Beatles sui "grandi" quotidiani: riso amaro. Le esclusive, i trucchetti, l'incompetenza

Beatles sui "grandi" quotidiani: riso amaro. Le esclusive, i trucchetti, l'incompetenza

Fra noi che seguiamo la materia Beatles si è riso parecchio, in questi giorni, benché amaro, grazie a La Stampa e a Repubblica.
Ma prima di raccontarvi bisogna che vi spieghi un pochino la situazione. Per ragioni che sono comprensibili solo se motivate da considerazioni quantitative e non qualitative, chi si occupa di promuovere i dischi privilegia le testate ritenute prestigiose rispetto a quelle che si occupano di musica con competenza, e ripartisce favori e anteprime con un sistema distributivo che si può sintetizzare nella formula "oggi faccio un favore a te, domani lo faccio a un altro".
Che sarebbe anche accettabile, sebbene a malincuore da parte nostra, che di favori non ne riceviamo mai, se, almeno, chi riceve il favore ne facesse buon uso. E invece…


Prendete "La Stampa". In occasione dell'uscita della versione ampliata di "Flowers in the dirt", della quale noi abbiamo scritto impiegando la penna preparatissima di Luca Perasi, la Universal ha deciso di inviare a "La Stampa" un'intervista preconfezionata, e promozionale, nella quale McCartney racconta un po' di cose sul disco (la potete leggere qui).
Già nella versione online, chi ne sa di cose beatlesiane ha notato che lo Steffan Hughes che firma l'intervista non è un giornalista, ma è il Direttore dello Strategic Marketing della Universal di Londra, cioè colui che ha confezionato l'intervista. Che sarebbe un po' come se Rockol pubblicasse un'intervista a Ligabue firmata dal suo ufficio stampa Riccardo Vitanza.
Ma peggio è successo sulla versione di carta del quotidiano torinese, dove un'anticipazione dell'intervista viene introdotta da un sommario che recita:

"Flowers in the dirt", l'album del 1989, esce in versione arricchita e rimasterizzata, curata dallo stesso McCartney. Che ha accettato di rispondere per noi ad alcune domande".

"Ha accettato di rispondere per noi"? Per noi chi? Pubblicano un'intervista da presskit e la spacciano per fatta da loro? Ma ci facciano il piacere…

 

E veniamo a un'altra testata del "polo" Repubblica/La Stampa/Il Secolo XIX (un colosso dell'editoria italiana che, con i mezzi di cui dispone, potrebbe permettersi di trattare meglio i propri lettori).

Giorni fa, il 10 aprile, Apple Corps e Universal Music hanno organizzato a Londra un preascolto di alcune parti del box di "Sgt Pepper's" dell'uscita e dei contenuti del quale Rockol ha ampiamente riferito. Era presente Giles Martin, figlio di George e co-curatore del progetto, che ha anche risposto alle domande del centinaio di giornalisti invitati a partecipare.
Prima che lo pensiate voi, ve lo dico io: sì, l'uva è acerba, e parlo (anche) per invidia, perché io non sono stato invitato (e, scusate se me lo dico da solo, Riccardo Bertoncelli ed io, che dieci anni fa abbiamo pubblicato un intero libro su "Sgt Pepper's", forse avremmo anche avuto i titoli per essere invitati).
Ma insomma, leggendo numerosi resoconti apparsi sulla stampa internazionale (il migliore dei quali secondo me è questo) ci siamo fatti un'idea di quello che ci siamo persi.
Dei giornaloni italiani, l'unico presente era "Repubblica", rappresentato per l'occasione da Deborah Ameri. Deborah Ameri è una freelance italiana di stanza a Londra, al cui attivo ci sono collaborazioni con "Oggi", "XL" e, appunto, "Repubblica", e un paio di imperdibili libri sulla regina Elisabetta II ("Sono la prima regina capace di guidare") e sulla principessa "che ha fatto innamorare un principe, una regina e un popolo" ("Kate").


Deborah Ameri, "Debby" come si firma sul suo sito, quand'è uscito "Sgt Pepper's" dei Beatles non era ancora nata. Quindi, diciamo che non è del tutto colpa sua se di "Sgt Pepper's" ne sa poco o nulla. Diciamo anche che magari poteva prepararsi sull'argomento, ma si sa come vanno questa cose - "Debby, stasera devi andare a Abbey Road…" "Ma veramente io stasera avevo la ceretta dall'estetista!" "Niente storie, vai a Abbey Road e mandaci domani cento righe" - e forse non ha avuto nemmeno il tempo di ascoltare una volta il disco originale. Diciamo anche che chi ce l'ha mandata magari poteva anche immaginarselo, che Debby non è una competente in materia di Beatles, e magari poteva anche, una volta ricevuto il suo pezzo, farlo leggere a qualcuno in redazione (che so, magari a due che a Repubblica lavorano e che sui Beatles hanno anche scritto un libro - ma forse su questo è meglio non approfondire).


Sta di fatto che la seconda frase dell'articolo di Deborah Ameri pubblicato da Repubblica è questa:

Sembra adesso, sono cinquant'anni fa. Era la cosiddetta Summer of Love e il primo giugno 1967 i Beatles incidevano l'album che avrebbe non solo definito la loro carriera ma anche l'intera storia del rock.

Ah, sì? il primo giugno del 1967 i Beatles incidevano l'album? Velocissimi, no? L'hanno inciso il primo giugno e l'hanno pubblicato lo stesso giorno - altro che instant record…
Ma non voglio privarvi del piacere di leggere l'articolo intero, potete farlo qui.
Però almeno quest'altra perla voglio segnalarvela:

In un altro (take) provano diverse versioni del finale del disco. Quella poi scelta, un assolo di piano, stava per essere sostituita dalle loro voci che cantano "ohmmmmmmm" all'unisono.

dove apprendiamo che il finale di "Sgt Pepper's" è "un assolo di piano". Un assolo di piano! Ma Debby, almeno tornata a casa il disco potevi ascoltartelo su Spotify… Magari ti saresti accorta non dico che non si tratta di un assolo di piano, ma di un accordo di pianoforte. E non un accordo buttato lì, come avresti potuto scoprire leggendo la voce di Wikipedia su "Sgt Pepper's" (anche Wikipedia italiana, eh):

Alla fine del secondo crescendo occorreva un punto fermo e forte che lo chiudesse. Così il 22 febbraio, utilizzando tre pianoforti con il pedale destro di risonanza abbassato, John, Paul, Ringo e Mal Evans eseguirono con forza simultaneamente un accordo di Mi maggiore che, con l'aiuto dei cursori della consolle innalzati progressivamente man mano che il suono si attenuava, fu catturato su nastro fino all'ultimo impercettibile dettaglio sonoro, creando un effetto che qualche critico non ha esitato a considerare apocalittico. L'impressione fu così intensa che George Martin volle incidere e aggiungere anche il proprio armonium.

Certo, se ti fossi informata meglio avresti scoperto che quello che tu chiami "un assolo di piano", benedetta ragazza, non "stava per essere sostituito dalle loro voci", ma le cose sono andate precisamente al contrario:

Quando i musicisti dell’orchestra se ne furono andati, i Beatles provarono a registrare un finale, che inizialmente volevano fosse un accordo vocale a bocca chiusa. Servirono undici tentativi per ottenere il risultato voluto, che dodici giorni dopo fu messo da parte e sostituito dal celebre accordo di pianoforte. Lennon, McCartney, Starr e Mal Evans, usando contemporaneamente tre pianoforti, cercarono di suonare simultaneamente un accordo di Mi maggiore. Ci provarono nove volte prima di riuscirci. Al risultato, moltiplicato per quattro, vennero sovraincisi altro pianoforte e armonium, suonati da George Martin. Geoff Emerick, incaricato di tenere il suono piu` a lungo possibile (lo porto` a 53 secondi di durata, poi editati a 45), ci riusci` alzando al massimo il comando del volume del registratore, tanto che vi entrarono dei rumori d’ambiente (il condizionatore d’aria, rumore di passi, una sedia che cigo- la – o le scarpe di Ringo? – e qualcuno che dice “shhhhh!”).

Ora: capisco tutto, capisco che un quotidiano non è una rivista specializzata, che si scrive sempre di fretta e che bisogna in qualche modo semplificare in maniera da essere leggibili anche da un pubblico non particolarmente competente; ma fra semplificare e scrivere stronzate (scusa, Debby, te lo dico in inglese: "bullshit") ne corre. E scrivere bullshit su "Sgt Pepper's" è qualcosa che noi appassionati di Beatles non possiamo perdonare - né a te né al tuo giornale.

Franco Zanetti

Dall'archivio di Rockol - Giles Martin racconta "Sgt. Peppers Lonely Heart Club Band"
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