Lucio Battisti, il primo album canzone per canzone: “Il vento”
Anche “Il vento” era stata data ai Dik Dik, che ad aprile ‘68 ne avevano data una versione tipicamente tardo beat, accoppiandola a un lato B prestigiosissimo, “L’equimese”, cover di “The Mighty Queen”, composizione di Bob Dylan incisa e portata al successo dai Manfred Mann, cui Mogol dona un testo italiano. A maggio 68, zitti zitti, i Rokes di Shel Shapiro avevano registrato di “Il vento” una versione fortemente psichedelica ed acida, una vera chicca per psychofans, con l’introduzione a far da strofa dentro la canzone, e l’avevano messa sul retro di “The Works Of Bartholomew”, uno dei tentativi che fecero per sfondare finalmente anche in patria, senza successo. Il bello è che la firmarono Cassia-Shapiro, non accreditando tra gli autori né Mogol né Battisti. Il quale scelse di dare una versione del pezzo fortemente influenzata dal sound dei Cream, sua nuova passione, e che è un po’ la prova generale di quello che sarà della Formula 3.
Tutto il brano oscilla tra i due accordi maggiori di La e Fa, con il basso che rintocca come un pendolo scandendo gli istanti infiniti e densi di una tensione crescente: quella che accompagna la stesura della lettera con cui lui annuncia a lei, che ancora dorme, ignara, la decisione di andarsene. Tematicamente, Il vento presenta la situazione successiva a “Prigioniero del mondo” (e chissà, forse a “Non è Francesca”), dato che
ho voglia di fuggire
di lasciare dietro me
tutto quanto insieme a te,
di partire solo.
così
fra poco me ne andrò
e mai più ritornerò
io ti lascio sola.
perché “Quando s'alza il vento / […] più fermare non si può”, anche se “dove vado non lo so, / quanto male ti farò”, con quel “non lo so” in posizione centrale rispetto al dove e al quanto, e per di più in rima, a rimarcare l’incertezza esistenziale che domina il protagonista mogoliano. E magari a far riemergere il ricordo della situazione, opposta ma dolorosissima anch’essa di “Io vivrò (senza te)”.
Renzo Stefanel
Leggi qui la scheda di "Nel cuore, nell'anima”
Leggi qui la scheda di “Io vivrò (senza te)”
Leggi qui la scheda di “Prigioniero del mondo”
Leggi qui la scheda di "Per una lira"
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Leggi qui la scheda di "Non è Francesca"
Leggi qui la scheda di "Uno in più"
Leggi qui le schede di “La mia canzone per Maria” e “Nel sole, nel vento, nel sorriso e nel pianto”
Leggi qui la scheda di "29 settembre"
Leggi qui la scheda di "Un'avventura"
Il testo è tratto, per gentile concessione dell’autore, dal libro “Ma c’è qualcosa che non scordo”. In vendita qui e qui, è stato il primo studio che ha preso in esame tutti i testi che Mogol ha scritto per le canzoni composte da Lucio Battisti. Rispetto a quella del 2007, questa nuova edizione è riveduta, corretta e ampliata. Riveduta e corretta in base alle nuove affermazioni dello stesso Mogol: sono state prese in esame quelle della Mogol Edition del 2010 dei tredici album composti insieme, più quelle del 1971-72 alla trasmissione di Radio Rai “Per voi giovani”, condotta da Paolo Giaccio. Ampliata perché, rispetto alla precedente, ci sono 32 brani in più: quelli affidati da Mogol e Battisti ad altri interpreti, dai Dik Dik alla Formula 3, da Mina a Patty Pravo, da Bruno Lauzi ad Adriano Pappalardo, più tutti gli altri. “Ma c’è qualcosa che non scordo” diventa così l’unico testo a racchiudere l’analisi di tutta la produzione di Mogol per Battisti.
