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NEWS   |   Pop/Rock / 10/02/2019

Alice in Chains, le nove nomination ai Grammy Awards (senza mai vincere) e il rock ai tempi del rap: 'Tutto cambia'

Alice in Chains, le nove nomination ai Grammy Awards (senza mai vincere) e il rock ai tempi del rap: 'Tutto cambia'

Quando tra poche ore, a Los Angeles, la band un tempo guidata da Layne Staley si accomoderà nella platea dello Staples Center per assistere alla serata di gala dell'edizione 2019 dei Grammy Awards, per la nona volta nel corso della propria carriera il gruppo oggi capitanato da Jerry Cantrell attenderà il fatidico "...and the winner is..." agli "Oscar della musica" nella speranza di vincerne uno. Eventualità, questa, che almeno fino a oggi non si è mai verificata, e che ha spinto gli stessi organizzatori della "music's biggest night" a chiedere un parere direttamente al chitarrista, cantante e autore di Tacoma, classe 1966.

Gli Alice in Chains sono in lizza ai Grammy Awards 2019 nella categoria "miglior album rock" (per il loro "Rainier Fog"), in compagnia di Fall Out Boy (con "Mania"), Ghost (con "Prequelle"), Greta Van Fleet (con "From the Fires") e Weezer (con "Pacific Daydream"): la concorrenza, molto agguerrita, potrebbe negare per l'ennesima volta al gruppo di "Dirt" l'onore dell'ambito riconoscimento. Successe già nove anni fa, e la reazione della band fu più divertita che indispettiva: "Eravamo d'accordo: nel caso di mancata vittoria, ci saremmo tutti messi una spilla con la faccia di Susan Lucci [attrice di soap nota per essere stata nominata per diciannove volte agli Emmy Awards prima di vincerne uno, nel 1999]. E così facemmo: abbiamo perso, ci siamo messi la nostra spilla e ce ne siamo andati".

"E' banale dirlo, ma è un onore essere nominati", ha spiegato Cantrell a proposito della nomination all'edizione 2019 dei Grammy Awards: "Significa che ci sono persone nell'industria musicale e fan ai quali interessa la tua musica. E' una piccola legittimazione. E vuol dire che stai lavorando ancora al picco delle tue forze".

A Cantrell è stato fatto notare come il rock ai Grammy, negli ultimi anni, sia stato per certi versi oscurato da generi come rap e r'n'b, tanto da vedere la premiazione delle categorie a esso ascrivibili nella sezione dello show confinato nel pre-telecast, cioè prima della vera e propria diretta televisiva che "copre" le categorie considerate principali. Qual è, secondo Cantrell, lo stato di salute attuale di un genere che con impressionante regolarità viene dato per morto?

"Le cose sono in continua evoluzione, giusto? E' l'essenza dell'esistenza, della vita", ha risposto Cantrell: "C'è sempre un cambiamento in atto, niente è statico. Il rock sta andando da qualche parte. Dove? E cosa cazzo ne so! Ma da quando vivo il rock c'è sempre stato. E mi ha sempre parlato in modo molto potente e viscerale. Non solo il rock, ma anche tutti gli altri generi".

"Credo che ogni generazione possa trasformarsi nel classico anziano che urla ai ragazzini di uscire dal proprio giardino", ha riflettuto Cantrell a proposito dell'insofferenza, da parte degli appassionati di rock, nei confronti dell'orientamento preso dai premi nell'ultimo periodo: "'Loro non capiscono'. Anch'io mi ricordo che ai miei genitori non piaceva la musica che ascoltavo, quindi è del tutto normale che sia così".

In sostanza, Cantrell non è preoccupato: "Dopo 32 anni di carriera abbiamo ancora milioni di fan. E le cose nuove che facciamo sono importanti esattamente come quelle che abbiamo pubblicato in passato. Siamo sempre stati un gruppo molto attento a vivere il presente: non ci guardiamo indietro, né guardiamo troppo avanti. E cerchiamo di dimenticarci sempre quello che abbiamo fatto".

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