In crociera con il rock: la "Cruise to the edge" con Yes, Steve Hackett, Marillion - FOTOGALLERY

In crociera con il rock: la "Cruise to the edge" con Yes, Steve Hackett, Marillion - FOTOGALLERY

Se in Europa la quasi totalità delle crociere sono una pizza, negli Stati Uniti le cose funzionano diversamente. E fu così che mentre in Italia milioni di italiani si accingevano a posizionarsi davanti allo schermo per immergersi nell'edizione numero sessantotto del Festival di Sanremo, dal terminal passeggeri del porto di Tampa, Florida, la Brilliance of the Seas prendeva il largo con la bussola puntata verso il Belize per la quinta Cruise to the Edge, altrimenti nota come CTTE. A bordo, dozzine di musicisti provenienti da ogni angolo dell'universo del rock progressivo, o prog rock che dir si voglia, e 2.000 fans del genere. I nomi? Tra i mostri sacri gli immancabili Yes, poi Steve Hackett, Marillion, Neal Morse, Saga... ma anche band meno note come i Thank you Scientist, Moon Safari e i giapponesi Baraka. 

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Chi non ha mai partecipato alla CTTE sappia che: 1) Ci sono talmente tanti concerti in diversi punti della nave che è praticamente impossibile, a meno che non si disponga di superpoteri tipo il dono dell'ubiquità, seguirne anche solo la metà. 2) Per lo stesso identico motivo, è impossibile scrivere di e/o fotografare tutti gli artisti presenti. Ciò detto, non c'è modo migliore per fare un'enorme scorpacciata di prog, navigando per cinque giorni per mari esotici e interagendo con i propri idoli - spesso seduti al tavolo di fianco mentre fate colazione - e una galassia di fanatici del genere. Che su questa nave hanno le seguenti caratteristiche: età sopra la media, giro vita sopra la media, conoscenza musicale sopra la media e look improbabili su chi spiccano camicie hawaiane che nemmeno Magnum P.I. E a proposito di abbigliamento... a conferma dell'incontestabile qualità del prog tricolore, tra i passeggeri c'è chi sfodera magliette di PFM (in maggio tre date negli USA), Goblin e Banco.

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Ma welcome to Belize City! (lingua ufficiale qui è l'inglese). Solo che i fondali della capitale commerciale del paese - quella amminstrativa è Belmopan - sono talmente bassi che la navi da crociera non possono attraccare. E allora tutti via sui tender, mezz'oretta di navigazione ed eccoci tutti al Fort Street Tourism Village, sorta di villaggio policromo e farlocco per turisti, costruito intorno al porto. Cocktail bar, ristoranti, negozi di souvenir e cinafrusaglie di ogni genere. Naturalmente la maggior parte dei naviganti non si schioda da qui fino all'ora di ripartire. E per loro e per sempre questa sarà l'immagine che avranno del Belize. Che naturalmente è tutt'altra cosa: basta mettere in moto le gambe, uscire da questa finzione e caracollare per le vie della città. Dove probabilmente vi capiterà di incontrare il sorridente mr Ras Naphty, percussionista, sassofonista, artigiano e idealista con l'idea che la musica possa salvare il mondo. Magari fosse vero, in ogni caso lui ci prova con questo bel progetto chiamato Drums not Guns. Casomai passaste di lì, per quaranta di dollari vi vende esotiche cinghie per chitarra realizzate a mano, t.shirt e altri pregevoli souvenir. Ah, sempre a Belize City c'è una cioccolateria maledettamte buona: si chiama Moho e per sei dollari - non sono pochi ma sono ben spesi - vi portate a casa una barra di fondente o una al chili. 

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Ma torniamo sulla nave, dove le giornate trascorrono tra concerti, tuffi in piscina, mangnate al buffet e shopping di t-shirt (tutte quelle dei gruppi presenti), felpe, cd, vinili e persino pelli firmate da Carl Palmer (ELP), anche lui imbarcato, che dopo decenni di carriera pesta ancora sui tamburi che nemmeno un vibrocostipatore. Tra i grandissimi presenti con concerti affollati all'inverosimile, oltre agli Yes e Steve Hackett, i Marillion: chi si attendeva pezzi d'epoca pre Fish è rimasto deluso: "Oggi una signora a bordo piscina mi ha chiesto perché non suoniamo più pezzi precedenti il mio arrivo nella band. Avrei tanto voluto mandarla a fare in culo ma sono un gentiluomo" (cit. da Steve Hogarth durante secondo concerto della CTTE). Keyleigh però non è mancata per chi ama gli "ultimi" Marillion i due set sono stati un bel viaggio. 

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Il premio alla band fuori contesto (per ammissione della stessa) va all'unanimità ai Sons of Apollo, in realtà una superband formata da musicisti in arrivo dalla stratosfera, ma da una galassia più hard: Mike Portnoy, Derek Sherinian, Ron Thal, Blly Sheehan, e Jeff Scott Soto. Ci sono andati giù pesantissimo con pezzi del loro primo e sin qui unico album (Psychotic Symphony), nonostante due terribili lutti sopraggiunti proprio durante la crociera: il fratello di Jeff e il compagno di band (Mr Big) di Billy Sheean, Pat Torpey. R.I.P.

Altro premio - del tutto arbitrario, naturalmente - agli Enchant. Sulle scene da venticinque anni anche se pare ieri, sono stati maledettamente bravi. Durante i due set (scalette per buona parte diverse) hanno pescato dal primo (il leggendario A Blueprint of the World) come dall'ultimo (il discutibile - ma chissene - The Great Divide) intercalando battute e aneddoti con Doug Ott nel ruolo di capo clown.

Ma nel frattempo siamo arrivati in Messico! E precisamente sulla Costa Maya. Qui la Brilliance of the Seas attracca senza bisogno dei tender, e allora via, tutti giù per una mezza giornata sulla terraferma. Difficile descrivere ciò che hanno combinato qui. Se il tourism di Belize City sapeva di fintone,  si colloca in una classifica a sé. Pare Gardaland in salsa messicana, con tanto di finti templi maya, finti wrestlers, finto tutto. Con l'unico scopo di spillare quattrini ai croceristi. Che felici, ancora una volta, per lo più rimangono rintanati qui. Con un taxi o con una sana camminata si arriva però nel vicino villaggio di Mahahual, anch'esso assai turistico ma con una parvenza local e una bella spiaggia dove rosolare al sole in compagnia di una birra ghiacciata. Almeno fino a metà pomeriggio, quando si risale in nave e si riparte verso gli States. 

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Chi non ha mai visto Neal Morse dal vivo, sappia che è imperdibile. Non solo come musicista, il che è piuttosto scontato, ma come narratore e osservatore del mondo e di chi lo abita. Le introduzioni che fa dei suoi pezzi sono poetiche quanto le canzoni, e spesso anche molto divertenti. Acclamatissimo durante la CTTE, si è esibito sia in versione solo (lui, il palco e la sua Babicz acustica), sia con una manciata di star tra cui Mike Portnoy, Eric Gillette (entrambi membri della Neal Morse Band) e il texano Casey Mc Pherson. A proposito: quest'ultimo, vocalist dei Flying Colors, è assolutamente da tenere d'occhio per chi ama la canzone d'autore. 

Tra le band più "giovani" (sono pur sempre in attività dal 2003) hanno calamitato applausi gli svedesi Moon Safari, riconoscibili per i loro intricati passaggi vocali - cantano tutti i membri della band - mentre una menzione speciale va ai britannici Lifesigns, capitanati da John Young, che durante l'ultimo giorno di navigazione hanno regalato una performance da applausi a scena aperta.

E dalla Florida per il momento è tutto, arrivederci al 2019 con la prossima CTTE!

(Andrea Forlani)

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