Nick Cave: 'Non fidatevi delle rockstar'

Nick Cave: 'Non fidatevi delle rockstar'
Credits: Simone Bianchi
Impeccabile come ai bei tempi, forse più trattabile che qualche anno addietro ("Non fatevi ingannare dall'apparenza", ci confessa però l'australiano, "non siamo molto più saggi di vent'anni fa") ma non per questo meno carismatico, Nick Cave ha incontrato oggi una sparuta rappresentanza di giornalisti in un hotel di Milano, a poche ore dalla sua esibizione all'ombra della Madonnina. L'argomento, manco a dirlo, è il suo recente "doppio" "Abattoir blues / The lyre of Orpheus", che tra non molto verrà proposto dal vivo al pubblico italiano. "Io prolifico?", si schernisce Cave: "Non credo. Forse sono più attivo di altri, perché seguo una ferrea disciplina sul lavoro. Io ho un ufficio, dove mi reco tutte le mattine tra le otto e le nove, fatto da una stanza con dentro un pianoforte e una macchina da scrivere: è il mio mondo, dove creo le mie canzoni e scrivo i miei testi". Un mondo inaccessibile, una "tana" creativa inimmaginabile ai "normali"? "Assolutamente no", scherza l'ex leader dei Birthday Party, "Chi ci è stato lo descrive come uno studio di uno psichiatra di mezza tacca della Florida. Ma è un mondo che ha delle sue regole. Ci entra pochissima musica rock contemporanea, ad esempio. E l'attualità e la politica ne rimangono fuori". Una scelta curiosa, in un momento che vede non poche rockstar schierarsi apertamente. "Non fraintendetemi", precisa Cave, "Mi informo su ciò che succede nel mondo, ma voglio che certi temi rimangano fuori dalla mia musica, almeno esplicitamente. Trovo volgare il fatto che molti artisti pretendano di raccontare alla gente ciò che succede là fuori. Ma sapete come vivono le rockstar? In un mondo fatto di lussi, lontano anni luce da quella che è la vita reale. I musicisti rock? Gente troppo pigra pagata troppo per quello che fa". Un'etica ferrea, che "King ink" ha appreso dai suoi genitori: "Mio padre mi diceva sempre: 'Ti nobiliterà molto di più lavorare che andare in vacanza alle Bahamas. Lavora, lavora sempre'. Aveva ragione: la mia musica ne ha giovato". Ma chi conosce Cave sa che la musica è solo una delle tante attività alla quali l'eclettico artista si dedica. "Le sette note rimarranno sempre la mia occupazione principale", chiarisce subito Nick: "Tuttavia, non molto tempo fa ho scritto un copione per un lungometraggio diretto da John Hillcoat (regista e vecchia conoscenza dell'australiano, che curò per lui il celebre "Live at the Paradiso" nel 1992) e alle riprese del quale ha partecipato anche Guy Pierce. Presto lavorerò anche alla colonna sonora".

Tornando alla sua recente fatica discografica, Cave sembra molto contento e rilassato: "Sì, è stata accolta bene dalla stampa, specie da quella inglese. Anche se non sono solito leggere ciò che scrivono su di me. Anzi, a dire il vero non riguardo neanche le mie esibizioni live: non mi piace rivedermi, sono abbastanza superstizioso...". In che senso? "Quando salgo sul palco mi sento un semidio: riguardandomi, potrei scoprire di non essere affatto così grande. Anzi, potrei scoprirmi piuttosto scarso. Preferisco evitare...". Il re (inchiostro) è nudo...
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