L'intervista definitiva a Livio Cori su Liberato

Livio Cori ha deciso di vuotare il sacco una volta per tutte sulla questione Liberato: ecco, in questa intervista, la sua verità.

L'intervista definitiva a Livio Cori su Liberato

È arrivato il momento della verità, dice Livio Cori. Negli ultimi mesi il rapper napoletano è stato identificato da molti come il principale indiziato nella ricerca della vera identità di Liberato e la cosa gli ha creato qualche problemino: i sospetti, che mettono insieme elementi diversi (solo per citarne alcuni: le sue origini partenopee; la sua partecipazione come attore in "Gomorra" mentre Roberto Saviano, l'ideatore della serie, sui social pubblicava il suo endorsement al progetto Liberato; le affinità tra i suoni delle sue canzoni e quelle della voce di "Nove maggio") hanno finito per oscurare tutti i suoi progetti recenti, spingendo il pubblico a concentrarsi più sul caso Liberato che sulla sua carriera. Così, ha deciso di annunciare un concerto nello stesso giorno in cui Liberato si esibirà sul palco del Rock in Roma, domani sera: "Un live in contemporanea, così finalmente ci 'Liberiamo' da ogni dubbio", spiega lui. Per l'occasione, in questa intervista-interrogatorio, gli abbiamo chiesto di raccontarci tutto quello che sa su Liberato.

La prima domanda è la più banale, ma è bene partire da qui: Livio Cori, sei o non sei Liberato?
Assolutamente no.

Non hai niente a che fare con Liberato?
Niente.

Lo giuri sul sangue di San Gennaro, da buon napoletano?
Ce l'ho tatuato anche sul braccio, quindi non posso mentire.

Secondo te da cosa è partito tutto quanto? Cos'è che ha spinto tanta gente a credere che tu sia Liberato?
A Napoli quel genere non lo fa nessuno, a parte me e CoCo (produttore e rapper napoletano, di stanza a Londra). Quindi vuoi per il genere, vuoi per la questione del timbro vocale, secondo alcuni simile, si è arrivati a pensare che dietro Liberato ci sia io.

Qual è stata la tua reazione quando hai letto per la prima volta dei sospetti?
All'inizio mi sono messo a ridere: sembrava divertente. Ma a lungo andare la questione è diventata noiosa.

E ha finito per oscurare tutti i tuoi progetti più recenti, compresa la partecipazione al Festival di Sanremo e l'uscita dell'album "Montecalvario". È così?
Ha iniziato a stancarmi perché non c'era alcun tipo di fondamento oggettivo: solo gossip.

Hai mai pensato di poter in qualche modo "sfruttare" quei gossip per ricevere un po' di attenzione, soprattutto da parte dei media?
Mai. All'inizio evitavo di parlarne, cercavo di sviare. Però poi mi sono reso conto che così non risolvevo niente: ho capito che quell'atteggiamento era sbagliato e spingeva la gente ad insospettirsi ancora di più. Non ho avuto molte occasioni per dimostrare che io non sono Liberato: annunciare un evento il 22 giugno, giorno del suo concerto al Rock in Roma, mi è sembrata la cosa più sensata...

Ci arriviamo. Secondo alcuni, però, in più di un occasione tu hai giocato con i sospetti. Ad esempio: all'ultima pagina del booklet del tuo disco c'è la foto di un ragazzo tutto vestito di nero e con il volto nascosto. Chi è?
Sono io. Ho un cappello e un passamontagna, tipico abbigliamento da wiriter. Fare murales in strada a volto scoperto sarebbe da ingenui. In quella foto avevo appena disegnato il cuore che si vede sul muro. Io prima di fare il rapper facevo il writer. Quando ho deciso di inserire quella foto all'interno del booklet, l'ho fatto senza malizia: non avevo intenzione di giocare con i sospetti. Se avessi voluto, avrei potuto tirarmi su il cappuccio. Ma non l'ho fatto.

E quella striscia rossa attaccata dietro alla giacca che hai indossato a Sanremo? Somiglia moltissimo al rettangolo rosso presente sulla copertina del disco di Liberato, come hanno fatto notare diverse persone sui social. Cos'era?
Il brand della giacca. È uno sponsor.

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Spiegaci perché non dovrebbe avere niente a che fare con il rettangolo sulla copertina dell'album di Liberato.
Quel rettangolino sulla copertina di Liberato fa parte di un progetto grafico che richiama uno stile diventato molto popolare all'estero nell'ultimo periodo. Il logo della rosa lo ha usato già il dj americano Shlohmo. Con questo non voglio accusare Liberato di essere un copione, ma spiegare semplicemente che in Italia certe cose arrivano con ritardo, e tutto sembra una novità. Liberato ha radici su studi che si fanno all'estero. Un po' come Salmo all'inizio della sua carriera, quando faceva rap sulla dubstep.

Non è molto convincente come argomentazione...
Io non ho bisogno di appoggiarmi a queste cose per ricevere visibilità, ok? Sto facendo quello che ho sempre fatto e sono stato tirato in mezzo a questa cosa senza un perché. I video collegati tra loro li facevo già nel 2016. Quello della mia giacca è un brand internazionale. Non credo ci siano legami con Liberato. Non ha niente a che vedere con un progetto locale.

Un foniatra ha svolto addirittura un'analisi spettrografica sulla voce di Liberato: l'esperimento ha dimostrato che la voce di Liberato è sovrapponibile alla tua. Che ne pensi?
Mi ha sorpreso. Quel foniatra ha svolto analisi che hanno avuto a che fare con determinate indagini della procura. Mi sono chiesto: 'Perché abbassarsi a tanto e assumersi la responsabilità di dire che le due voci combaciano?'. Non voglio mettere in discussione un professionista, ma se un domani uscisse la notizia che io e Liberato siamo due persone diverse? Forse si andrebbero a mettere in discussione tante sue perizie, comprese le analisi che ha effettuato per le indagini. Su questo argomento molti hanno cercato visibilità.

Cosa succederà domani sera, 22 giugno, mentre Liberato sarà sul palco del Rock in Roma?
Farò un live ai Quartieri Spagnoli, in diretta streaming. Mi avevano suggerito di fare semplicemente una diretta. Ma io non sono un fashion blogger. Così ho deciso di organizzare un piccolo evento. Ho selezionato alcuni fan ai quali farò ascoltare un mini show in acustico nel posto in cui ho girato parte del video del mio nuovo singolo "A casa mia". Non posso stare in due posti contemporaneamente: così spero di far cadere ogni sospetto.

Però la tua voce potrebbe essere registrata: non è difficile oggi come oggi schiacciare "play" durante un concerto e far partire una base o una registrazione. Un sacco di cose che si ascoltano live, in realtà sono pre-registrate...
Questo sarebbe assurdo. Mi sorprende che dei professionisti del settore non riescano a distinguere cos'è suonato live o cosa no. Chi si occupa di musica deve capire di cosa si sta parlando. Portare in scena un live totalmente fittizio, con basi già pronte, sarebbe assurdo. Però lo capisco, ci sta come obiezione.

Un'altra obiezione che ti si potrebbe fare: la voce di Liberato potrebbe non essere un'unica voce. I cantanti coinvolti potrebbero essere diversi. Come rispondi?
Rispondo dicendo che chi ha un minimo d'orecchio capisce che la voce è una sola.

Hai giurato di non essere Liberato e di non avere niente a che fare con quel progetto. Sai chi si nasconde sotto al cappuccio di quella felpa?
Non è una domanda a cui ti posso rispondere adesso.

Però così torniamo alla domanda iniziale.
Sai cosa? Magari ho un sospetto. Però penso che mettere in giro delle semplici voci in questo momento sarebbe sbagliato. Rischierei di far passare ad un altro collega tutto quello che ho passato io in questi anni. Rispondo con il massimo dell'onestà. E poi: se ha scelto di restare anonimo, perché andargli a rompere le scatole?

Il progetto Liberato ti piace? Pensi che abbia contribuito a dare nuova luce a Napoli?
Non lo considero la rivelazione musicale del secolo ma mi piace, sono un supporter. È bello quando una cosa locale esce da Napoli. Mi piace spingere quello che viene da qui. Dobbiamo riprenderci il nostro posto nella scena musicale italiana.

Secondo te dopo l'evento di domani i sospetti su di te cadranno definitivamente?
Penso che una buona parte del pubblico capirà che non posso essere in due posti contemporaneamente. Certo, ci sarà anche chi non si arrenderà. Il fatto è che molti ormai sono affezionati al pensiero che Liberato sia io e cercheranno di far finta di niente. Una cosa è certa: non posso dedicare la mia intera carriera a dimostrare di non essere liberato.

di Mattia Marzi

Leggi ancheGianni Valentino - IO NON SONO LIBERATO - la recensione

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