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Il punk è morto? Glen Matlock dei Sex Pistols si scaglia contro le parolacce

Fu il giorno in cui i cittadini britannici, anche quelli meno interessati alla musica, capirono appieno cosa significasse la parola "punk".

Era l'ultimo minuto del programma "Thames today" di Bill Grundy, era il dicembre 1976. Grundy ebbe la bella idea di dire ai suoi ospiti, i Sex Pistols, "dite qualcosa di offensivo". Steve Jones non si fece pregare e, in pochi secondi, i sudditi di Sua Maestà gli sentirono uscire dalla bocca tre frasi che, a quel tempo, erano incredibilmente volgari. Jones, mentre gli altri ridacchiavano, mandò al diavolo Grundy dicendogli: "You dirty bastard", "you dirty fucker" e "you fucking rotter". La mattina dopo, apriti cielo: i tabloid montarono articoli tonanti. Qualche giorno dopo si venne a sapere che un camionista, reso furioso dal fatto che suo figlio avesse dovuto udire le espressioni offensive alla TV, sfondò il televisore a calci. Tra coloro i quali ridacchiavano c'era anche Glen Matlock, che l'anno successivo sarebbe stato rimpiazzato da Sid Vicious. Adesso Matlock, 48 anni, due figli, ha affermato che le scurrilità non necessarie sono una piaga della società e che bisogna fare qualcosa per arginare il fenomeno delle espressioni triviali. Il bassista, co-autore dei pezzi più noti dei Pistols, ha riferito che detesta ascoltare parolacce alla radio od alla TV quando è con i suoi figli. "E' patetico quando la gente dice parolacce giusto per il gusto di farlo. Occorre fare qualcosa", ha detto Matlock.

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