Lucio Battisti, il primo album canzone per canzone: “Uno in più”
“Uno in più” risale addirittura a ottobre 66, quando fu data a Riky Maiocchi, come lato A di un 45 giri che presentava sul retro “Non buttarmi giù”, cover di “Don’t Bring Me Down” nella versione degli Animals (autori Gerry Goffin e Carole King; testo italiano di Paolo Limiti), diventando il primo brano di un certo successo di Mogol-Battisti, nonché uno dei pezzi più rappresentativi della “Linea Verde”. C’è un mucchio di retorica beat giovanilistica, che non era tale nel 66, ma tre anni dopo sì, caspita! Di fronte alle incomprensioni del mondo, “una voce sta cantando”, ma perfino la natura sembra avversa: “Lungo spiagge sconosciute”, “mentre il mare sta a guardare”, “i gabbiani stan gridando / per poterla soffocare”. Per fortuna “altre voci piano piano / stan crescendo da lontano” e la canzone stessa è un invito a unirsi al canto e alla processione: “continuiamo a camminare / come tanti burattini / con le facce da bambini”. Ma “se sei stanco di lottare / vieni qui a riposare”. Un invito a riunirsi tra giovani, di fronte all’incapacità d’ascolto dei “matusa”. Certo che nel 69, dopo le occupazioni studentesche, la Primavera di Praga, le contestazioni alle Olimpiadi messicane, i sindacati sul piede di guerra e le manifestazioni contro Nixon fresche fresche, suonava tutto un po’ sempliciotto.
Lucio cerca di attualizzare la canzone, ormai datatissima, come può: immettendo in quell’epico folk-beat alla Joan Baez massicce dosi di soul con un nervoso hammond in sottofondo. Ma al massimo, essendo buoni, il pezzo può sembrare uno scarto del dylaniano “Blonde on blonde”: tanto di cappello, ma sempre roba di tre anni prima.
Renzo Stefanel
Domani scriveremo di “Non è Francesca”
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Il testo è tratto, per gentile concessione dell’autore, dal libro “Ma c’è qualcosa che non scordo”. In vendita qui e qui, è stato il primo studio che ha preso in esame tutti i testi che Mogol ha scritto per le canzoni composte da Lucio Battisti. Rispetto a quella del 2007, questa nuova edizione è riveduta, corretta e ampliata. Riveduta e corretta in base alle nuove affermazioni dello stesso Mogol: sono state prese in esame quelle della Mogol Edition del 2010 dei tredici album composti insieme, più quelle del 1971-72 alla trasmissione di Radio Rai “Per voi giovani”, condotta da Paolo Giaccio. Ampliata perché, rispetto alla precedente, ci sono 32 brani in più: quelli affidati da Mogol e Battisti ad altri interpreti, dai Dik Dik alla Formula 3, da Mina a Patty Pravo, da Bruno Lauzi ad Adriano Pappalardo, più tutti gli altri. “Ma c’è qualcosa che non scordo” diventa così l’unico testo a racchiudere l’analisi di tutta la produzione di Mogol per Battisti.
