NEWS   |   Recensioni concerti / 05/07/2018

Graham Nash in concerto al Pistoia Blues Festival

Graham Nash in concerto al Pistoia Blues Festival

Comincia con “Wasted on the way”, chiude con “Teach your children”, e in mezzo inanella una sfilza di classici che è quasi impossibile non conoscere a memoria. Diciamo la verità: pescare dal tuo canzoniere non è un’operazione particolarmente difficile se ti chiami Graham Nash.

Nonostante una discografia meno bulimica rispetto a molti colleghi, basta una serata, in questo caso l’anteprima del Pistoia Blues 2018, per rendersi conto che il problema di questo distinto signore inglese semmai è l’imbarazzo della scelta. I settantasei anni compiuti li porta egregiamente, non solo perché sembra subito a suo agio sul palco, e nemmeno perché Shane Fontayne (chitarra dei Lone Justice, di Springsteen all’inizio dei Novanta e poi di CS&N) e Todd Caldwell (tastiera) gli danno una mano nelle parti vocali, ricreando le armonizzazioni che erano la cifra proprio di Crosby Stills Nash & Young.

In quanto a voce Nash se la gioca con la maggior parte dei suoi coetanei, e anche con qualcuno che porta una ventina d'anni in meno sulle spalle. Il pubblico non riempie il teatro fino all'ultimo posto ma è subito entusiasta, e alla fine per uno che da giovane si è trovato a suonare davanti a folle oceaniche, addomesticare gli spettatori del Manzoni dev'essere uno scherzo. Del resto dopo il pezzo d'apertura, che serve anche per registrare intonazione, suoni e chimica del trio, arriva subito un carico pesante: “Questa canzone l'ho scritta facendo un viaggio in treno, in Marocco” è la presentazione, e subito scatta l'applauso, ancora prima che suonino le prime note di “Marrakesh Express”.

La carriera di Graham Nash però non è solo quella americana, come co-titolare di una delle ditte più famose nella storia del rock, e infatti arriva una domanda: “C'è qualche fan degli Hollies qui dentro?”. Riemerge subito l'anima british, in un viaggio che riporta questo migrante della musica indietro, fino alla metà degli anni Sessanta, per “Bus stop”. Il primo ricordo di Joni Mitchell arriva per presentare “I used to be a king”, mentre “Immigration man” è introdotta da un aneddoto: “Una volta stavamo tornando negli Stati Uniti: al controllo passaporti dell'aeroporto fecero passare Crosby, fecero passare Stills, e fecero passare perfino Neil Young. Invece c'era qualche problema con il mio visto, mi bloccarono, e mi ritrovai a guardare i miei tre amici che sghignazzavano oltre una linea che non potevo superare”. 

Più passano i minuti e più il trio sul palco si scalda. Nash cambia spesso chitarra, oppure si mette dietro alla tastiera Yamaha al centro della scena, come farà tra poco per “Wind on the water”, scritta dopo aver visto una enorme balena blu dalla barca di David Crosby. “Fu il più grande essere vivente che abbia mai visto, era più lungo dello scafo, e tenete presente che la barca di Crosby è venticinque metri”. Prima però c'è tempo per la delicatezza di “Right between the eyes” e l'antimilitarismo di “Military madness” da “Songs for beginners”, il primo album solista del 1971. Qui l'armonizzazione delle voci funziona particolarmente bene, e Graham comincia a chiedere l'aiuto del pubblico, che si unisce per ripetere “War, war, war, war”. Come se non bastasse un repertorio stellare, Nash decide di puntare altissimo, di attingere al songbook della “band che preferisco in tutto il mondo, in tutti i tempi”, e improvvisamente ti accorgi che “A day in the life” dei Beatles, una volta spogliata del lavoro in studio di registrazione, specie nella prima parte potrebbe essere farina di un sacco targato CSN&Y. I compagni di viaggio non sono mai dimenticati, e vengono omaggiati in sequenza come autori: prima Crosby con “Taken at all”, poi Stills (“un songwriter geniale”) con “4+20” e infine Young, per una “Ohio” in cui la chitarra di Fontayne torna a graffiare. “Just a song before I go” è una scommessa in senso letterale: “Ero a Maui, nelle Hawaii, mancavano un paio d'ore all'imbarco di un volo per Los Angeles e un amico mi sfidò: ti pago 500 dollari se riesci a scrivere una canzone in queste due ore. Eccola qui”. Luci soffuse e atmosfera intima per “Orleans” e “Cathedral”, e prima di abbandonare il palco tocca a “Our house”, introdotta da una nuova dedica a Joni Mitchell: “Sapete che ha avuto un grave problema di salute. Sono stato a trovarla poche settimane fa, cammina, parla, sta molto meglio. Insomma, Joni sta tornando”.

L'encore secondo la setlist prevista dovrebbe cominciare con “Chicago”, che invece viene sacrificata: al rientro i tre si mettono tutti davanti al microfono centrale e accompagnati dalla chitarra di Nash intonano “Everyday” di Buddy Holly, l'altra cover della serata. Il finale, come già detto, è “Teach your children”, dedicata a tutti gli insegnanti, con il pubblico che risponde all'invito e canta “And know they love you”, mentre i musicisti restano in silenzio.

Ad aprire il concerto è stato il breve ma molto interessante set degli Allophones, formazione italo-iraniana il cui suono ricorda le atmosfere dei The National, specie per le chitarre e la voce. Dopo questa anteprima il Pistoia Blues invece entrerà nel vivo martedì 10 con il live di Alanis Morisette in piazza Duomo.

(Lorenzo Mei)
SETLIST
Wasted on the way
Marrakesh Express
Bus Stop
I used to be a king
Immigration man
Right between the eyes
Military Madness
Wind on the water
A day in the life
Simple man
Taken at all
4 + 20
Ohio
Just a song before I go
Orleans/Cathedral
Our house
Encore:
Everyday
Teach Your children

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