato, tossico, vergogna, ai miei tempi la musica era un’altra cosa. Lui incassa tutto, serafico e distante. Ogni tanto si ribella: nel 2019, durante un concerto, ha schiaffeggiato un ragazzo (pagante!) che non ha fatto altro che riprenderlo e insultarlo per tutto il live (ma forse il Signorino si è autocitato, “la schiaffeggio mentre ride”). Così ha portato nella musica l’incarnazione più radicale di una nuova identità suo malgrado indispensabile all’era dell’iperdemocratizzazione psicotica del web: il degrado da irridere, il margine da emarginare, metterci un TTBT sopra (“top text bottom text”, lo standard grafico più elementare e diffuso per i meme), farsi tre secondi di risate e scrollare ancora. Anni e anni di musica come racconto dentro e dalla parte delle differenze per arrivare a questo sì grado zero, mentre naturalmente la canzone la si ascolta e riascolta, perché è talmente fuori da contagiare e persino divertire, perché quei rigurgiti e singulti che il Signorino, senza alcun filtro, ci sbatte in faccia come fosse una bestia dopata sono anche un po’ il nostro sogno di sbrigliarci dalle convenzioni di un quotidiano impossibile: tirare fuori la lingua, mettersi a carponi, rispondere “bu bu bu bu bu” al vicino che si lamenta o al capo che chiede gli straordinari, ridendosela allegramente.

Anche Vinicio Capossela conclude spesso i suoi concerti in una transustanziazione dall’uomo alla bestia,un sabba inquietante che evoca creature scure, che chiamino la terra a rigurgitare. Proprio Capossela nel 2019 ha pubblicato un brano, “La peste”, che parla dell’abilità del web di far di ogni sputo una piaga batteriologica, infestare ogni anfratto, inondare di scandalo ipocrita ogni voce contraria. E che finisce con un minuto di trap, cantata in autotune proprio da Vinicio (!). Presentando l’edizione 2019 dello Sponz Fest, l’atipico festival musicale in Alta Irpinia di cui è direttore artistico, che ha invitato proprio Signorino tra gli ospiti, Capossela ha spiegato: “La maschera può modificare il volto oppure la voce come fanno l’autotune o l’emulazione vocale. Il suono dell’epoca è il suono dall’autotune, l’intonatore artificiale di voci, icona sonora del genere trap. Un suono che dà vita a un nuovo codice estetico, rivendica un’appartenenza. La trap è pestilenza almeno quanto è forza vitale venuta da sotto, underground, ed entrata a castello. Un rigurgito di nichilismo post punk, nell’epoca della mercificazione di tutto. La santificazione della merce, del marchio, del danaro come totem”. Grazie.

(di Jemel Sabri, Paolo Caputo / © Red Music)

Vincenzo Rossini

Caricamento video in corso Link

Domani scriveremo di “Rolls Royce” di Achille Lauro

Abbiamo già pubblicato:

“Tu t’è scurdat’ ‘e me” di Liberato

“Amen” di Francesco Gabbani

“Sabato” di Jovanotti

“Roma-Bangkok” di Baby K

“Alfonso” di Levante

"Il timido ubriaco" di Max Gazzé

"La descrizione di un attimo" dei Tiromancino

"Tutti i miei sbagli" dei Subsonica

"L'ultimo bacio" di Carmen Consoli

"Xdono" di Tiziano Ferro

"Luce (Tramonti a Nord Est)" di Elisa

"Io sono Francesco" di Tricarico

"PadreMadre" di Cesare Cremonini

"Salirò" di Daniele Silvestri

"Charlie fa surf" dei Baustelle

"Vieni a ballare in Puglia" di Caparezza

"La notte" di Arisa

La scheda è tratta, per gentile concessione dell’autore e dell’editore, da “Unadimille – 1000 canzoni italiane dal 2000, raccontate”, edito da Arcana, al quale rimandiamo per le altre 980 schede.

(C) Lit edizioni di Pietro D'Amore s.a.s.

https://a6p8a2b3.stackpathcdn.com/5Vu-sLFGhsFkCwPrqGqCPeKysaI=/700x0/smart/rockol-img/img/foto/upload/unadimille-vincenzo-rossini.jpg
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!
Scheda artista Tour&Concerti Testi
La fotografia dell'articolo è pubblicata non integralmente. Link all'immagine originale

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.