Ho conosciuto Mogol nel 1999.
Alla fine del '98 mia nonna mi parlò di questa scuola che lui aveva fondato dove si studiava la “forma canzone”; partecipai ad una borsa di studio organizzata dalla Siae, la vinsi e arrivai al Cet.
Per un ragazzo poco più che ventenne, che scrive canzoni (o almeno ci prova), trovarsi faccia a faccia con Mogol che legge e analizza un tuo testo è una esperienza terrorizzante. Avevo le certezze datemi dai consanguinei: per papà, mamma e nonne ero già il più grande autore di tutti i tempi.
Stavo lì in classe con gli altri miei colleghi ad aspettare la sentenza, lui, Mogol, era lì con gli occhialetti accavallati a quel naso importante, con il foglio in mano ad analizzare “Son resuscitato”, il testo della canzone che avevo portato per le selezioni.
Ad un certo punto alzò lo sguardo e disse “chi ha scritto questo testo?” Ed io, col braccio sinistro che iniziava a formicolare, dissi semplicemente “io”.
Mi guardò negli occhi e mi disse: “Bravo, tu questo lavoro lo puoi fare”.
“E’ Mogol, non è un consanguineo” - pensai tra me e me: fu u’emozione che ancora porto sulla pelle.
Da quel momento il Cet divenne casa e Giulio divenne ed è tuttora un maestro, un amico, un consigliere, uno zio acquisito di mio figlio Vittorio; al Cet ho conosciuto mia moglie, al Cet mi sono sposato ed al Cet tutt’ora insegno.
In questi vent’anni accanto a Giulio Rapetti Mogol l’ho sentito tante volte parlare di Lucio Battisti, della loro amicizia, delle loro canzoni.
Hanno sempre scritto partendo dalla melodia: Lucio prendeva la chitarra e buttava giù parole in “finto inglese”, Giulio prendeva la penna e scriveva storie; quando si incontrano autore puro e compositore puro, o c’è alchimia o non succede nulla.
Per quanto diametralmente opposti nel modo di vivere e nel carattere, quando si univano per scrivere sembravano figli della stessa ispirazione: Lucio cantava e Giulio rimava. Ho chiesto a Mogol quale sia la sua canzone preferita della loro produzione, lui ha risposto “Anima latina”, soprattutto per il magistrale intro, più di tre minuti, dove Battisti mette sul piatto tutto il suo talento non solo come compositore, ma anche come arrangiatore, una preparazione che si unisce perfettamente ad un testo semplice, vero che ti riporta con l’immaginazione alle favela delle grandi metropoli sudamericane.
Le canzoni non basta ascoltarle bisogna anche vederle, percepire un profumo.
Alla domanda cosa ti manca più di Lucio, il mio buon maestro, con gli occhi lucidi, mi guarda e mi dice: “Una sua melodia: vorrei scrivere un’altra canzone insieme”.
Giuseppe Anastasi
autore di canzoni, Targa Tenco 2018
Qui tutti i contenuti dello speciale di Rockol su Lucio Battisti nel ventennale della scomparsa.