Il ritorno di Pacifico: l’EP “ElectroPO”, il tour, l’album nel 2019, i dischi ‘fantasma’ – INTERVISTA

Il ritorno di Pacifico: l’EP “ElectroPO”, il tour, l’album nel 2019, i dischi ‘fantasma’ – INTERVISTA

madre e una figlia che cercano vestiti nell’immondizia; una coppia d’innamorati che discutono fino a sfinirsi; il pensiero di chi non c’è più; la corrente della vita che rischia di portare via. È il nuovo EP di Pacifico “ElectroPO”, quattro canzoni che ritroveremo nell’album che il cantautore milanese sta rifinendo e che uscirà nel 2019. Pacifico eseguirà queste canzoni in anteprima nei quattro concerti che lo vedranno protagonista, dal 30 novembre al 15 dicembre, ad Alessandria, Milano, Genova e Borgonovo Val Tidone (PC). L’EP a tiratura limitata non sarà venduto nei negozi, ma solo nei luoghi dei concerti. “È un modo per ripartire e spronarmi a rimettermi a suonare”.

Il titolo “ElectroPO” è un gioco di parole fra lo stile electro-pop e il fiume Po. “Sento di non potermi più concedere il lusso della nostalgia, di cui ho abusato da giovane. Il fiume che non torna indietro è il corso della vita. La canzone è in qualche modo ispirata a mio figlio, ecco perché ci sono tutte quelle immagini infantili”. Il pezzo ha un’ambientazione musicale piuttosto originale, per Pacifico. “Ho asciugato la musica, forse perché oggi, essendo padre, ho meno tempo per certi languori. Hanno molto contribuito i musicisti come Redi Hasa, virtuoso del violoncello che suona con Ludovico Einaudi, e Simone Pace dei Blonde Redhead alla batteria”.

L’album che uscirà nel 2019 si preannuncia piuttosto vario, forse per la presenza di musicisti di ogni tipo. “Il mio ultimo disco, ‘Una voce non basta’, era composto da duetti canori. Questo è una session con tantissimi musicisti. Per reazione a me stesso, ho cercato più la musica che i testi, che ho voluto sintetizzare. Queste prime quattro canzoni danno un’idea di come sarà l’album. Oltre a Redi Hasa e a due terzi dei Blonde Redhead, ci sono Alan Clark dei Dire Straits a pianoforte e Mellotron e Michael Leonhart alla tromba. È una session allargata con canzoni che partono da Parigi e arrivano in tutto il mondo”.

Oltre a “Sarà come abbracciarsi” e “Molecole”, già pubblicate nei mesi scorsi, l’EP contiene “A casa”, ritratto delicato e pieno di compassione. L’immagine di una madre e una figlia costrette a rovistare nell’immondizia sfocia in un ritornello inatteso sul calore e il conforto di una casa. “Le vedevo ogni mattina a Parigi, dove vivo, portando mio figlio a scuola. Un paio di mattine le ho seguite perché mi incuriosivano, la figlia era molto bella e c’era questo grande affetto e questa grande stanchezza della madre. Le ho viste entrare in uno stabile fatiscente e mi sono immaginato questo luogo in cui finalmente si proteggevano. È un baratro che non è poi così distante da nessuno”. Pacifico è abituato, in quanto autore, a spiare le vite degli altri? Ride: “Un po’ sì. Ma per fortuna per quelli che incontro, per costruire una canzone mi basta un piccolo dettaglio”.

I quattro concerti sono stati allestiti “in una casupola persa della campagna romagnola”.

Pacifico suonerà in trio con il polistrumentista Mirco Mariani e il chitarrista Alfredo Portone. “Il suono che viene fuori è sorprendente persino per me”. Nel tour 2019, che partirà in marzo, ci sarà invece un quintetto. Nel frattempo, Pacifico potrebbe partecipare a Sanremo, dove è tornato l’anno scorso per la seconda volta per accompagnare Ornella Vanoni, con Bungaro. Continua a scrivere anche per altri. “Non riesco a smettere di farlo. È uscito il disco di Malika Ayane, sto lavorando con Gianna Nannini e sto cercando di fare qualcosa in Francia. Ho sempre da parte le bozze di due album che non ho finito, uno sul lavoro, l’altro sul Bataclan. Erano temi pesanti, non era il momento giusto per pubblicarli. Chissà, magari usciranno post mortem”, scherza.

L’elenco degli artisti con cui Pacifico ha collaborato è ampio e attraversa più generazioni. Viene spontaneo chiedergli dello stato di salute della canzone italiana. “A volte mi sembra di vedere ancora delle coordinate, a volte mi sento travolto. Stiamo assistendo alla fine di una scuola e a un cambio generazionale. Vedo una fuga dai due punti, il segno grafico intendo. Voglio dire che è sparita la voglia di dare una morale nelle canzoni tipica degli autori su cui ci siamo formati. Ci sono invece o la veemenza derivante dalla metrica del rap o la ricerca del dettaglio concreto che smorza la visione d’insieme. Se fatto bene, può essere interessante”.

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