“Decamerock”: la storia di Stu Sutcliffe

Un estratto dal nuovo libro di Massimo Cotto, “sulle tracce di vite maledette e affascinanti, centouno storie di fortune e sconfitte, tragedie e amori, rovinose cadute e incredibili resurrezioni, passioni sregolate e altri eccessi”

“Decamerock”: la storia di Stu Sutcliffe

l ritratto di Stu Sutcliffe dal libro “Decamerock” di Massimo Cotto

Erano giovani, giocavano con l’arte e il dissenso. Avevano un talento forsennato. Bill Harry sarebbe diventato scrittore, giornalista e direttore di “Mersey Beat”, il magazine che contribuì a lanciare nel Regno Unito il suono di Liverpool. Rod Murray sarebbe diventato un buon pittore, anche se non di chiara fama. John Lennon sarebbe diventato John Lennon. Stuart “Stu” Sutcliffe sarebbe morto a ventidue anni.

Insieme formavano i Dissenters, qualcosa a metà tra un gruppo di amici e l’inizio di un piccolo movimento che voleva dare alla loro Liverpool un profilo underground, sull’esempio della Beat Generation. Stu e Lennon diventarono molto amici. Erano, tra i quattro, i due con più affinità, perché, oltre a Van Gogh, c’era il collante di Buddy Holly. Con una sostanziale differenza: nella loro classe al Liverpool College of Art, Stu era il migliore, Lennon il più scarso.

Si trovano così bene che vanno a vivere in un appartamento di Gambier Terrace, che presto diventa la sala prova di un gruppo che comprende anche un ragazzino di nome Paul McCartney. Lui e Stu si sono conosciuti al Casbah Coffee Club, un locale di proprietà della madre di un altro ragazzino innamorato della musica, Pete Best. All’inizio si fanno chiamare “The Quarrymen”, poi diventano “Silver Beatles”. Trovano un ingaggio ad Amburgo. Stu suona il basso, e lo suona anche piuttosto male tanto che spesso si mette spalle al pubblico per non rivelare tutta la sua inconsistenza. Canta anche maluccio, una sola canzone in tutto il concerto, la cover di “Love Me Tender”. Però è fondamentale per il look rivoluzionario della band. È il primo a presentarsi sul palco con gli occhiali da sole neri, fasciato da jeans strettissimi. Ha le stigmate della rockstar, pur senza saper suonare o cantare.

Ad Amburgo conosce Astrid Kirchherr. È una fotografa, amante dell’arte. Va a vedere i Beatles e il giorno dopo li invita a casa della madre, nel quartiere bene di Altona. La sua stanza è interamente dipinta di nero, con decorazioni argento e un grande ramo di albero che pende dal soffitto. È lei a suggerire ai ragazzi di abbandonare la brillantina in cambio di un nuovo taglio di capelli, con il ciuffo a coprire la fronte, sull’esempio del moptop di moda in Germania in quel periodo. È lei a convincere Stuart a indossare giubbotti di pelle, giacche senza collo, camicie e stivaletti a punta, look presto adottato da tutti gli altri. È lei, in sintesi, a inventare il look dei Beatles.

Astrid e Stu si innamorano follemente. Lui decide, senza drammi, di abbandonare i Beatles. In fondo, non era mai stato un gran musicista. È il 1962. Lascia il basso a Paul McCartney, chiedendogli di non cambiare le corde anche se lui è mancino. Anche in questo, inconsapevolmente, è fondamentale, perché spinge Paul a imparare a suonare al contrario, con uno stile unico e inconfondibile. È Stu, insomma, a inventare Paul McCartney.

Stu continua a studiare arte, in Germania. Astrid è con lui. Ma nel 1962, durante una lezione, collassa in classe. Da qualche tempo soffre di fortissimi mal di testa, a volte accompagnati da svenimenti, da insofferenza alla luce e temporanea cecità. I medici non hanno mai riscontrato nulla di anomalo. Il 10 aprile 1962, a soli ventidue anni, muore nell’ambulanza che lo porta in ospedale. Ufficialmente la causa della morte è “paralisi cerebrale dovuta a emorragia nel ventricolo destro del cervello”. Un anno e mezzo dopo, però, si scopre che nel cervello di Sutcliffe si stava sviluppando un tumore, originato da una frattura del cranio avvenuta circa tre anni prima. Si pensa a un pestaggio da parte di una band di Teddy Boys, ma la sorella di Stuart ricorda una violenta lite con John Lennon, che lo aveva colpito alla testa con gli stivali.

Se così fosse, dobbiamo registrare quanto sia grottesca e assurda la vita: John Lennon uccide Stu Sutcliffe, la persona che in qualche modo lo ha aiutato a diventare una star. L’8 dicembre 1980 Mark David Chapman uccide John Lennon proprio perché era diventato una star. Gli incroci che uccidono non sono solo quelli del blues.

 

Domani racconteremo la storia di Keith Moon

Le storie già pubblicate:

“Decamerock”: la storia di Ian Curtis

“Decamerock”: la storia di Richey Edwards

“Decamerock”: la storia di Janis Joplin

“Decamerock”: la storia di Nick Drake

Tratto, per gentile concessione dell’autore e dell’editore Marsilio, dal libro “Decamerock”, sul quale potrete leggere altre 100 storie di vite rock.

https://a6p8a2b3.stackpathcdn.com/TZqmQaZFqCt_8oPUzEWEVKbCgFc=/700x0/smart/rockol-img/img/foto/upload/decamerock.2020-02-17-11-31-13.jpg
Dall'archivio di Rockol - Giles Martin racconta "Sgt. Peppers Lonely Heart Club Band"
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!
Scheda artista Tour&Concerti Testi
La fotografia dell'articolo è pubblicata non integralmente. Link all'immagine originale

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.