NEWS   |   Italia / 22/01/2019

Fedez racconta 'Paranoia airlines', il suo esorcismo emo pop - VIDEOINTERVISTA

Fedez racconta 'Paranoia airlines', il suo esorcismo emo pop - VIDEOINTERVISTA

“Questo disco rispecchia quel che ho vissuto nell’ultimo anno e mezzo di vita, o forse negli ultimi 29. È introspettivo e terapeutico. È un modo per affrontare i miei lati d’ombra, per lasciarli alle spalle”. Nella sala di un ristorante dell’aeroporto di Linate, Fedez presenta il nuovo album “Paranoia airlines”, in uscita venerdì 25 gennaio. “Dopo tre anni vissuti in coppia con J-Ax sentivo l’esigenza di sperimentare e lavorare da solo. Quest’album non risponde a logiche di mercato o alla voglia di competizione. Mi sono espresso in totale libertà”. Ecco cos’altro ha detto il cantante milanese a proposito delle nuove canzoni, della produzione di Michele Canova, di Newtopia, degli instore, del tour che partirà il 15 marzo da Firenze (la data di Milano del 9 aprile è sold out, ne verrà aggiunta un altra). Alla fine della conferenza stampa, un aeroplano con la scritta “Paranoia airlines” sulla fusoliera rulla sotto le vetrate del ristorante. Porterà i vincitori di un contest sui cieli lombardi, ad ascoltare il disco con Fedez.

Paure e canzoni
“Nel disco esprimo le paure che provo. Sono le stesse di tante persone, dall’ipocondria alla noia alla paura di non essere all’altezza. Tendo a non godermi il presente e pensare troppo al passato o al futuro. Il fil rouge che unisce le canzoni è l’autoanalisi, l’esorcizzazione delle mie ansie. ‘Fuckthenoia’ parla di come si può cadere nell’apatia. ‘Che cazzo ridi’ non è una presa di coscienza, ma la descrizione di un mondo disilluso e disincantato. ‘Paranoia airlines’ spiega come l’amore può aiutare a superare insicurezze e paranoie. ‘Sfregi e difetti’ è un mantra che parla di crescita e maturità e di come la vita ti porta via leggerezza e spontaneità. Come in tutti i miei album c’è un velo di bipolarità e perciò il fil rouge non viene seguito fino alla fine. Forse perché non mi piace la routine”.

La produzione
“Tre canzoni sono fatte con Takagi & Ketra, le altre con Michele Canova. L’ho conosciuto quando stavo facendo ‘Pop-hoolista’ e ci siamo stati tremendamente sul cazzo. L’ho rivisto a Los Angeles. Sarà che sono cambiato io, sarà che è cambiato lui, fatto sta che ci siamo trovati. È il perfetto produttore e non un artista mancato che deve far prevalere il suo ego su quello degli artisti. Ha capito che il lavoro del produttore è fare lo psicologo e tirare fuori quel che gli artisti hanno dentro. Abbiamo lavorato tanto sulla voce, abbiamo usato microfoni diversi per dare un suono sporco e poco pop. È un disco sperimentale nel senso che ci sono suoni, campioni, chitarre e sonorità per me nuovi”.

Emo trap
“Ho sempre ascoltato quella che chiamo la seconda repubblica del punk, Propagandhi, New Found Glory, Pennywise, Blink-182, Sum 41, Green Day. Sono cresciuto con quella musica, ma non avrebbe senso fare punk-pop in italiano perché diventa subito Finley. Con l’avvento della emo trap mi si è aperto un mondo. La emo trap prende giri e accordi di quel mondo e li rallenta, dando loro nuova dignità. Queste sonorità si sposano bene con le tematiche del mio album perché i campioni punk, una volta rallentati, generano un’atmosfera cupa”.

I featuring
“A parte Trippie Redd e Zara Larsson, le collaborazioni sono nate come una grande jam session in studio. Non aveva senso chiamare la Dark Polo Gang e chiedere di fare i democristiani. Ma il loro essere maschilisti e misogini va talmente oltre che diventa macchietta. Non vanno presi alla lettera. Anzi, dissacrano un certo punto di vista maschilista. Emis Killa invece lo conosco da quando avevamo 13 anni. Ci siamo supportati e invidiati a vicenda spiegandocelo in modo trasparente. Ci siamo rivisti dopo essere diventati genitori, abbiamo tirato le somme di com’è andata la vita. Con Annalisa ho lavorato dalle 9 di sera alle 3 di mattina buttando lì melodie. Mi sarebbe piaciuto un feat di Dua Lipa, ma stava lavorando a un progetto imminente – ops, forse non avrei dovuto dirlo. Comunque mi ha promesso che collaboreremo in tempi brevi”.

Chiara Ferragni
“Quando ho iniziato a scrivere era incinta e costretta a letto a riposo. Non ho voluto tediarla facendole sentire le canzoni. Poi mi ha dato tanti pareri, mi ha aiutato, ha influito in maniera positiva. Siamo l’antitesi l’uno dell’altro: io vedo il bicchiere mezzo vuoto, lei mezzo pieno. Veniamo da mondi diversi, ma entrambi ci siamo creati un futuro dal nulla”.

Il tour
“È strano a dirsi, ma sarà il mio primo giro di concerti da solo nei palazzetti. E non penso che ci sarà un tour estivo perché la vita di questo disco non deve prolungarsi troppo. E non me ne frega niente se venderà poco perché lo promuoverò poco. In scaletta ci saranno anche canzoni di ‘Comunisti col Rolex’. Stiamo lavorando a progetto di tour molto particolare, una cosa che non è mai stata fatta. Sto vagliando l’ipotesi di essere solo io sul palco senza band e di affrontare il mondo dei visual con un’interazione diversa da quella solita, grazie a nuove tecnologie”.

Felpe e instore
“Sarà retorico dirlo, ma sentivo la necessità di ringraziare i fan e di far loro vivere un’esperienza diversa negli instore che sono spesso stressanti e a volte organizzati in modo non ottimale. Perciò ho disegnato dei capi [felpe, t-shirt, cappelli e calze firmate con la moglie] per Diesel che darò ai fan che verranno agli instore, fino a esaurimento scorte. È anche un bel modo per dare una nuova dignità e una prospettiva diversa al disco fisico in un momento in cui lo steaming vale il 70, 80% del mercato. Ho fatto produrre 20 mila capi. Ieri abbiamo aperto e subito chiuso l’e-commerce per non finirli. Lo ha fatto anche Travis Scott, mi sono ispirato a lui. Quella volta Nicki Minaj disse che, così facendo, Scott dopava il mercato dei dischi, ma non è un modo per vendere più copie. Chi viene agli instore lo fa indipendentemente dalla collection”.

J-Ax e Newtopia
“Abbiamo firmato una clausola di riservatezza, non posso entrare nel merito della questione con J-Ax. Posso dire che la gestione concreta di Newtopia non è cambiata, ho solo acquisito nuove quote. Siamo partiti che eravamo in 3, oggi siamo più di 10, gestiamo una ventina di talent, da sportivi a youtuber. Non si ha la percezione di quel che faccio perché non sento l’esigenza di farmi vedere, sto dietro agli artisti, nell’ombra”.

X-Factor e Sanremo
“Non ho detto basta a X-Factor. Ho fatto un discorso che è stato interpretato come un addio, ma era solo un modo per tirare le somme. Il senso è che devo ancora capire che fare, non ho avuto il tempo di pensarci su. Sanremo? Ci andrei pure, ma mi cago sotto. In passato ci ho accompagnato Lorenzo Fragola e ho capito che su quel palco non ce la farei. È uno dei miei punti deboli, mi fa paura cantare in televisione, è un contesto diverso rispetto al concerto. La vivrei molto male”.

Il rap
“Vengo da contest di freestyle, ho fatto la gavetta, Tanta Roba praticamente è stata fondata per me. Detto questo, sono sempre stato diverso da altri rapper. Non ho mai fatto la svolta pop: ero già pop. Perciò mi interessa poco il futuro del rap o della trap”.

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