Il sanguinoso e pirotecnico addio dei Kiss: il report del concerto di Milano

La band di Gene Simmons e Paul Stanley ha salutato la Kiss Army tricolore all’Ippodromo Snai San Siro di Milano con l'unica tappa italiana dell’“End Of The Road World Tour”, il tour d'addio dei Kiss: ecco com'è andata.
Il sanguinoso e pirotecnico addio dei Kiss: il report del concerto di Milano

Quando i Kiss chiamano a rapporto la Kiss Army risponde. Lo fa da sempre, tanto più ieri considerando che, se tutto andrà come annunciato, il concerto all’Ippodromo Snai San Siro di Milano sarà l’ultima tappa in Italia dei Kiss, che hanno scelto l’area a pochi metri dallo Stadio Meazza come tappa italiana dell’“End Of The Road World Tour”, il tour d’addio alle scene di Gene Simmons e soci. Se ieri sera, 2 luglio, foste capitati per caso all’Ippodromo della città meneghina non sarebbe stato difficile capire chi presto sarebbe salito sul palco allestito per il Milano Summer Festival: come di consueto, i fedeli della band hair metal si sono pitturati i volti come i loro beniamini e il pubblico dell’Ippodromo è una grande distesa di decine di Paul Stanley, Gene Simmons, Tommy Thayer ed Eric Singer o – sarebbe meglio dire – decine di “Starchild”, “Demon”, “Spaceman” e “Catman”, le maschere dei Kiss rimaste intatte nonostante i cambi di guardia che si sono succeduti nella storia della formazione statunitense. Persino i bambini, che non sono pochi, hanno i volti dipinti: tra le fila della Kiss Army l’amore per la band di “Rock and Roll All Nite” è anche una questione di famiglia. Sono quasi le 21, qualche eretico indossa la maglia dei Metallica e di Roger Waters e c’è chi inganna l’attesa commentando i privilegi dell’area pit – “Il rock’n’roll si conquista, non si paga”, si sente bofonchiare tra i fan. La grande scritta “Kiss” si alza dietro alle postazioni, ancora vuote, dei musicisti, e i quattro uomini mascherati – dopo l’introduzione di rito che annuncia “You wanted the best! You’ve got the best! The hottest band in the world, Kiss!” - iniziano a dare forma al loro ultimo saluto alla Kiss Army tricolore.

Se avete letto qualche report dal Vecchio Continente dei precedenti live della band, cha ha inaugurato a fine maggio la branca europea del tour, già saprete che i Kiss sanno come dare spettacolo. Giochi di luci, getti di fuoco, coriandoli, sangue, piattaforme sopraelevate che innalzano la band, carrucole: lo show dei Kiss vuole far divertire e non nega al suo pubblico nemmeno il momento shock rock, affidato a Gene Simmons e alla sua lunghissima linguaccia, che fa sia la parte del mangiafuoco e sia quella del Demonio dissanguato. Sono i due componenti della formazione originaria, Simmons e Stanley, a tenere il palco, il primo con il suo timbro vocale cavernoso, il rombo del basso, le linguacce e le braccia conserte; il secondo con l’attitudine del frontman, i muscoli di un ventenne e una voce che è impossibile non accorgersi come non brilli più come negli anni d’oro dei Kiss. La struttura musicale del live, però, è forse molto più nelle mani degli altri due Kiss, il chitarrista Tommy Thayer e il batterista Eric Singer, che portano nuova linfa alla premiata ditta Simmons-Stanley e danno corpo ai classici della band, tutti presenti all’appello, da “Detroit Rock City”, che apre il live, a “Rock and Roll All Nite”, che dà la buonanotte alla Kiss Army, passando per “Shout It Out Loud”, “Heaven’s on Fire”, “Lick It Up”, “Cold Gin”, “I Was Made for Lovin’ You”, “Beth”, “Crazy Crazy Nights” e tutti gli altri brani più noti del repertorio del gruppo, restio ad attingere a pezzi meno conosciuti e più propenso a coccolare il pubblico con gli evergreen. 

A sette anni di distanza dalla pubblicazione del suo ultimo capitolo discografico, “Monster”, la band sembra aver dato ai suoi fedelissimi fan – “Non ci sarebbero i Kiss senza Kiss Army”, sottolinea grato Paul Stanley rivolto alla folla – quello che si aspettavano, nulla di più e nulla di meno. E non fa nulla se i quattro musicisti mascherati a volte, su quel palco, sembrano un po’ la caricatura di loro stessi. Non importa nemmeno se a Stanley si rompe la voce quando prova a spingerla di più. Non importa perché quando i Kiss e la Kiss Army s’incontrano accade un miracolo: questi dinosauri degli anni Ottanta diventano dei. E agli dei tutto è concesso.

Erica Manniello

Scaletta:

Detroit Rock City 
Shout It Out Loud 
Deuce 
Say Yeah 
I Love It Loud 
Heaven’s on Fire 
War Machine 
Lick It Up 
Calling Dr. Love 
100,000 Years 
Cold Gin 
God of Thunder 
Psycho Circus 
Let Me Go, Rock ‘N’ Roll 
Love Gun 
I Was Made for Lovin’ You 
Black Diamond 

Bis:
Beth 
Crazy Crazy Nights 
Rock and Roll All Nite 

 

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