Gianni Maroccolo, la vita da “cane randagio”, il basso Attilio e l’album dal vivo ‘Nulla è andato perso’ – INTERVISTA

Gianni Maroccolo, la vita da “cane randagio”, il basso Attilio e l’album dal vivo ‘Nulla è andato perso’ – INTERVISTA

Ama definirsi un cane randagio: “Vago alla ricerca del branco. Quando trovo quello che mi piace e che mi accetta, mi ci aggrego per un po’. Ma come un cane randagio, prima o poi vado via, alla ricerca di altro”. Quella di Gianni Maroccolo è una storia di branchi a cui aggregarsi, di incontri fortunati: Litfiba, CCCP, CSI, PGR, Marlene Kuntz, Deproducers. Lo testimonia il nuovo, triplo vinile dal vivo “Nulla è andato perso”, il racconto del tour del 2016 con cui Maroccolo ha portato in giro le canzoni dell’album con Claudio Rocchi “Vdb23” e ha festeggiato il trentennale della propria carriera, accompagnato da Andrea Chimenti, Antonio Aiazzi, Beppe Brotto, Simone Filippi, più ospiti come Ghigo Renzulli e Ginevra Di Marco. “Ho passato un mese ad ascoltare le registrazioni dei concerti e selezionare i pezzi più emozionanti. Ho scelto i momenti significativi, non le esecuzioni perfette. È una fotografia, una specie di bootleg ufficiale”.

Nel disco, che uscirà il 4 marzo, i pezzi tratti dai progetti di Maroccolo e alcune cover – “incontri mancati”, li chiama lui – sono ricondotti a un’idea di musica come sonorizzazione. “È proprio così. Comporre colonne sonore per il teatro e il cinema ha cambiato l’angolazione con cui faccio musica. È una cosa che è emersa in modo evidente collaborando con Ferretti. Sono un sonorizzatore di parole”. Assieme all’album sarà disponibile, solo presso la sede e il mail order di Contempo Records, un singolo in vinile a tiratura limitata (300 copie) con gli inediti “Eri altro da me” e “Suonano bene” incisi per l’album con Claudio Rocchi. La seconda si chiude con una parte parlata in cui Maroccolo descrive “Vdb23” come un progetto per chi crede nella trasformazione. “Il tempo passato assieme e al telefono non bastava mai, di notte io e Claudio ci scambiavamo lunghe lettere. Quello che recito, diciamo così, nella canzone è proprio un frammento di una lettera in cui lui mi spiegava quel che stavamo facendo, le motivazioni che a me ancora non erano chiare. Sotto c’è l musica di ‘Dream baby dream’ dei Suicide che ho abbozzato alla buona dopo la morte di Alan Vega”.

L’album sarà lanciato da una due giorni a Firenze, il 4-5 marzo, in cui saranno coinvolti i raisers che hanno contribuito alla campagna per la vendita del basso “storico” di Maroccolo, un Fender Precision Elite II Special soprannominato Attilio. Avrebbe voluto metterlo all’asta, è stato convinto a lanciare un crowdfunding su Musicraiser per “salvarlo”. La campagna si è chiusa positivamente: 557 raiser per 17.160 euro raccolti. Si aspettava una tale reazione? “Sinceramente no, ma si è creata una piccola meravigliosa comunità ed è gratificante che la gente percepisca l’onestà intellettuale nel fare musica e la ritenga importante. La scelta di fare le cose in modo indipendente prevede anche il fatto che tu debba avere risorse economiche per realizzarle, è per questo che avevo pensato di mettere all’asta il basso. Stava comunque per andare in pensione, per poterlo suonare ancora avrei dovuto ritoccarlo e gli interventi ne avrebbero snaturato il suono. So che mi dispiacerà quando suonerò l’ultima nota e lo metteremo in una teca, ma non sono uno che si affeziona ai propri strumenti. Li tratto come armi da guerra. Quel basso, poi, ha sempre viaggiato nella custodia che comprai nel 1984, tenuta assieme con del nastro”.

A 56 anni, Gianni Maroccolo è contento di avere chiuso con la catena di montaggio discografica. Preferisce fare meno cose e curarle nel dettaglio, in modo artigianale. “Non ce la farei a rivivere la trafila di contratti, trattative, tour nei soliti locali, uffici stampa, interviste idiote… non questa, eh?”. Si dice sereno, tranquillo, “senza alcun desiderio forte da perseguire”. Una sfida però c’è: accettare definitivamente il ruolo di frontman, di musicista solista, continuando il cammino intrapreso nell’ultimo tour. “Trovo faticoso mettermi al centro del palco, è una questione di pudore. Ma a quasi 60 anni non ho tempo, energia o stimoli per una band. E poi nella vita bisogna saper cambiare. Quel tour dovevo farlo, è stato un avvicinamento all’idea di essere un musicista e non solo il membro di un gruppo. Ora si riparte da zero”.

Non proprio da zero. Il 21 marzo uscirà “Botanica” dei Deproducers, il gruppo di musica per conferenze scientifiche di Maroccolo con Max Casacci, Riccardo Sinigallia, Vittorio Cosma. “E poi continuerò a sperimentare in solitudine. In fondo sono stato arruolato inconsapevolmente nel rock’n’roll quand’ero molto giovane e mi interessavo di musica elettronica. Il prossimo passo sarà un disco strumentale con le mie macchine e le mie quattro corde. Per una volta, non sarò un sonorizzatore di parole. Sarà una sfida”.

(Claudio Todesco)

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