Bruce Springsteen, “Born in the U.S.A.” compie 36 anni: la recensione dell’album

L’ormai classico album di Bruce Springsteen è uscito nel 1984 e noi, da oggi 26 maggio fino ieri 3 giugno, anniversario della pubblicazione, ve l’abbiamo presentato canzone per canzone, e oggi lo recensiamo.

Bruce Springsteen, “Born in the U.S.A.” compie 36 anni: la recensione dell’album

“Born in the U.S.A.” è una strana bestia, nella discografia di Springsteen: amato e discusso allo stesso modo. E’ il disco del successo planetario, del suono da stadio e per questo (e per il suo suono magniloquente) è visto con sospetto dai fan storici. Ma è anche il disco che contiene alcune delle canzoni più amate di Springsteen.
E’ un album travagliato, fin dalla lunga gestazione. E’ il figlio di “The river”, l’“opus magnum” cui Springsteen fece fatica a dare un seguito. Così, nel frattempo, nacque “Nebraska”, demo incisi in mezzo a sessioni di registrazioni - che produrranno una quantità infinità di bootleg, outtakes, canzoni inedite che affioreranno con gli anni e che in diversi casi riveleranno materiale di pari livello a quello del disco, dimostrando ancora una volta il furore creativo dell’autore.
Dopo quasi tre anni di lavoro, nell’84 Springsteen incide un’ultima canzone - su richiesta del suo manager, Jon Landau. E’ “Dancing in the dark”, che sarà il primo singolo. Rappresenta le contraddizioni del disco: una canzone dal testo tutt’altro che roseo, ma dall’incedere incalzante, con i tastieroni sintetici che van tanto di moda in quel periodo. Sarà il primo singolo e sarà un successone, trainato anche da un video diretto da Brian DePalma: Springsteen recita se stesso, canta la canzone in playback durante un suo concerto tirando su una ragazza dal palco (una giovanissima Courteney Cox). E’ l’epoca d’oro di MTV e quel terribile videoclip con lo Springsteen pulito e palestrato fa sfracelli.

Caricamento video in corso Link

“Born in the U.S.A.” arriverà a vendere 15 milioni di copie solo in America, dove produrrà ben 7 singoli da top 10 (un record ancora oggi, condiviso con Michael Jackson e sua sorella Janet). Battaglierà con “Purple rain” di Prince per settimane, per la testa delle classifiche di mezzo mondo.
Tutto questo anche grazie anche a quel suono “boombastic”: “taaaaaa-tatatata-tattataaaaa” urlano le tastiere su una batteria dritta ed effettata nella title track. Ma quel suono nasconde un’inquietudine che pervade tutto l’album, dalla copertina in giù.
Altro che patriottismo: Ronald Reagan si approprierà della canzone, senza rendersi conto che parla di un reduce dal Vietnam abbandonato dalla sua stessa nazione.
E così via in “Bobby Jean” - dedicata al “fratello” Little Steven, che nel frattempo ha abbandonato la E Street Band. O in “Cover me” - l’amore come salvezza. Il lirismo di “My hometown”, la nostalgia di “Glory Days” si uniscono alla disillusione di “Downbound train”, una sorta di sequel di “The river”, la canzone: la coppia che si è sposata troppo presto ora si è disfatta e il protagonista è completamente perso. Ma a questa amarezza fa da contraltare la rabbia e la speranza di “No surrender” con quella frase che è di fatto il suo manifesto: “We learned more from a three-minutes record than we ever learned in school”.

(Gianni Sibilla)

Qui sotto la storia delle canzoni i cui testi sono tratti dal libro di Brian Hiatt “Bruce Springsteen – Le storie dietro le canzoni”, pubblicato da Il Castello, per gentile concessione dell’editore; al libro rimandiamo per la versione integrale dei testi di presentazione delle canzoni di “Born in the U.S.A.” e di tutti gli altri album di Bruce Springsteen:

Leggi qui la scheda di “Born in the U.S.A.”

Leggi qui la scheda di “Cover me”

Leggi qui la scheda di “Darlington County" e "Working on the highway”

Leggi qui la scheda di “Downbound train" e "I'm on fire”

Leggi qui la scheda di “No surrender"

Leggi qui la scheda di “Bobby Jean"

Leggi qui la scheda di “I'm goin' down" e "Glory days"

Leggi qui la scheda di “Dancin' in the dark"

Leggi qui la scheda di “My hometown"

https://a6p8a2b3.stackpathcdn.com/c3MRSvYpnDVT1tgBJFiRfo578yk=/700x0/smart/rockol-img/img/foto/upload/springsteen.2020-03-10-11-55-58.jpg

 

Dall'archivio di Rockol - Bruce Springsteen racconta Asbury Park
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!
Scheda artista Tour&Concerti Testi
La fotografia dell'articolo è pubblicata non integralmente. Link all'immagine originale

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.