Malika Ayane, gli ambienti sonori di ‘Domino’ e il tour in cui si sdoppia – VIDEOINTERVISTA

Malika Ayane, gli ambienti sonori di ‘Domino’ e il tour in cui si sdoppia – VIDEOINTERVISTA

Quando Malika Ayane s’è messa a pensare al suo nuovo album, che s’intitola “Domino” e uscirà venerdì 21 settembre, ha immaginato una band di oggi che suona un repertorio di ieri. Il disco fa effettivamente questo effetto, con le melodie eleganti e persino borghesi intonate dalla cantante milanese che galleggiano sulle basi urbane messe a punto con i produttori Axel Reinemer e Stefan Leisering al Jazzanova Recording Studio di Berlino. “Per la prima volta” spiega Malika “ho guidato la carrozza e l’ho fatto con serena incoscienza. Ho chiamato a raccolta le persone con cui avevo collaborato per ‘Naïf’. Questa volta però non abbiamo lavorato a distanza, ci siamo incontrati e abbiamo scritto insieme. E in produzione ho trattato la voce esattamente come un altro strumento”.

La sensazione, ascoltando l’album, è che le canzoni siano come luoghi. “È proprio così. Queste canzoni sono ambienti in cui succedono cose. Ho cercato di cogliere momenti fugaci in cui un ambiente è tale perché c’è una combinazione precisa di luci e rumori. Queste canzoni sono piccole scene che hanno luogo in alcuni spazi”. L’aggettivo “piccole” ha a che fare con uno dei temi chive dell’album, la quotidianità. “Si può prendere in mano la propria esistenza anche partendo dalla consapevolezza che la vita non è fatta di picchi, di eventi straordinari. Bisogna essere dentro quel che si fa. L’alternativa è aspettare che arrivi qualcosa di straordinario e… impazzire”. Il lancio del disco è accompagnato dall’hashtag #pezzidinoi. Solo strategia comunicativa o c’è qualcosa dietro? “C’è una tendenza un po’ morbosa nel vedere sempre un’autobiografia nei miei lavori. E invece molti di questi brani hanno dentro chiacchiere, grandi bicchieri vino, ultime birrette e valanghe di parole su situazioni in cui tutti si trovano. Sotto sotto, tutti proviamo gli stessi sentimenti”.

In un periodo in cui ci sentiamo ripetere che nessuno compra più dischi, Malika ha deciso di valorizzare l’artwork chiamando Federico Pepe di Le Dictateur, chiudendo CD in una bella confezione cartonata, riempiendo il libretto di fotografie ispirate al lavoro di Cindy Sherman, “in cui la stessa persona è tante persone”. Il titolo deriva dall’idea dell’album sia “una scatola che contiene delle tessere divise in due sezioni e puoi decidere quale scegliere. E se le rimescoli viene fuori un’altra cosa. È come generare una storia, ma non necessariamente nell’ordine in cui siamo abituati a sentirla raccontare”.

A partire dal mese di novembre, Malika Ayane sarà impegnata in un tour originale e ambizioso: terrà due concerti in ogni città (o nei dintorni). Il primo in teatro, in compagnia di cinque strumentisti: Daniele Di Gregorio alla marimba, Carlo Gaudiello al piano, Marco Mariniello al basso, Jacopo Bertacco alla chitarra, Nico Lippolis alla batteria. Il secondo, il giorno dopo, in un club con i soli Bertacco, Lippolis e un synth suonato dalla cantante. “Nei concerti nei teatri cercheremo di sviluppare il piano dell’ascolto: tanti strumenti suoneranno meno e suoneranno assieme. Il giorno dopo, nei club, quasi solo due strumenti faranno muri di suono, loop, effetti. Jacopo, poi, è pazzesco, quando tocca lo strumento sembrano tre chitarre. Sarà stupefacente”.

Il tour, racconta Malika, è un po’ una reazione al suo impegno nel musical “Evita”, dove è stata chiamata a ripetere la stessa parte sera dopo sera. “È un lavoro ascetico e metodico. Mi ha fatto capito che faccio il lavoro più bello del mondo perché mi permette di cambiare le carte in tavola”. L’idea del doppio concerto è venuta dopo aver visto uno show in cui Elvis Costello rifaceva le sue canzoni accompagnandosi solo con le chitarre. “Ho capito che rifare le canzoni come le avrei fatte 10 anni fa non avrebbe avuto senso. Ho sentito il bisogno di fare qualcosa di diverso, di creare una situazione d’ascolto, ma anche di far sfogare l’altra mia parte, quella da club”. Che effetto farà? “Quello che faccio sulle persone quando mi incontrano per la prima volta e mi dicono: ma allora non è vero che sei una figa di legno”.

(Claudio Todesco)

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