Cromo, chi è il rapper 'italieno' di ‘Oro cromato’ - VIDEOINTERVISTA

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Cromo non si sente italiano. Si sente italieno, come recita una dei pezzi scelti per lanciare “Oro cromato”, album d’esordio del rapper genovese che esce per l'etichetta Atlantic/Warner. “Sono un italieno perché sono diverso dagli altri rapper. Guardo verso l’America. Sono un italiano, ma con qualcosa in più”. Quel qualcosa in più, dice, ha a che fare con lo stile. “Nelle strofe c’è un discorso di incastri che è inusuale nella trap. È invece comune nel rap dove erano importanti flow e metrica e non solo le melodie messe su una base. Prima di cercare di dire qualcosa di mio mi sono fatto una cultura recuperando le cose storiche, Run-DMC e Wu-Tang Clan, una cosa che i ragazzi della mia età non fanno”.

Cromo, vero nome Matteo Cerisola, 19 anni, viene da Molassana, un quartiere di Genova. “È periferia, la gente ha una mentalità provinciale, se fai rap o semplicemente cerchi di fare quello che ti piace ti guardano stupiti. Da quando però anche in centro si ascolta il rap, l’atteggiamento delle persone è cambiato totalmente. Venire da quel posto mi ha dato una grande forza. Lo vedo come un riscatto. Ci vuole determinazione per farcela seguendo i tuoi valori”. Curiosamente, per la sua età e per la musica che fa, Cromo vita fra le influenze il cantautorato genovese e in particolare Fabrizio De André. No, non è The André canta la trap. E in “Oro cromato” non c’è traccia dello stile del grande autore o della sua poetica. È una questione di radici. “I genovesi non dicono le solite quattro cose. Sono più personali e poetici”.

Cromo ha esordito alla fine del 2015 col mixtape “CK-47”, che ancora scaricabile da www.studioostile.it. “Ero veramente agli albori. L’ho fatto con Kalt, un mio amico, è partito tutto da lì. Il primo pezzo ha fatto 100 mila visualizzazioni, non male per due ragazzi. Ho capito che la cosa si faceva seria quando Ghali ha condiviso ‘White widow’. Mi sono detto: oh, ma allora questa non è solo una cosa genovese”. È poi entrato in Dogozilla, la scuderia di Don Joe. Ha studiato tre anni all’alberghiero e frequenta un corso per diventare sommelier. Ha fatto gli esami per passare al liceo psicopedagogico che però non sta frequentando per dedicarsi alla carriera musicale. “Il rap ti permette di dire certe cose che altrimenti non diresti mai. Ci sono meno filtri. È una specie di autoterapia. Anche se nel mio caso la persona e il personaggio sono diversi. Mi fa piacere avere due lati di me differenti. Ci sono invece certi rapper che non riescono più a uscire dal loro personaggio”.

Oltre alle classiche storie di competizione coi colleghi, “Oro cromato” racconta la voglia e la determinazione di farcela, contiene tante storie che hanno a che fare con l’erba e qualche riferimento ai soldi in passaggi come “Passo notte e giorno pensando al dinero” e “Nasciamo con niente, moriamo contenti contando ‘sti money” e in titoli come “Monetizziamo” e “Stipendio”. Diversamente da tanti colleghi, non ne fa un vanto. “Anche perché sono tutte cose rivolte al futuro. Dico: vogliamo uno stipendio, non abbiamo uno stipendio. È un’aspirazione. È il sogno di chi prova a trasformare una passione in un lavoro. In quanto all’erba, dai, molto meglio di altri cantanti che ostentano l’uso di cose ben peggiori. Io per fortuna sono sempre rimasto nel mio, con tranquillità”.

Sarà la giovane età, ma Cromo non somiglia ad altri (t)rapper italiani. Non è strafottente, non inventa storie mirabolanti, non sembra atteggiarsi. È molto gentile e cauto. Giura di non sapere granché delle polemiche sulla trap, sui valori che promuove, sul doppio Rolex di Sfera Ebbasta. Si limita a dire che “son dell’idea che ognuno possa fare come crede e poi di musica italiana ne ascolto poca per non essere influenzato” e dà appuntamento agli instore e ai concerti, ancora da fissare, dove è accompagnato da un dj. “Se vieni al mio concerto puoi portare un sogno e io posso lasciare il segno, è il testo di un mio pezzo. Stare in studio è figo, ma è bello quando la gente viene a cantare le tue canzoni e vedi che piangono solo per il fatto di averti visto da vicino. Rivedo il me stesso di sei anni fa”.

Dall'archivio di Rockol - Cromo racconta "Oro cromato"
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