Una groupie riesce a eludere i controlli del backstage sino ad avvicinare Pink e appartarsi con lui. Il comportamento del protagonista è però equivoco: in preda a una crisi interiore si dedica alla televisione sprofondandosi in poltrona e ignorando deliberatamente la ragazza. La voce un po’ stridula della groupie, il suo insistente tentativo di rompere il ghiaccio e le domande a ripetizione non fanno che acuire il senso di fastidio di Pink e la sua drammatica incapacità di relazionarsi. Nel disco il brano apre proprio con la voce petulante della ragazza, mentre in sottofondo sono udibili alcuni frammenti della soap opera americana della NBC “Another World”. In origine la voce della groupie era di Waters: quando i Pink Floyd si trasferirono negli Stati Uniti, Bob Ezrin si servì dell’impeccabile interpretazione di una ragazza di Los Angeles, Trudy Young.
Come a esprimere l’improvviso sopraggiungere di una crisi, la canzone è divisa in due momenti musicali distinti: il primo, in avvio, con la voce della groupie e il cantato sconsolato di Waters, il secondo con una rabbiosa esecuzione in cui il testo viene deliberatamente urlato. In quest’ultima sezione la chitarra ritmica venne suonata da Lee Ritenour dei Toto.
Domani scriveremo di “Don’t leave me now”.
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I testi sono tratti dal libro di The Lunatics “Pink Floyd. Il fiume infinito”, pubblicato da Giunti, per gentile concessione degli autori e dell’editore; al libro rimandiamo per la versione integrale dei testi di presentazione delle canzoni di “The Wall”.