Calexico strikes again: la band in concerto a Milano, la recensione

Calexico strikes again: la band in concerto a Milano, la recensione

“Buon divertimento!” dico, prima del concerto, ad un paio di persone al loro primo concerto dei Calexico. Se c’è una band in grado di unire spettacolo, emozione, voglia di ballare e grande musica, è quella di Joey Burns e John Convertino. Se li vedi una volta dal vivo, non puoi non amarli, e torni a vederli.

Non mancano mai di passare in Italia, ad ogni tour, qua si sentono a casa: quella di Milano è la seconda di tre date (domani, 16 marzo, sono a Bologna), per presentare dal vivo il disco “The thread that keeps us”, uscito a gennaio. L’Alcatraz di Milano è in versione ridotta, ma lo spazio disponibile è pieno: un seguito fedele, che i Calexico ripagano abbondantemente. 

La serata si apre con il Mexican Institute Of Sound di Camilo Lara, che poi torna sul palco anche nello show principale: un grosso cappello, fisico imponente faccia simpatica, smanetta sulle sue macchine per colorare con effetti sonori una musica già ricca di tinte talvolta forti, talvolta più delicate. I Calexico vanno dal rock di “End of the world with you”, al folk, dalle atmosfere dark di “Black Heart” e “The news about William”, ai momenti di festa; la cumbia, il tex mex, il suono della “Crystal frontier”. Sul palco ci sono 9 persone, e si sente: potenti, precisi e trascinante.

Burns parla, fa qualche accenno politico (“la vita è la vera commedia”, dice citando Trump “ma so che dopo queste elezioni anche voi… se volete venire da noi vi ospitiamo!”), chiacchiera e ride: è un leader tranquillo e sorridente. Non cerca pose da rockstar, ma ha sempre il polso della situazione: controlla la band e assieme a Convertino, il suo uomo di fiducia nelle retrovie del palco, porta per mano il pubblico esattamente dove vuole, alternando le varie anime della band.

Il vero spettacolo dello show sono i bis: una strepitosa versione estesa di “Another space”, quasi una jam session, apre le danze - poi si passa da “Sunken waltz” a “Es-toy”, divertente e trascinante dance-tex dei Mexican Institute of Sound, con uno scatenato Camilo a guidare il pubblico, fino all’apoteosi della cover degli Smiths di “Bigmouth strikes again”  (la band l’aveva cantata in versione acustica a Rockol - la vedete qua sotto) con il ritornello tradotto, che chiama un coro liberatorio del pubblico, al finale con “Thrown to the wild” e "Guero Canelo".

Le facce sono sempre il termometro di un concerto: alla fine tutti sorridenti, contenti e rilassati: “Una band generosa, che ti fa uscire meno stanco di quando sei entrato”, mi aveva detto il collega Giovanni Ansaldo, che li aveva visti la sera prima a Roma: anche a Milano la stessa cosa: questa è musica che ti fa stare meglio.
Ho visto tanti concerti dei Calexico, e ne vedrò tanti altri ancora, e so che capiterà lo stesso a chi ieri li ha visti per la prima volta.

(Gianni Sibilla)


Dead in the Water
Voices in the Field
Under the Wheels
Across the Wire
The Town & Miss Lorraine
Frontera/Trigger
Bridge to Nowhere
Flores y tamales
End of the World With You
Black Heart
News about William
Girl in the Forest
Minas de cobre
Serenata huasteca
Cumbia de donde
Crystal Frontier
Music Box

BIS
Another Space
Sunken Waltz
Es-toy (Mexican Institute of Sound cover)
Bigmouth strikes again Thrown to the wild
Güero canelo

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