Ultimo, il 'cantautorap' che non ama le etichette alla vigilia del suo primo tour da grande: 'Più che un concerto sarà una festa'

Ultimo, il 'cantautorap' che non ama le etichette alla vigilia del suo primo tour da grande: 'Più che un concerto sarà una festa'

"Che poi, diciamo la verità, i firmacopie si fanno perché altrimenti di dischi non se ne venderebbero più": raggiungiamo telefonicamente Ultimo in quel di Cosenza, una delle tappe dell'instore tour di "Peter Pan", album pubblicato dal cantautore romano contestualmente alla fortunata partecipazione allo scorso Festival di Sanremo. E capiamo subito che l'unica epifania di suo gusto è quella sul palco: "Io non andrei mai a un firmacopie di un artista che seguo, perché l'unico contatto che concepisco col pubblico è quello ai concerti. Però è un'esperienza interessante: il pubblico ti tocca, sente il bisogno del contatto fisico. E' pieno di gente molto giovane, sui diciassette - diciotto anni, ma c'è anche qualche adulto, che si aggira un po' spaestato. La cosa non mi stupisce: l'instore è un format pensato per il pubblico adolescente, succede lo stesso anche ai firmacopie di artisti più hardcore".

Se c'è un tour che a Niccolò Moriconi sta a cuore è quello che partirà il prossimo 4 maggio all'Estragon di Bologna, e che lo vedrà calcare i palchi dei più importanti club italiani, alcuni dei quali già sold-out: "Mentirei se dicessi di non sentire il salto di qualità", racconta lui, "In passato ho fatto pochi concerti in locali da 200/300 persone: tra non molto suonerò al Fabrique [l'11 maggio, a Milano, già tutto esaurito ndr], dove sono passate e continuano a passare grandi star internazionali. Sento una grande responsabilità: quello che voglio è fare uno spettacolo che invogli la gente a tornare a vedermi".

E per raggiungere l'obbiettivo Ultimo ha già le idee piuttosto chiare: "Non voglio mettere in fila le canzoni e suonarle. Gli show che mi sono sempre piaciuti di più sono quelli dove l'artista protagonista riesce a fare di una serie di brani una canzone sole. Voglio che sia un evento, una festa, qualcosa di irripetibile, al quale sia bello partecipare. Non mi ha mai interessato l'esecuzione perfetta, quella dove non c'è niente fuori posto: per quello c'è Sanremo. Io voglio che ai miei concerti la gente canti e partecipi allo spettacolo, poi pazienza se dovessi dimenticare un verso di una canzone...".

Nonostante la giovanissima età, Ultimo può già contare su un repertorio di una trentina di brani: un bel grattacapo, in fase di compilazione della scaletta. "Già, perché io sono affezionato a tutte le mie canzoni, e l'esclusione di ognuna mi addolora. E' altrettanto vero, però, che sostenere undici date con setlist da trenta canzoni l'una è fisicamente impossibile. Farò una selezione di una ventina di brani, e poi ci aggiungerò qualche cover...". Quali? "Non ci ho ancora pensato, voglio che sia tutto molto spontaneo. Dipenderà da come mi sentirò quando mi siederò al piano, sul palco, sera dopo sera. Comunque lo prometto, le sorprese non mancheranno...".

E' lucido, Ultimo. Sa di aver fatto il grande passo e star esplorando terre incognite, per questo bada bene a tenere i piedi per terra e gli occhi incollati alla bussola: "Dopo Sanremo sto vivendo in un modo un po' caotico. La cosa che mi manca di più è il piano, che non ho toccato da quasi due mesi. Non va bene, l'ispirazione deve essere coltivata, per restare viva. Per questo credo che dopo il tour mi prenderò un po' di tempo per me, per dedicarmi alla scrittura, come ho sempre fatto". Sono arrivate lusinghe dalla discografica major, dopo l'exploit all'Ariston? "Non so, e comunque sto bene dove sto [con l'etichetta indipendente Honiro, ndr]. E' una label che lavoro in modo molto casereccio, e questo mi piace molto. E poi, cosa per me fondamentale, mi lascia totale libertà sulle scelte artistiche: tutto quello che sentite nei dischi l'ho deciso io e solamente io".

Ultimo non si preoccupa del futuro - "Un po' perché sono pessimista e ipocondriaco: se mi chiedi come mi vedo tra un anno o due io ti rispondo 'morto'' - né del clamore mediatico che lo circonda - "C'è chi mi chiama cantautore, chi rapper... Io non me la prendo ma credo che queste definizioni servano solo alla stampa. Di certo non a chi mi ascolta. E poi nemmeno io saprei dire a che genere appartengo...". Dopo una breve rassegna su artisti che stima ai quali chiederebbe una collaborazione - "Sono affascinato da Cesare Cremonini, Fabrizio Moro o Calcutta: non tanto per affinità musicali, quanto per i loro testi. Mi piacerebbe molto sapere cosa li ha portati a scrivere quello che scrivono" - Niccolò Moriconi ci dice qual è l'unico auspico che si fa, per il futuro: "Quello che non voglio è restare attaccato al Festival di Sanremo, e diventare 'il tizio che ha vinto nei giovani'. La Pausini non è la tizia che ha vinto a Sanremo con 'La solitudine'. Mi piace pensare che il Festival abbia dato una grande spinta alla mia carriera, ma io come artista esistevo già prima. E sono rimasto lo stesso...".

Dall'archivio di Rockol - Ultimo a Sanremo 2018 con "Il ballo delle incertezze": la nostra videointervista
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