Rockol - sezioni principali

NEWS   |   Pop/Rock / 14/12/2018

Gli Snow Patrol in Italia nel febbraio 2019: parla Gary Lightbody - INTERVISTA

Gli Snow Patrol in Italia nel febbraio 2019: parla Gary Lightbody - INTERVISTA

Gli Snow Patrol tornano in Italia dopo una decina d’anni d’assenza. La band britannica sarà l’11 febbraio 2019 al Fabrique di Milano dove porterà le canzoni dell’ultimo album “Wildness”, ma soprattutto i successi che hanno fruttato 15 milioni di copie vendute. “Non so perché siamo stati tanto lontani dall’Italia, non c’è ragione”, dice il cantante Gary Lightbody. “Suoneremo per lo più b-side… no, scherzo, faremo le canzoni che la gente conosce. Abbiamo 25 anni di storia alle spalle e possiamo permetterci di fare un concerto composto quasi interamente da singoli”.

Per motivi di spazio, al Fabrique non troverà posto il palco con cui gli Snow Patrol stanno girando l’Europa, una sorta di scatola illuminata dentro cui si muovono i musicisti. A chi gli chiede com’è, mostra entusiasta le foto sul suo smartphone. “La parte dei visual sarà importante. Durante ‘Life on Earth’, ad esempio, verranno proiettate immagini che ci ha concesso la Nasa. È un concerto che usa un tipo di comunicazione più visiva dei precedenti. Sta avendo un bell’impatto sulla gente”.

“Lo show è più ambizioso, forse perché non abbiamo pubblicato un disco per sette anni. Fuori dalla routine album-tour-album-tour, abbiamo avuto tempo di pensare a come illustrare canzoni che avevano già una componente visiva”. Per qualche motivo, è sembrato naturale immaginare i pezzi di “Wildness” proiettati in un contesto più ampio. “Ed è curioso perché queste canzoni sono state prodotte usando meno strumenti del solito. Sì, dopo 25 anni abbiamo scoperto che less is more, che non devi per forza riempire ogni spazio sonoro”.

“Wildness” è prodotto da Jacknife Lee. Gli Snow Patrol sono stati fra i primi a collaborare con lui, anticipando U2 e R.E.M. “Com’è Garret? Bono lo chiama Yoda, non gli si può fare complimento migliore. Quando gli porto le canzoni solo voce e chitarra lui ha subito le idee chiare, le porta in un luogo per me inimmaginabile, anche contro la mia volontà. L’isolamento del suo studio è fatto da vinili, decine di migliaia di vinili. E li conosce tutti. Nelle pause, li prende e te li fa ascoltare. Per questo disco ci siamo sentiti il vecchio Peter Gabriel, Mavis e Pops Staples, Fela Kuti, William Onyeabor e Nick Cave, che è la ragione per la quale ho scritto ‘A youth written in fire’. Con Garret non fai solo un disco, ma un corso di musica”.

“Wildness” nasce dopo una profonda crisi esistenziale. Lightbody è passato attraverso la depressione e si è liberato dell’alcolismo. “Parlarne è stato utile”, racconta. “Per 40 anni mi sono tenuto tutto dentro, cadendo di continuo nella stessa trappola mentale. Da quando ho iniziato a parlarne, le cose sono migliorate. Accidenti, le cose che due anni fa diceva solo al mio terapista ora le dico a tutti. Ecco perché ero molto nervoso al pensiero che la gente ascoltasse queste canzoni. Temevo un rifiuto. Ma anche se nel disco ci sono cose molto pesanti, dal vivo trasmetteremo gioia, speranza, connessione. Mi auguro che alla fine del concerto la gente vada a casa col cuore più leggero”.

Da una decina d’anni, Lightbody non legge le recensioni. “Ci stavo troppo male, non riesco proprio a fregarmene. Non leggo più neanche quelle di altri gruppi, per empatia e perché a volte eviti di ascoltare un album perché qualcuno gli ha dato 2 stelle per poi scoprire che è un gran disco. È tutto soggettivo”. Spera che, prima o poi, la gente ritrovi il piacere di scoprire musica alla vecchia maniera, senza algoritmi che non allargano, ma restringono gli orizzonti. “Più si ascoltano pop, hip-hop e r&b e più gli algoritmi continuano a proporli. La gente si ribellerà e vorrà consigli fatti diciamo così a mano. Spero tornino le chitarre, del resto i festival e grandi tour tipo U2 e Muse sono ancora dominati dalla guitar music”.

Il cantante ha già iniziato a scrivere canzoni per l’ottavo album degli Snow Patrol, o “SP8” come lo chiama lui. Prima di fare “Wildness” aveva scritto 600 canzoni. Per ora ha 10 pezzi e molta strada da fare, conta però di pubblicarlo nel 2020. Loda l’amico Ed Sheeran con cui gli Snow Patrol sono stati recentemente in tour in Nord America: “È uno che si butta, mi ha insegnato a lasciarmi andare, a pensare di meno”. Lui, nordirlandese, si accende quando si parla di Brexit. “È un disastro di proporzioni epiche. Prima di chiedere alla gente di lasciare l’Unione Europea, avrebbero dovuto spiegare dettagliatamente le implicazioni. Se dovesse passare e venisse ristabilito il confine fra Irlanda e Irlanda del Nord, saremmo fottuti. Non voglio tornare indietro di vent’anni e vivere in un posto di paura e divisione. Non abbiamo bisogno di un altro confine che separi le comunità e peggiori la vita di centinaia di migliaia di persone. Prego che non accada”.

Scheda artista Tour&Concerti
Testi