Da riscoprire: la storia di “Genealogia” dei Perigeo

Da riscoprire: la storia di “Genealogia” dei Perigeo

 

“Anche Mandrake entra nel Perigeo”, titola L’Espresso nel 1974. La band sta lavorando con il percussionista brasiliano naturalizzato italiano Ivanir do Nascimento detto Mandrake e il settimanale ne dà notizia in un breve articolo sul terzo album della formazione. Si intitola “Genealogia”, la rivista lo definisce “molto gradevole”, finirà per essere uno dei punti di riferimento del jazz-prog italiano. Elucubrazioni, stranezze e intellettualismi sono lasciati da parte: pur essendo un album interamente strumentale, e quindi non facilmente commerciabile, “Genealogia” è fino a quel momento il disco più scorrevole e “facile” dei Perigeo. È anche un album di luoghi e ricordi, quasi un collezione di memorie di posti cari ai membri formazione, da “Torre del lago” a “Via Beato Angelico” passando per i “Monti pallidi”, i “Grandi spazi” e la “Old Vienna”. Quasi una mappa sentimentale.

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Esploratori della terra di nessuno al confine fra jazz-rock e progressive, i Perigeo cambiano continuamente pelle. Ispirati da Miles Davis e dai Weather Report, ai quali vengono spesso accostati, hanno la contaminazione nel dna, forse per via della line-up variegata: il leader, contrabbassista e bassista elettrico Giovanni Tommaso è affiancato da jazzisti come il pianista Franco D’Andrea e il sassofonista Claudio Fasoli, dal chitarrista rock Tony Sidney, dal batterista versatile Bruno Biriaco

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