I Nomadi: “L’emergenza non ci fermerà: faremo concerti tagliandoci il cachet del 30%”

Beppe Carletti, cofondatore della band, racconta i progetti futuri: “Quest’estate suoneremo, lo faremo soprattutto per i tecnici che, senza lavoro, non mangiano”.

I Nomadi: “L’emergenza non ci fermerà: faremo concerti tagliandoci il cachet del 30%”

Beppe Carletti, 73 anni, come i supereroi, è fatto di materiale resistente, proprio come le canzoni dei Nomadi che non si sono mai voluti inginocchiare davanti al tempo, figuriamoci davanti al Covid 19. Rispettano il dolore e condividono il silenzio, ma non vogliono smettere di far sentire la propria voce. Per questo hanno comunicato che quest’estate, seguendo le linee guida tracciate dal decreto governativo, torneranno a calcare i palchi, lavorando e facendo musica. “Non ci pieghiamo, è nel nostro Dna”, ripete il cofondatore della band emiliana.

Come sta?
Sto bene e vuol dire tantissimo, se non tutto. Dovremmo ringraziare di essere ancora vivi dopo quello che abbiamo passato.

Avete scritto poche, ma significative parole: “I Nomadi non si fermano mai”.
Vogliamo tornare a fare musica dal vivo. Dal 15 giugno, quando sarà consentito, ripartiremo.

Come?
Accontentandoci. I Nomadi sono sei, ma la squadra è più ampia. Con noi, fra tecnici e facchini, ci sono altri dieci professionisti che se non lavorano non mangiano. Di certo non possono vivere con i 600 euro che alcuni, non tutti, sono riusciti a prendere. Ripartiamo soprattutto per loro. Noi Nomadi ci diminuiremo il cachet del 30%, mentre il compenso dei ragazzi che girano con noi non verrà toccato. Non siamo certo una band che usciva a 30 mila euro a serata, ma neppure gli ultimi arrivati. Abbiamo trovato il giusto compromesso per ripartire: si tira la cinghia. Suonare gratis non sarebbe giusto, ma in questo momento storico, se si vuole far risuonare la musica nelle piazze, bisogna abbassare le proprie pretese.

Le linee guida sono chiare e rigide. Ci spieghi nel dettaglio come avete pensato di strutturare un concerto.
Stiamo individuando aree all’aperto idonee che possano tenere 950 persone sedute, con il giusto distanziamento, le mascherine e tutto il necessario. Posso dire che ne abbiamo già individuate otto in cui, con l’aiuto dei Comuni di riferimento, stiamo strutturando il live. A breve comunicheremo il tour. La Sicilia potrebbe essere una grande protagonista. Il concerto non subirà variazioni e, secondo i nostri calcoli, non dovremo fare più show in una giornata: suoneremo più di due ore con una scenografia molto semplice, non ci saranno ospiti o musicisti in più. Non siamo mai stati una band con lingue di fuoco sul palco o megaschermi, quello che davvero conta sono le canzoni.

I biglietti saranno più cari?
L’impostazione sarà simile a quella teatrale, come i tour che facciamo d’inverno. Le prime file costeranno circa 30 euro, poi piano a scalare fino a 20 euro, uno dei prezzi più popolari. L’obiettivo è quello di trasformare le aree che ci verranno concesse in “teatri all’aperto”. Ci abbassiamo il cachet e alziamo leggermente il biglietto, offrendo uno show ampio e variegato, è un buon equilibrio per accontentare tutti.

Una canzone che non vede l’ora di suonare?
“La coerenza”. Cantiamo: “e preferisco esser vinto contro il muro a torso nudo, che cantare la vittoria ben protetto da uno scudo”. Poi è ovvio, anche “Dio è morto” vorrei cantare. È un inno senza tempo.

Un concerto dei Nomadi, in piazza, tutti seduti, senza un buon bicchiere di vino rosso, però, non riesco a immaginarmelo.
È vero, ma i brindisi li faremo più avanti. So che non si potrà consumare nulla nell’area del live. Anche a me mancherà molto non poter abbracciare i fan, non poterli invitare nel backstage per bere un goccio. Ma questo è il momento di dare un segnale. Ci sarà il tempo della normalità, quello di oggi è il tempo della resistenza culturale. L’ultimo live che abbiamo fatto risale a febbraio, un concerto in onore di Augusto Daolio. Abbiamo voglia di tornare sul palco e di dimostrare che tutto questo dolore non ci ha piegato.

Faranno così tanti altri artisti secondo lei?
Non lo so. Molti hanno tante pretese, non so se vorranno accontentarsi come abbiamo deciso di fare noi. A noi non frega nulla di avere gli asciugamani colorati o ricamati. Noi gli asciugamani ce li portiamo da casa.

(Claudio Cabona)

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