Amici 2020, la vincitrice Gaia Gozzi: “Trasformo in musica le mie diverse identità”

La cantante, dopo il trionfo nel talent di Maria De Filippi, si racconta: “I miei modelli sono Nina Simone e Beyoncé”
Amici 2020, la vincitrice Gaia Gozzi: “Trasformo in musica le mie diverse identità”

Una vittoria che coincide con una rinascita. Gaia Gozzi, 22 anni, italo-brasiliana, dopo aver trionfato ad Amici, battendo il ballerino Javier e la collega Giulia Molino, racconta il percorso che l’ha portata a vincere, i suoi punti di riferimento musicali e come si immagina nel futuro. Il suo nuovo album, “Genesi”, è la fotografia di tutti i suoi stati d’animo e dell’amore che prova per la musica.

Gaia, come la racconteresti questa vittoria?
È una vittoria figlia di un percorso. Ho affrontato questa avventura in modi diversi. All’inizio ero più impaurita, sono partita in sordina. Poi è aumentata la forza di mettersi in gioco e ho trovato il modo giusto di raccontarmi sia dentro che fuori. Non cambierei nulla, sono cresciuta settimana dopo settimana. Sono felice, anche se capisco che quello che stiamo vivendo a causa della pandemia non ha nulla di positivo.

Alla fine non hai trattenuto le lacrime.
Sì, è stato un pianto liberatorio. Ho vissuto la finale con molta libertà, accumulando tensione e nervosismo, ma senza mai affrontarla come una rincorsa. In realtà, guardandomi dentro, mi sentivo più tranquilla rispetto ad altri momenti del cammino.

Come affronterai le prossime settimane?
Al momento non si potranno fare gli instore e la promozione del disco dovrà essere cambiata, chiaramente, rispetto a una situazione normale. Arriverà il momento dei concerti, del palco e dell’abbraccio con chi mi segue e mi supporta. Spero che migliori tutto, in primis per le persone che oggi soffrono. La musica in questo momento, però, può aiutare.

Molti artisti italiani, in questo periodo, suonano e cantano sfruttando i social. Farai così anche tu?
Sì, cercherò attraverso i social di regalare qualche momento di musica e spensieratezza a chi mi ha supportato e a tutti quelli che vorranno seguirmi. Sarà un modo per stare vicino.

Arrivasti seconda a X Factor nel 2016. Ieri Fedez e Alessandro Cattelan ti hanno fatto i complimenti. Questa vittoria è una rivincita?
È una seconda chance. X Factor l’ho vissuto in modo molto veloce, è stato un primo confronto reale con il lavoro che vorrei fare per tutta la mia vita. Poi ci sono state delle fragilità, delle crisi. Più di una volta ho messo in dubbio l’idea di partecipare nuovamente a un talent. Poi mi sono convinta e ho trovato la giusta spinta. Anche Maria, sotto questo aspetto, è stata fondamentale durante il percorso.

Maria che cosa ti ha detto?
È sempre stata molto sincera, con me e in generale con tutti. Mi ha fatto uno dei regali più grandi perché non ha mai ragionato sul che cosa fosse giusto, ma sul che cosa fosse giusto per me. E quando ho avuto dei momenti di debolezza, non mi ha lasciata indietro. Quando rivivo gli attimi della vittoria, ripenso a lei, alla mia famiglia, a mio fratello, a Simone Privitera, a tutti quelli che credono nella mia musica.

Il tuo album “Genesi” ha diverse anime.
È la mia rinascita, frutto di tante ore di studio e lavoro. Ho trasformato in musica le mie diverse identità. Questo perché volevo qualche cosa da poter difendere e che mi rispecchiasse. Dentro c’è l’elettronica, c’è la bossanova, ci sono le influenze che derivano dalle mie origini brasiliane e anche una cura della lingua italiana. Non ero affatto sicura di voler cantare in italiano, l’ho sempre vissuto come una sorta di “devi farlo perché siamo in Italia”. Poi piano piano, anche con l’aiuto di grandi autori come Antonio Di Martino, ho capito che in realtà era quello che volevo per davvero. E mi sono liberata.

Chi sono i tuoi punti di riferimento?
Nina Simone, su cui ho anche scritto la mia tesina di maturità, è uno dei miei fari. Beyoncé è un mostro sacro, ma amo anche la musica italiana: Emma, Levante e Giorgia sono donne forti a cui mi ispiro. Quando qualche anno fa ho potuto aprire l’“Oro nero tour” di Giorgia non mi sembrava vero.

Quando pensi al futuro, come ti immagini?
Su un palco. Sarebbe una vittoria perché significherebbe che la mia ricerca musicale e artistica sta continuando.

In “Genesi” molti testi parlano del dolore. Perché?
Dopo il dolore c’è sempre la risalita. Lo affronto proprio pensando al dopo. Mi reputo una persona sensibile e vivo le emozioni in modo forte, anche quelle non positive.

Sui social segui tanti rapper. Ti piacerebbe contaminare la tua musica con il linguaggio rap?
Molto. Sono affascinata da tutta la scena urban contemporanea. Io, musicalmente, faccio qualche cosa di diverso, di distante per certi aspetti, ma mischiare e contaminare credo che sia uno dei grandi poteri della musica.

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