Ermal Meta, parla il giudice di 'Amici': "Quello che conta, nei talent, è il contenuto" - VIDEOINTERVISTA

Ermal Meta, parla il giudice di 'Amici': "Quello che conta, nei talent, è il contenuto" - VIDEOINTERVISTA

Una gavetta lunghissima, la militanza in gruppi come gli Ameba 4 e La Fame di Camilla, l'esperienza come autore di successo per alcuni "top-seller" (così come li chiama lui) della musica pop italiana, dunque l'avvio di una carriera solista che lo scorso febbraio lo ha visto pure conquistare il podio tra i "big" del Festival di Sanremo 2017 con "Vietato morire". Ora, per il cantautore di origini albanesi, arriva una nuova importante esperienza: la partecipazione come giudice al serale della sedicesima edizione di "Amici", il talent condotto da Maria De Filippi. Abbiamo incontrato Ermal Meta nei camerini degli studi di "Amici" poco prima della registrazione della seconda puntata del programma (che andrà in onda sabato 1° aprile) ed ecco cosa ci ha detto.

Che effetto ti fa indossare i panni di giudice per un talent come "Amici"?
Non ho ancora realizzato il ruolo di 'giudice' nel senso stretto della parola. Diciamo che sono uno dei quattro (gli altri tre sono Ambra Angiolini, Eleonora Abbagnato e Daniele Liotti, ndr) che sta seduto sulla poltrona e dice la propria opinione sulle esibizioni che guarda.

Il podio al Festival di Sanremo, un album che ha raggiunto il primo posto in classifica, un tour che ti terrà impegnato fino alla fine di agosto e ora la partecipazione ad "Amici": come te la stai vivendo?
È un periodo molto bello, direi. A Sanremo è andata bene, il seguito è stato altrettanto importante. Il Festival può essere anche un fuoco di paglia: dopo può anche non succedere nulla. È un trampolino di lancio, ma l'importante è che la piscina sotto sia piena, perché se è vuota l'impatto diventa un problema. Per me, è stata una fase di passaggio tra quello che avevo fatto durante lo scorso anno e i progetti che avevo in mente per quest'anno.

Quando ti è arrivata la proposta di far parte del cast del serale di "Amici"?
È stata Maria De Filippi a cercarmi. Dopo la partecipazione al Festival di Sanremo sono stato ospite di un pomeridiano, ho cantato 'Vietato morire': nei giorni successivi ci siamo sentiti e Maria mi ha chiesto di riflettere sull'eventuale possibilità di far parte del cast.

Nella prima puntata del serale ti abbiamo visto molto rigoroso, quasi intransigente: che tipo di giudice sei?
Cerco di essere il più costruttivo possibile, perché credo che quello che ho fatto in tutti questi anni, la cosiddetta gavetta, possa essere utile a qualcuno e quindi la metto a frutto.

Come ti sembra la scuola di "Amici", vista da dentro?
"Amici" è una trasmissione televisiva come tante altre. E ce ne sono di trasmissioni televisive in cui si costruiscono tante cose, dietro. Almeno, qui tu vedi qualcuno che canta e dici 'questo canta bene' oppure 'questo canta male', 'questo mi piace' o 'questo non mi piace'. Sono contento anche del clima che c'è: i direttori artistici sono molto bravi. Poi, lo ammetto, io sono fan sia di Morgan che di Elisa: c'è stato un momento in cui mi sono sentito in difficoltà, perché nelle mie orecchie ho ancora (e costantemente) molte delle loro canzoni. Devo cercare di scindere un ruolo dall'altro.

Oggi i talent show sono una realtà, eppure c'è chi è ancora molto scettico nei confronti di questi programmi: tu cosa ne pensi?
I talent sono dei contenitori: quello che conta è il contenuto. A volte il contenuto è buono, altre volte è meno buono. Altre volte ancora si prende un abbaglio. Fondamentalmente, secondo me, si tratta di una scuola per un certo periodo della vita. Facendo un percorso del genere, impari a valutare in un altro modo alcune cose. Penso che per ragazzi di vent'anni confrontarsi con personalità di un certo tipo possa soltanto che essere di stimolo. Tutto dipende da come tu lo vivi, il talent.

Ha ancora senso prendersela con i talent, secondo te?
Uno può anche non essere d'accordo con quello che è il talent e con i cantanti che escono dai talent, ma è inutile essere così faziosi, così schierati. È inutile sia erigere monumenti da una parte, sia distruggerli completamente dall'altra: è lo yin e lo yang, per cui ogni male ha dentro un bene e ogni bene ha dentro un male. Prendersela con i talent, secondo me, non serve molto: il cielo è molto grande, c'è spazio per tutti lì sotto. E nessuno ti costringe a guardare la televisione, a comparare i loro dischi o ad ascoltare le canzoni dei ragazzi usciti dal talent in radio. È inutile giudicare la musica come se si trattasse di una guerra e le guerre come se si trattassero di musica: non esistono troppe bandiere da sventolare.

Alcuni dei cantanti lanciati dai talent sono riusciti ad imporsi sul mercato, altri non ce l'hanno fatta: c'è davvero vita, una volta spenti i riflettori dello studio televisivo?
Alcuni dei cantanti e dei musicisti che escono da questi programmi sono bravi, altri meno. Alcuni ce la fanno: Marco Mengoni e Emma Marrone sono dei "top-seller". Altri sono bravi all'inizio e poi si perdono, ma anche la vita è così: c'è chi a scuola è bravissimo, poi va all'università, è una pippa mostruosa e finisce con il fare tutt'altro rispetto agli obiettivi che aveva. Ad un certo punto nasce come l'esigenza di emanciparsi dal talent, vedendo il talent come la "cattiva madre" di Leopardi: finché ci sei vicino va bene, se te ne allontani va ancora meglio, perché vuol dire che hai rescisso il cordone ombelicale. Nel momento in cui la trasmissione finisce ne sei già fuori, sei libero di fare quello che vuoi: e allora vai in giro, suona, fai ascoltare la tua musica. Senza chiedere il permesso a nessuno, perché nessuno può indicarti la strada, la bussola ce l'hai dentro.

Tu che tipo eri, a vent'anni?
Io ero uno di quello che non scriveva mai niente sui propri obiettivi: vivevo sapendo che tutto quello che avrei fatto avrebbe avuto a che fare con la musica. Negli ultimi sedici anni l'asfalto è diventato il mio migliore amico, perché sono stato più tempo sulla strada, in un furgone, che in qualsiasi altro posto.

Se tu oggi avessi vent'anni, parteciperesti ad un talent?
Non so se parteciperei ad un talent, se oggi avessi vent'anni. Secondo me non è importante quello che fai: la cosa importante è il come lo fai. Se tu lo fai a modo tuo, di te resta qualcosa, ma resta qualcosa anche a te stesso, nella percezione che tu hai di te. L'unica bandiera è quella della verità: se tu fai una cosa 'x', qualunque cosa essa sia, con la tua verità, sapendo che tu non tradisci te stesso, allora va bene. Perché se fai qualcosa in cui qualcun altro non ci si riconosce, non gli stai facendo un torto.

C'è qualcuno, tra i cantanti in gara quest'anno ad "Amici", che secondo te ha un grosso potenziale?
Ho un paio di preferenze, ma mi riservo il diritto di approfondire, perché la musica è una maratona, non è uno sprint: devi conservare fiato per arrivare in fondo bene.

Scheda artista Tour&Concerti Testi

© 2019 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini fotografiche rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, quindi, libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.